L’invito di Rutelli a Fini ha una risposta scontata: no
09/12/2009 - L’appoggio dei finiani al progetto di un terzo polo alternativo a Pd e Pdl sarebbe fondamentale per il successo dell’iniziativa. Ma il Presidente della Camera, per ora, ha altri piani. Stando ai numeri pubblicati in questi ultimi giorni sarebbe già
L’appoggio dei finiani al progetto di un terzo polo alternativo a Pd e Pdl sarebbe fondamentale per il successo dell’iniziativa. Ma il Presidente della Camera, per ora, ha altri piani.
Stando ai numeri pubblicati in questi ultimi giorni sarebbe già una realtà. Il
grande centro auspicato da Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini avrebbe incassato, infatti, già da qualche settimana da parte dei principali sondaggisti un’importante iniezione di fiducia. Nelle rivelazioni di fine novembre il duo composto da Udc e Alleanza per l’Italia era dato ben oltre il risultato raggiunto singolarmente dal partito di Casini nell’ultimo test (6,6% alle Europee di giugno scorso). Per Ispo, Udc e Api insieme possono raggiungere un soddisfacente 7,8% (6,8 per l’Udc piu l’1% di Api), per Ipsos sarebbero al 7,1 (6 più 1,1), per SpiCon, invece, addirittura al 9,8 (7,5 più 2,3).
SCENARI POSSIBILI - Il sì di Gianfranco Fini agli inviti rivoltigli da Rutelli potrebbe, quindi, provocare effetti sul sistema politico molto più gravi di quelli che apparentemente la flebile capacità di attrarre consensi da parte del Presidente della Camera lascerebbe supporre. Per questo Rutelli oggi vuole crederci: “L’approdo verso un nuovo schieramento – ha detto ieri l’ex Sindaco di Roma – dopo questa guerra dei 15 anni è praticamente naturale. Io non dico nulla di più aspetto”. Iniettano fiducia anche le rilevazioni relative al centrodestra: in una ipotetica scissione tra Fini e Berlusconi solo il 15% dell’elettorato del Pdl è disposto a seguire senza se e senza ma l’ex Presidente di Alleanza Nazionale, mentre un altro 8% si dice indeciso tra le due diverse soluzioni, ma quella fetta di consensi che Fini potrebbe trascinarsi dietro verso il nuovo progetto alternativo alle coalizioni guidate da Pd e Pdl potrebbe bastare rivelandosi decisiva per far decollare e rendere insidioso il terzo polo.
PERICOLI PER IL PDL - E c’è di più. Una forza del 10% potrebbe essere
determinante non solo nelle tornate elettorali per il rinnovo dei consigli comunali, provinciali o regionali, come dimostrato nelle odierne trattative per le candidature nell’ambito delle quali l’Udc in alcune regioni è un alleato molto ambito sia dal Pd che dal Pdl. I centristi rientrerebbero in gioco anche alle Politiche, dove il Porcellum con lo sbarramento dell’8 al Senato non ha consentito a Casini e i suoi di sedere a Palazzo Madama. Le cose, indubbiamente sarebbero diverse d’ora in poi. Insomma, la crescita dello schieramento potrebbe strappare al centrodestra, in qualche regione in bilico, voti decisivi per imporsi, impedendo così a Pdl e Lega di ottenere il premio di maggioranza regionale fissato al 55% dei seggi a disposizione. Oltretutto il terzo polo potrebbe strappare seggi preziosi all’opposizione berlusconiana nelle regioni a maggioranza di centrosinistra. Anche dalle parti del Cavaliere, insomma, la nascita di un nuovo soggetto finiano, anche se non comprometterebbe oggi la maggioranza di governo, non può certamente lasciar tranquilli per il domani.
STRADE DIVERSE - Belle speranze, ma solo speranze. Ci si dovrà rassegnare all’idea di poter fare affidamento su Fini. “Sono per la democrazia dell’alternanza – ha affermato Rutelli – e noi dell’Alleanza per l’Italia non immaginiamo un centro che vada una volta di qua e una volta di là. Ma il fallimento di questo bipolarismo italiani è evidente, perché è dominato dalle estreme”. Un’idea senz’altro allettante, se non fosse che il Presidente della Camera ha da poco palesato, come da diversi anni tra l’altro, un’impostazione nettamente diversa da quella auspicata dall’ex margheritino. Rafforzamento del bipartitismo, maggioritario, collegio uninominale. Ecco cosa ha fatto sapere Gianfranco Fini qualche giorno fa a Montecitorio in occasione della presentazione di un libro: “Io farei una legge elettorale con il collegio uninominale e non con le preferenze o le liste bloccate”. Il giorno dopo era puntualmente arrivato l’appoggio di un altro ex-An, il senatore Domenico Nania : “Condivido il punto di vista del Presidente Fini, quando sostiene di essere favorevole ad una legge elettorale con il collegio uninominale. Il ritorno al maggioritario con i collegi uninominali potrebbe essere la soluzione per lasciarci alle spalle questo sistema di nomina dall’alto degli eletti”.
FINI ATTENDE - Per Fini, insomma, piuttosto che imbattersi in una nuova svolta neocentrista dal successo incerto, fatta in nome dei principi di laicità e liberalismo che va professando negli ultimi mesi a destra e a manca, è meglio aspettare il dopo-Berlusconi, smarcarsi oggi dal Cavaliere per non essere travolti poi da una sua eventuale fine politica: darsi un profilo quanto più istituzionale e bipartizan possibile per accattivarsi l’opposizione e per essere indicato fin da oggi come il degno erede della leadership del centrodestra all’indomani della scomparsa del collante berlusconiano. Rutelli e Casini, per ora, dovranno farsene una ragione.













Italia Italia… Nelle discussioni politiche ormai abbiamo raggiunto l’insensatezza di quelle sul calcio: mettiamo un uomo lì, spostiamo quell’altro là, 4-3-3 o 4-3-1-2?, il trionfo delle tattichette del kaiser, così sottili da essere invisibili. Strategia – cioè gioco – zero. E così oramai facciamo ridere. Anche qui, con questa roba del “grande centro”, nessuno che s’accorga – dovrebbe tornare alla prima elementare, quando a dispetto dell’ignoranza, il cervello era sgombro – che stiamo mettendo insieme, seppur in linea teorica, i catto-cattolici e i laico-liberali, il diavolo e l’acqua santa. Ma tant’è…
In realtà in prospettiva l’unico polino centrista possibile è proprio quello che non c’è, quello laico-liberale, che avrebbe anche una sua dimensione europea (i liberal-democratici britannici, i liberali tedeschi).