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pubblicato il 9 dicembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Secondo un’ipotesi che circola nei palazzi romani, i boss vogliono fargliela pagare al premier e a Dell’Utri. Perché hanno combattuto Cosa Nostra, per i sostenitori. Perché l’hanno tradita, per i detrattori. La testimonianza dei Graviano potrebbe sparigliare le carte

inc04y9hX 20091204 Spatuzza e il complotto della mafia contro Silvio Circola nei palazzi romani un’ipotesi detta e non detta, sussurrata e fatta capire senza essere troppo espliciti, a proposito della testimonianza del pentito Gaspare Spatuzza al processo d’appello di Marcello Dell’Utri. C’è chi pensa che Spatuzza sia un segnale, o meglio un avvertimento: un messaggio in codice mandato al premier.

IL SEGNALE - Secondo questa versione un pochino complottista della storia, non sarebbe vero che i fratelli Graviano, oggi detenuti in regime di 41 bis, abbiano chiuso i rapporti con il “pentito” dell’associazione terroristico-mafiosa di cui hanno fatto parte. Anzi, dicono, la “dichiarazione d’affetto imperituro” che U’ Tignusu ha riservato al suo vecchio capofamiglia Giuseppe, fa parte di una strategia ben precisa di Cosa Nostra. Mirata a far capire qualcosa al presidente del Consiglio e a Dell’Utri. Quello che dice Spatuzza era risaputo, per lo meno tra gli addetti ai lavori (e ai lavori): da anni si parla, con l’inchiesta di Firenze, di autore1 e autore2 e li si identifica con Silvio e Marcello. Allo stesso modo si malignava a proposito della Standa del quartiere Brancaccio, ma erano parole senza riscontro. Anche quelle di Spatuzza lo sono (e di Standa a Palermo ce ne sono sette, non una), ma soltanto perché i testimoni citati dal pentito hanno già detto che U’Tignusu racconta favole. O meglio: questo è ciò che è trapelato finora. Ma se uno dei fratelli Graviano fosse meno categorico, nell’aula di Tribunale dove è atteso a testimoniare?

LE DOMANDE – Era questo il senso della domanda rivolta da Giuseppe D’Avanzo a Dell’Utri la scorsa settimana in una pausa dell’udienza: “Dopo Spatuzza viene Graviano, senatore?“. Questo pensano i malpensanti: e se al boss venisse la pazza idea di avere una piccola esitazione, nel negare, o addirittura di cominciare a confermare a mezza bocca? A questo punto il blocco dei complottisti si divide in due, tra i favorevoli e i contrari al premier. Secondo i primi, le storie che racconta Spatuzza verrebbero confermate dai Graviano per colpire il governo che non sta facendo nulla per loro, come è giusto per un esecutivo che non ha peccati originali da nascondere. Anzi, sta braccando la mafia con una serie di durissimi provvedimenti. Per i secondi, i Graviano dicono più o meno la verità e parlerebbero per vendetta perché, nonostante le promesse del senatore Dell’Utri, alla fine dal governo non è arrivato nulla di quello che avevano chiesto: ammorbidimento del carcere duro in primis. Sul tema, Spatuzza non è il primo a parlare. Oltre a Scarantino, c’è anche Pasquale Di Filippo che parlava di un patto con forza italia per chiudere l’asinara e abolire il 41 bis, Tullio Cannella disse più o meno le stesse cose ai giudici di Palermo, Firenze e Caltanissetta.Berlusconi Dellutri thumb Spatuzza e il complotto della mafia contro Silvio

LE RISPOSTE – Di certo, nel frattempo, c’è un fatto. Ovvero che l’accusa nei confronti di Silvio e Marcello, dopo Spatuzza, sembra maggiormente delineata. I pentiti, nonostante il modo in cui vengono riportate le loro parole, stanno dicendo innanzitutto che dopo gli attentati a Falcone e Borsellino – rivendicati orgogliosamente dal pentito – l’atteggiamento della mafia è cambiato, e via dei Georgofili ne è la prova provata: un obiettivo un po’ troppo raffinato, rispetto a quelli più “istintivi” finiti nel mirino prima. Di certo erano “politici“, anche se sarà difficile comprendere in che modo siano stati scelti. Sicura però è una cosa: nessuno accusa Silvio e Marcello di aver fatto parte della mafia, per essere brutali. Berlusconi e Dell’Utri vengono citati nel racconto come quelli che sarebbero in grado di prendere il posto dei referenti politici di Cosa Nostra ormai bruciati da Tangentopoli. “Un killer accusa Berlusconi di stare con la mafia” è un titolo ad effetto, che però mistifica il racconto (vero o falso che sia, non è questo il punto): quello che dicono i collaboratori di giustizia è più o meno la stessa cosa, ovvero che l’allora Forza Italia offriva a un Potere Forte come la mafia un patto di collaborazione, poi non rispettato a detta delle coppole. Detta così, è di certo meno clamorosa. Ma, possibile o meno che sia, di certo è molto meno improbabile. Ora la palla, idealmente, passa ai Graviano. Che potranno confermare – e sarebbe una notizia – o smentire tutto.

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