Il dittatore che è diventato una star

di - 30/07/2012 - Protetto fino alla morte del padre dalla riservatezza del regime, Kim Jong Un è diventato in poco tempo l'icona del suo paese

Il dittatore che è diventato una star
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Quando dalla Corea del Nord giungono notizie sulle attività dell’ultima incarnazione del caro leader, un brivido di piacere percorre le redazioni.

UNA NUOVA COREA?  - La Corea del Nord non è diventata Disneyworld e il regime non ha minimamente allentato la presa della repressione, semmai il contrario, ma il nuovo leader a differenza del padre e del nonno stato adottato con simpatia dal grande circo dei media. Non è tanto che Kim Jong appaia particolarmente più estroverso dei suoi predecessori, più probabilmente il fenomeno è figlio dell’esigenza da parte del regime di legittimarlo agli occhi della popolazione e soprattutto agli occhi della stessa nomenklatura del regime.

LA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE - Così il neo-leader è stato spinto parecchio dai media nordcoreani, che sono apparsi impegnati in un’opera di scrittura e presentazione del personaggio per la quale non si stanno risparmiando gli sforzi. Il problema del regime coreano è che la scienza della propaganda nel paese è ancora ispirata alle ricette classiche dei grandi totalitarismi, e che quindi le produzioni che ai dirigenti nordcoreani sembrano perfette per lo scopo, appena proposte a chi abita oltre frontiera sono accolte con genuino spasso.

IDOLO DEL LULZ - Spasso che i media cercano di capitalizzare a mani basse, promuovendo e rimbalzando ogni sospiro provenga da Pyongyang, non più in cerca di notizie da uno dei paesi più isolati al mondo, ma di “notizie” su caro leader. Ecco allora che la notizia del suo matrimonio, passo necessario a farne un adulto agli occhi di tutti, è stata accolta con la stessa curiosità dedicata alle nozze dei reali e ha prodotto un quantità incredibile di articoli e commenti. Una tendenza già osservata agli esordi di Un, quando ancora si limitava ad apparire nel numero del leader che “guarda le cose”, tanto caro all’iconografia paterna. Già lì si capiva che Un che ”guarda le cose” era molto più interessante del padre intento nelle stesse attività.

 

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LA SPALLA FEMMINILE - Con l’arrivo sulla scena della moglie, giovane cantante, la propaganda ha potuto allargarsi e ha cominciato ad andarci pesante, come nel caso della “visita all’asilo nido”. Un grande classico, in questo caso dall’ingenua propaganda nordcoreana calcando troppo sulla bontà dell’asilo in questione, trasformato per la visita in una specie di paradiso del bambino che esibisce lussi impensabili anche nelle migliori strutture occidentali, altre a decorazioni e giochi degni di un parco dei divertimenti.

FUORI MISURA - Quello che in effetti piace e scatena l’ironia nella propaganda nordcoreana è la sua evidente mancanza di senso della misura nell’affrontare l’ingrato compito. Certo, il governo ha rilassato un po’ la sua presa sul piano de costumi, permettendo ad esempio alle donne d’indossare i pantaloni, le scarpe più alla moda e persino gli orecchini (!!!) a sottolineare la vicinanza ai giovani del nuovo leader, che però ha anche inviato 20.000 soldati a sigillare il confine con la Cina, un tempo colabrodo e ora quasi invalicabile, con grande dispiacere di viveva attraversandolo.

REGIME FOREVER - Non sono mancatii miglioramenti al parco dei divertimenti della capitale, per il quale il caro leader ha personalmente disposto d’aggiornare i vetusti videogame presenti, ma Un per ora sembra più impegnato nella promozione della propria immagine che nel governo del paese, che molti sostengono essere ora nelle mani di suo zio, Jang Song Taek, sposato a una sorella di Kim Jong Il, che è segnalato come l’archittetto dello smantellamento del sistema di potere costruito dal padre del giovane Un. Il che in teoria non dovrebbe essere una gran perdita, anche perché i regimi coreani sono sempre stati parentesi tra una purga draconiana e l’altra e per il momento non sembra neppure che ci sia il ricorso a fucilazioni di massa come in passato, anche se i gulag nordcoreani hanno ancora le porte apertissime per oppositori e nemici del regime. Non c’è poi molto da ridere.

 

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9 Commenti

  1. Zenzero scrive:

    Ma ancora non avete capito che non frega niente a nessuno di Kim Jong Un?
    Nè di quando balla la lambada con un casco di banane in testa nè di quando gioca a tressette con suo cugino.
    E’ inutile che gli dedicate articoli su articoli. Non vi nominerà mai organo di stampa ufficiale della PRK.

  2. K scrive:

    A me sta simpatico.

  3. TheQ. scrive:

    Sono più interessanti le ammissioni di Khan, padre dell’atomica pachistana del 2004: ho dato le informazioni sulla tecnologia atomica a Libia, Nord Corea e Iran.

  4. Ecly scrive:

    La Corea del Nord non è nè il paradiso nè l’inferno. Sono assurdi la gran parte degli articoli, se lì non c’è traffico si parla di strade spettrali, addirittura se il cielo è limpidi si dice che è piatto! Questa è la libertà di disinformazione e costruzione del mostro! Se sono chiusi si criticano (ricordo con con 30.000 soldati usa schierati al confine in continue ‘esercitazioni’ è ovvio che ci siano controlli serrati all’interno del paese! Qui sono state fatte le esercitazioni per la popolazione a Roma x i fatti dell’undici settembre!), se si aprono si criticano perchè strumentali, quando il culto della personalità nasce in europa (un ex sindaco di firenze spese 18.000 euro per curare l’immagine pubblica, ma è solo un esempio…). Sarebbe ora di essere più obiettivi.

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