A cosa serve davvero la pena di morte

31/07/2012 - Il dibattito si offre a diverse considerazioni, alcune delle quali inquietanti. E' del tutto inefficace come deterrente, è invece abbastanza efficace per soddisfare i bassi istinti di buona parte delle opinioni pubbliche. Diventa occasione per regolare i conti tra paesi ostili. Perché le condanne capitali sbagliate, atroci e immorali sono sempre quelle degli altri

A cosa serve davvero la pena di morte

Si tratta in teoria di una questione abbastanza netta, che però sfuma quasi sempre quando s’arriva al caso concreto.

NON C’È RAGIONE PER LA PENA DI MORTE - Ci sono pochi punti fermi sulla questione della pena di morte, ma abbastanza da sostenere le posizioni abolizioniste con più argomenti razionali di quanti non ne possano esibire i forcaioli. Il primo è sicuramente quello per il quale la pena di morte non è un deterrente contro il crimine. “Vedrai che poi non lo fa più” è un ragionamento formalmente corretto quanto ingannevole, eliminare i criminali non serve ad eliminare il crimine.

MODERNITA’ VS MEDIOEVO - Non per niente si tratta di un’evidenza forse contro-intuitiva che il genere umano ci ha messo secoli a pesare e stimare, ma ormai sono disponibili abbastanza dati per poter affermare tranquillamente che la pena di morte non serve più del carcere o altre sanzioni a scoraggiare le persone dal commettere crimini, semmai chi commette crimini sanzionati con la pena capitale sa di non avere nulla da perdere e quindi nessuna remora a compiere ulteriori delitti.

LA SUA UTILITA’ RESIDUA - Se è del tutto inefficace come deterrente, è invece abbastanza efficace per soddisfare i bassi istinti di buona parte delle opinioni pubbliche, che anche in paesi abolizionisti come il nostro spesso invoca la messa a morte dei criminali con impeto maggioritario. Adorata dai regimi autoritari, si fa apprezzare anche nei democratici Stati Uniti, dove la mentalità della legge del taglione per molti è adesione alla parola di Dio, esattamente come lo è in molti paesi islamici.

 

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L’INDUSTRIA DELLA MORTE - L’idea di eliminare i criminali e gli sbagliati ha sempre avuto molto successo ovunque, eugenetica e pena di morte in fondo si assomigliano e trovano il loro nutrimento nell’idea che una società possa evolvere e migliorare semplicemente eliminando gli inadatti, i dissidenti e i criminali, idea che durante il ’900, secolo efficientista per definizione, ha avuto egregi interpreti a destra come a sinistra che ne hanno elevato la pratica a dimensioni industriali. Oggi che si è compreso la sua fondamentale inutilità pratica e che serve solo a drogare di false sicurezze le classi dominanti e un ristretto numero fanatici, sono rimasti pochi i paesi che ancora vi fanno affidamento, e sono quelli nei quali la cultura della pena di morte ha tardato di più ad essere messa in discussione a causa dell’enorme distanza culturale di quei paesi dalle tesi abolizioniste.

I DUBBI SUI SINGOLI CASI - Resta il fatto che le divisioni ideologiche non sono così nette e salde, nell’uno e nell’altro campo covano incertezze, spesso risolte da considerazioni che hanno ben poco a che fare con la convinzione di sponsorizzare la soluzione migliore per la collettività. Succede nel caso di tutti quei politici che appoggiano la pena capitale per raccogliere i voti di quanti ancora sono culturalmente immaturi per accettare la complessa realtà di questioni che non si possono risolvere tanto drasticamente e, tutto sommato, facilmente. Hanno dei dubbi i sostenitori della pena di morte quando si arriva a casi discutibili come le condanne di minori o di minorati, per non dire quando si scoprono gli errori giudiziari e ormai i condannati riposano al cimitero, ma per lo più li risolvono considerando i casi del genere come imperfezioni sopportabili, anche se poi sollevano le condanne di numerose istituzioni internazionali e non giovano all’immagine del paese. Un paradosso ancora maggiore se si considera che le esecuzioni negli Stati Uniti sono appena una quarantina all’anno, il che vuol dire che si uccide un capro espiatorio per stato all’anno. Perché una pratica del genere non può avere altra funzione che il sacrificare la vita di una persona, presa più o meno a caso, sull’altare dell’ideologia, quasi un sacrificio umano offerto periodicamente dai governatori alle aspettative dell’elettorato di riferimento.

