Se Bersani rompe i ponti con Repubblica e Di Pietro

09/12/2009 - L’atto di coraggio del segretario democratico è solo il primo passo verso la ricerca di una nuova opposizione Succede sempre così: il coraggio lo troviamo quando siamo con le spalle al muro, quando non ci sono altre vie d’uscita, per

     
 

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L’atto di coraggio del segretario democratico è solo il primo passo verso la ricerca di una nuova opposizione

Succede sempre così: il coraggio lo troviamo quando siamo con le spalle al muro, quando non ci sono altre vie d’uscita, per quel puro istinto di conservazione la cui riposta sapienza, ad esempio, ha spinto in questi giorni Bersani a sottrarsi all’abbraccio mortale del No B-day, a non omologarsi all’onda del celodurismo antiberlusconiano ed a non farsene inghiottire in un vortice suicida assieme ai suoi zeloti. La storia dirà se questo principio d’indipendenza dal messianismo politico di Repubblica, di Di Pietro e dei loro satelliti, questo silenzioso passaggio del Rubicone, sarà il primo passo di una lunga marcia o se le scomuniche uccideranno il pargolo nella culla. Se Bersani saprà resistere a questa prima tempesta, ne risulterà rafforzato, e ne troverà alimento per andare avanti con più decisione per la sua strada.

LE DUE ANIME DELLA SINISTRA - Ora a sinistra si confrontano due opposti isolamenti. Quello distruttivo, senza prospettive, di Repubblica & C.; e quello momentaneo e potenzialmente costruttivo di Bersani, o di chi per lui in futuro. Non c’è possibilità di sintesi. Che il fatuo Veltroni e la fatina Melandri volgano ancora lo sguardo biblicamente verso la Sodoma antiberlusconiana, è solo la conferma dell’insostenibile leggerezza dei due personaggi. Che lo facciano pure ex democristiani perfettamente addomesticati come Franceschini o la pasionaria Rosy Bindi la dice lunga sull’ostinata, eretica, soteriologia tutta terrestre di certi cattolici adulti. Ma il popolo di sinistra, che non è quello del protagonismo firmaiolo, prima o dopo sarà costretto a scegliere. E sceglierà di vivere. Visto in prospettiva, l’isolamento di Bersani è un fatto positivo, e necessario, perché fa piazza pulita di quelle furbizie, di quel miserabile opportunismo, di quel tatticismo di cortissimo respiro, che dalla caduta del muro di Berlino e in alternativa all’opzione “rivoluzionaria” del giustizialismo, hanno contraddistinto l’azione del maggior partito della sinistra, mettendo il piombo alle ali di una sana evoluzione. E’ finita l’epoca degli ammiccamenti al mondo confindustriale e delle alleanze innaturali con l’ineffabile centrismo cattolico, che come falli posticci stavano a simulare l’epoca della maturità virile della sinistra italiana.

MISSIONE – A Bersani toccherà il compito di disegnare una strategia per la conquista del consenso all’interno del corpo elettorale attraverso un progetto politico, cosa mai veramente intrapresa nella storia repubblicana da una sinistra che quando non è sballottata dai marosi della demagogia apocalittica tende a incagliarsi nei fondali bassi degli abboccamenti con le nomenklature, nell’intento di cooptarle in un puro disegno di potere. Se nel mercato del consenso elettorale la quota già minoritaria della sinistra ha continuato a subire una lenta erosione, è proprio perché essa alle leggi della concorrenza democratica non ha mai veramente creduto; perché ai banchi del mercato offriva merce scaduta, che etichette smaccatamente nuove tradivano ancor di più; perché invece di lottare imbrogliava, brigando l’intervento degli sbirri al fine di mettere fuori gioco la concorrenza con l’accusa di pratiche scorrette o cercando di papparsi i banchi dei pesci piccoli: curando insomma gli spazi fisici del mercato e trascurando il cliente.

E POI – Bersani potrà giocare la carta di una franca piattaforma socialdemocratica, moderna quanto basta per aspirare al consenso dei ceti moderati, ma espressamente “socialista” quanto basta per raccogliere una parte dei naufraghi della diaspora comunista a sinistra e di quella socialista a destra, e per confluire a pieno diritto e senza trucchi nella sinistra europea, a patto che sappia coraggiosamente riannodare le fila di una storia interrotta brutalmente dalla ghigliottina di Mani Pulite; ed opporla, quale versione autentica di fronte ad una pasticciata imitazione, a quel prudentissimo paternalismo nel quale il berlusconismo si è arenato con la complicità fatale del clima emergenziale seguito al collasso dell’economia mondiale, che, se non intacca in profondità la sostanziale omogeneità del blocco conservatore, tuttavia introduce un elemento di contraddizione coi miti fondanti della scesa in campo. E se si dovrà acconciare ad una profonda riforma del sistema giudiziario, a garanzia della solidità stessa degli elementi portanti della nuova architettura politica italiana, potrà sempre far valere come elementi di differenziazione le scelte nel campo dei diritti civili e dei temi eticamente sensibili. E infine, naturalmente, Bersani dovrà anche riuscire, col tempo, a restituire una certa considerazione di sé ai giovanotti di bell’ingegno che si sono umiliati per troppo tempo a giocare ai piccoli martiri in pantofole di un regime autoritario inesistente.