QUELLI DEI BUONI SENTIMENTI - Ancora più incerti sono molti nel fronte abolizionista, che spesso e volentieri si ritrovano a invocare la morte di questo o di quello. Una citazione a parte meritano le persone tanto di buon cuore ed empaticamente vicine agli animali che quando si arriva a storie di persone che maltrattano gli animali insorgono chiedendo per loro le atroci torture e poi anche la morte, che da sola non sembra bastare per chi sevizia un animalino. Fenomeno che esplode nel caso di reati contro i bambini, che innescano un clima da linciaggio al quale neppure buona parte degli abolizionisti si sottrae.

NIENTE DI STRANO - Questo genere di apparenti idiosincrasie sono invece coerenti con la grande ignoranza delle questioni e delle riflessioni sulla pena che sono maturate dalla rivoluzione francese in poi e che, pur avendo visto un’evoluzione ideale da Beccaria ai giorni nostri, non sono mai state trasmesse con troppa convinzione e impegno alle cittadinanze che da tempo si formano attraverso il consumo di prodotti mediatici nei quali l’uccisione del cattivo è inevitabile quanto rituale. Non per niente negli Stati Uniti dopo la strage al cinema di Denver nessuno si è alzato a chiedere che “il mostro” non sia condannato a morte, un bianco armatissimo che commette una strage d’innocenti non è tatticamente un soggetto da cavalcare e difendere dalla pena capitale, anche se essendo una questione di principio bisognerebbe battersi per evitare anche la sua condanna. Come ovunque bisognerebbe per difendere dalla pena capitale anche gli autori di altri delitti odiosi. Un deficit culturale che in Norvegia ad esempio non esiste e quindi non ha richiesto simili prezzi da pagare in occasione della strage di Utoya, avendo i norvegesi hanno abolito anche l’ergastolo per le stesse considerazioni per le quali hanno abolito la pena di morte ed essendo queste considerazioni ben presenti e condivise tra la popolazione.

L’USO STRUMENTALE DELLA QUESTIONE - La natura squisitamente culturale del tema appare ancora più evidente quando si osservi l’uso che ne fanno i diversi paesi in politica estera. Uno dei paesi più critici con la Cina, fino all’anno scorso leader nelle esecuzioni capitali, sono proprio gli Stati Uniti, che ne rinfacciano il gran numero dall’alto di un pulpito ai piedi del quale ci sono le vittime delle esecuzioni statunitensi. Una strumentalizzazione che è terminata quando una corte Cinese ha decretato una moratoria di due anni delle esecuzioni. Una decisione che, combinata con la norma che nel codice cinese prevede che la pena capitale non eseguita entro due anni dalla condanna, si tramuta in ergastolo, ha di fatto graziato quasi tutti i condannati in attesa d’esecuzione e anche molti dei futuri condannati, sempre che la moratoria non sia rinnovata. Una decisione accolta da un marmoreo silenzio in Occidente, poco interessato ai progressi dei cinesi nel campo dei diritti umani, molto più interessanti  sono le loro infrazioni.

STRUMENTALIZZANO TUTTI - La pena di morte, diventa occasione per regolare i conti tra paesi ostili, si contano i morti degli altri e si sceglie questo o quel caso da strumentalizzare e da usare come un martello contro il nemico. È accaduto con il famoso caso dell’iraniana Sakineh, scelta tra decine di condannati a morte per una lunga campagna contro il crudele governo iraniano. Non accade per altre condanne a morte, spesso ignobili come quelle che nella vicina Arabia Saudita sono comminate ai colpevoli di “stregoneria“, un delitto che nel resto del mondo non esiste non scandalizzano l’Occidente come quella di Sakineh, ma non scandalizza neppure i dirimpettai iraniani, che invece in questi giorni s’indignano e protestano per la condanna a morte di numerosi sauditi sciiti, colpevoli solo di aver protestato contro il governo, attività che pure in Iran è vista malissimo dalle autorità. Streghe e stregoni possono morire anche se innocenti, ma gli sciiti no, almeno per gli iraniani, che per parte loro mandano a morte gli oppositori suscitando scandalo e in altri raccolgono addirittura il plauso sotterraneo delle opinioni pubbliche occidentali.

CASI DI SCUOLA - Casi come quelli degli spacciatori, messi a morte in diversi altri paesi, d’abitudine impiccati o il recente caso dei banchieri responsabili di un grande scandalo finanziario condannati a morte, sembrano fatti apposta per eccitare i sostenitori della pena di morte, che però in Occidente sono anche i principali bersagli della propaganda guerrafondaia che da anni viene propinata alle opinioni pubbliche, una campagna che si può dire che duri almeno dalla presa del potere da parte di Khomeini. L’ipotesi che nel Midwest qualcuno possa apprezzare le decisioni del regime iraniano deve far correre un brivido lungo la schiena di quanti lavorano da anni per dare all’Iran l’aspetto di un paese pericolosissimo e popolato da persone che fanno riferimento a un sistema di valori agli antipodi del nostro. Ancora di più se poi il consenso si coagula attorno all’idea d’impiccare dei banchieri, che in Occidente godono di particolari protezioni e salvacondotti che di solito permettono loro di evadere con facilità condanne altrimenti severe, anche dopo aver commesso reati gravissimi, eticamente odiosi e recato danni a platee enorme di persone.

TUTTI BARBARI UGUALI - Chi, in qualsiasi occasione, sostiene la pena di morte (o ancora peggio la tortura), oggi lo può fare solo perché accecato dall’ideologia, dall’ignoranza o perché è abbastanza ipocrita da assecondare i fan della pena capitale per trarne vantaggi personali. Ipocrisia ancora più evidente quando gli alfieri della pena di morte si esibiscono in accuse verso altri alfieri della pena di morte, perché le condanne capitali sbagliate, atroci e immorali sono sempre quelle degli altri. Non c’è  invece differenza nella barbarie di chi manca di rispetto per la vita degli altri, qualunque motivo lo spinga a considerare che sia giusto privare della vita un essere umano.

 

 

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93 Commenti

  1. per il sig. Mazza scrive:

    perche claudio giusti si e’ cosi’ incazzato?

    • Mazzetta scrive:

      lo chieda a lui,
      io posso solo sopettare che si sia sentito ferito dal passaggio nel quale ho scritto che per “i mostri” non si mobilita nessuno, almeno da come è saltato su a raccontare quanto fa o ha fatto lui in proposito, mah…

  2. il moralizzatore scrive:

    Ricade nell’ambito delle “pet theories”: si adotta una teoria, un concetto come se fosse un cucciolo e lo si nutre, lo si cresce amorevolmente, difendendolo dall’ostilità e dall’indifferenza esterna, non rendendosi conto che invece è essa a impadronirsi dell’adottante, né del ridicolo e dell’ironia di cui si diviene oggetto.

  3. mimì scrive:

    Buon articolo.

  4. K scrive:

    Condivido al 100% il giudizio sulla pena di morte. E’ una delle (tante) barbarie che ancora infestano il mondo, ivi incluso il mondo occidentale, dove, nel quadro generale di arretramento e regressione sia culturale che in termini di diritti civili ed umani, la pena di morte vive una fase di forte consenso e riabilitazione.
    Concordo interamente con l’idea del “capro espiatorio”: se considerassimo la questione razionalmente ci renderemmo conto che i reati violenti, cosiddetti “di strada” hanno un fortissimo impatto emotivo, ma una rilevanza sociale spesso e volentieri assolutamente trascurabile. In quest’ottica andrebbe comminata la pena di morte in casi di reati socialmente ben più rilevanti, quali sono tipicamente i reati dei colletti bianchi, o i reati associativi, che invece in Italia godono di un’accondiscendenza sconcertante.
    Per intenderci…nell’ottica della pena di morte, avrebbe più senso comminarla a Tanzi o Berlusconi, che non a Pacciani…

  5. Priapus scrive:

    Giusti, ma lei lavora per l’abolizione o per fare cagnara? Mi viene il dubbio per la sua manifesta ostilità verso la moratoria, che ho seguito e so che ha funzionato, perchè i paesi che hanno scelto la moratoria, piano piano approdano all’abolizione. Conoscendo,anche poco, la natura umana, si capisce che l’uomo può esser convinto ed
    aiutato, ma non costretto.
    Avendo seguito via radio l’assemblea generale che votò la moratoria, mi ha molto colpito il prode mons. Crociata, nomen omen, schierato coi forcaioli, che proclamò “Questi rifiutano di giustiziare pochi criminali,ma uccidono ogni giormo miliardi di embrioni innocenti”.
    Credo che ogni commento sia superfluo.