     
 

33 Commenti

  1. Zamax scrive:

    @ Zero
    Mi consenta, non credo di dire una cosa eccessiva, ma l’uomo con le palle dice la semplice verità. E’ sintomatico che a sinistra si faccia ancora tanto d’occhi per queste banalità. Riflesso pavloviano?
    E la Costituzione si può cambiare, eccome se si può. Il fondatore del “Rassemblement du Peuple Français” Charles De Gaulle lo fece. Lo farà pure il nostro. De Gol. Non è molto intelligente, mi consenta, farsi influenzare dagli esteti senza attributi – ça va sans dire – della democrazia comme-il-faut; che è solo l’altra faccia, quella perbene, quella del Dr. Jeckyll, del giacobinismo.

    • Zero scrive:

      Sintomatico è dir poco, tant’è che lo si riscontra persino a destra (nessuno nomini il presidente della camera). Come è sintomatico lo stupore infantile, nel battere i piedi a terra, di un settantenne di fronte ad una “congiura comunista” dalla natura nulla più che egomaniacale, talmente sclerotizzata da essere diventata concreta(dicesi sindrome auto immune).
      Transfert freudiano? Per dirla in parole povere: foss’io un giudice, a sentirmi dare del subumano a giorni alterni, un minimo di accanimento in più ce lo metterei. Hai detto mai che a fare tutti “i regazzini” qualcuno torni a casa con il gelato e qualcun altro no. Umano troppo umano.
      Per il resto che la costituzione si possa cambiare nulla di più indubbio. Cambiamola pure, la democrazia non è amica dell’immobilismo. Ma aspettiamo che il cavaliere faccia il suo tempo per intervenire, un processo democratico costruito sul capriccio dell’uomo forte (viagra o meno) è contraddizione in termini ed il “muoia sansone con tutti i filistei” lasciamolo alle memorie veterotestamentarie. Evitiamo le cicatrici sul lascito dei padri costituenti, “poracci”, che di colpe pure ne avranno avute, ma altre.

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  3. Z scrive:

    Non a caso Zamax parla di giacobini.

    Questa non è una battaglia tra destra e sinistra come la si sarebbe potuta intendere il secolo scorso.

    Questa è la battaglia minimalista che la “sinistra” italiana è costretta a sostenere per preservare le conquiste della rivoluzione borghese dall’assalto restauratore del sistema feudale che il berlusconismo pone in essere.

    La vittoria del berlusconismo non sarebbe altro che il ritorno ad una forma di produzione sociale tipica del medioevo, quando la res publica veniva amministrata in termini di rapporti di forza ereditari/clientelari secondo criteri di filiazione ed asservimento.

    Allons enfants de la patrie…

  4. Z scrive:

    Dimenticavo una precisazione.

    Mafia e medioevo sono la stessa cosa.

    La mafia non è altro che una sacca di resistenza dell’organizzazione sociale medievale all’innovazione borghese. La mafia rappresenta il ritardo evolutivo del meridione d’Italia nei confronti della rivoluzione francese.
    Il problema che si pone ora è il seguente: questo Paese vuole tornare in mano ai Borboni o vuole restare in Europa?

    Evidentemente Zamax aspira a ricoprire il ruolo di vassallo nel sacro berlusconiano impero…per quanto mi riguarda…sul mio passaporto c’è ancora scritto unione europea…e tanto mi basta.

  5. Z scrive:

    “Un esempio lampante “De Magistris” Tutti sappiamo che le sue indagini finivano nelle alte sfere della politica, si fece anche il nome di Prodi. Questo giudice si è dimesso entrando di merito nella politica, guarda caso agisce non contro chi dovrebbe agire, ma contro Berlusconi anche lui.”

    Prima di tutto De Magistris non era un giudice ma un pubblico ministero. Nella sua indagine comparvero nomi sia del centro destra (Saladino, Pittelli) sia dell’allora centro sinistra (Mastella, Prodi).

    Piccola chiosa: Mastella ora fa parte del centro destra.

    Un pubblico ministero agisce obbligatoriamente quando si trovi di fronte ad una notizia di reato. Per legge. Un pubblico ministero non ha a priori obiettivi politici contro i quali “dover agire”.

    Per cortesia, smettiamo di sparare stronzate. Conoscere è un presupposto fondamentale per poter discutere.

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