  6. Marco VR scrive:

    “La pena di morte è l’essenza della disciplina”

    Marco VR

  7. Marco VR scrive:

    La pena di morte è disciplina all’ennesima potenza

  8. Priapus scrive:

    Giusti, non parlavo della moratoria cinese, ma di quella approvata alla Assemblea Generale Onu nel Dic. 2007 ed ho inserito tutti gli estremi perchè una persona di media intelligenza che si occupa del problema, capisse. Dal 2007 al 2010 i favorevoli alla moratoria sono saliti da 105 a 109,gli astenuti da 29 a 35, i contrari sono scesi da 54 a 41. La moratoria viene dopo i ripetuti fallimenti dell’aboli zionismo; quando l’attacco frontale non riesce, si ricorre alla diplo
    mazia, anche perchè paesi come la Cina, L’Iran e L’Arabia ne fanno la loro bandiera, gli Usa mettono sempre avanti i numeri di Cina ed I
    ran ed i paesi minori non ci stanno ad essere trascinati platealmen te. Quindi si spingono dolcemente, sopratutto con l’esempio.

  9. jena scrive:

    Come nel medio evo, i primi a giustiziare a morte,al rogo era la chiesa,, oggi vorrei vedere tutti al rogo il papa, preti, vescovi seminaristi e tutti gli ecclesiastici del mondo che sostengono la pena di morte, anche se non lo ammettono apertamente..al Rogo.

    • il moralizzatore scrive:

      Quindi sei contro la pensa di morte, ma metteresti a morte chi è favorevole alla pena di morte.. ascoltati, il tuo impianto logico sta dando i numeri..

    • Giobbe scrive:

      Cosa diamine ti suggerisce che tutti gli ecclesiastici del mondo sostengono la pena di morte?

    • Seminarista scrive:

      Jena, non riesco a capire serbi tutto questo rancore contro la Chiesa! Allora, anch’io che sono un Seminarista dovrei essere condannato a morte senza aver commesso alcun reato? Vuoi riflettere per piacere prima di scrivere le solite idiozie nei tuoi commenti?

  10. Richard Venturi scrive:

    Ognuno pensa ai propri interessi, morali o pratici che siano. Chi è contro la pena di morte evidentemente non ha mai avuto un figlio ucciso o violentato, chi è a favore magari sì. La vera giustizia possono farla solo le vittime di ingiustizie, non certo i governi che li rappresentano. Ma questa è utopia. Secondo voi se facessimo decidere ai parenti delle vittime di omicidi la fine del carnefice che succederebbe?

    • Mazzetta scrive:

      succederebbe la barbarie, quella cosa diversa dalla civiltà che evidentemente chi s’esprime come lei non ha mai imparato a conoscere ed apprezzare, preferendo rimanere alla legge del taglione

      ps “vorrei vedere se ti stuprassero tua moglie/madre/sorella” è un vecchio artificio retorico del tutto inutile, perché la giustizia non esiste per soddisfare i parenti delle vittime e nemmeno i forcaioli, ma per cercare di rendere migliore e più evoluto il paese in cui viviamo

      per il resto ci sono l’Iran e L’Arabia Saudita, dove accolgono a braccia aperte chiunque la pensi come te ;)

    • provocazione scrive:

      La tua domanda ha anche una risposta alternativa, che , ovviamente, è una provocazione.
      E se fossimo tutti, più o meno, vittime e carnefici all’incirca allo stesso modo?
      O ci ammazziamo tutti l’un con l’altro, oppure troviamo il modo, prima di capirci, e poi, di conseguenza, un po’ di… “perdonarci”!

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