Esteri

“Compagni! Amici! Sciopero, sciopero generale!”

9 settembre 2008

Si fa presto a dire sciopero, quando si è presi fra due fuochi. Questo, anche questo, capita in Palestina. Dove i lavoratori incrociano le braccia a loro rischio e pericolo.

“Storie dal muro”, uno sguardo sul Medio Oriente, tenuta da un giornalista che è stato spesso ospite di quelle terre. A volte anche non del tutto volontariamente.

Lavoratori palestinesi unitevi! Mai come stavolta la variante del caro vecchio estinto slogan internazionalista è fuori luogo. In Palestina le cose, da una sessantina d’anni a questa parte, non vanno proprio benissimo. Tra muri, check points, crisi economica, embarghi, espropri, arresti, ricchi premi e cotillons, i palestinesi si trovano ad affrontare la più grande crisi interna dalla morte di Arafat: lo squarcio politico fra Cisgiordaniae Striscia di Gaza che va avanti a colpi bassi. Un grosso errore che spesso si fa, anche a livello mediatico, è quello di relegare la politica interna palestinese ad un mero riflesso di quella israeliana (certo è innegabile un’interdipendenza), oppure, con un po’ di sana ignoranza cattolica, di pensare allo scontro Fatah-Hamas come ad una faida fra banditi armati di kalasnikov (più Hamas che Fatah).

LOTTIZZAZIONE! - In realtà la questione è molto più complessa. I palestinesi sono maestri ormai nel misurarsi tutti i giorni con situazioni alquanto grottesche (una fra le tante: molti operai che costruiscono il muro sono palestinesi). Altro esempio: l’ondata di scioperi che sta investendo da una settimana la Striscia di Gaza, per tornare alla variante palestinese dell’originale tedesco Proletarier aller Länder, vereinigt euch! Medici e insegnanti protestano contro le politiche di “selezione dei lavoratori” da parte di Hamas. L’accusa che si fa al governo di Ismail Haniyeh è quella di scegliere i dipendenti in base all’appartenenza politica e non secondo criteri di merito. Inoltre, medici e paramedici chiedono il reintegro di 50 colleghi licenziati negli ultimi mesi nella Striscia. I medici licenziati, infatti, sarebbero legati a Fatah e quindi l’allontanamento esclusivamente di carattere politico. Lo sciopero ha visto, in seconda battuta, la partecipazione degli insegnanti della Cisgiordania cha aderiscono per solidarietà ai colleghi di Gaza.

La cosa che non torna, però, è che lo sciopero è indetto dal sindacato palestinese del Pubblico Impiego di Ramallah e da più parti – tra cui osservatori stranieri e Palestinian Centre for Human Rights – arrivano accuse di sciopero “politico” e non sociale. La cosa è un po’ complessa e ribalta ogni assioma legato al mondo del lavoro, o almeno di quello conosciuto come il fisiologico scontro fra sindacati e governo sulla politica economica o sui contratti. Tra i detrattori (Hamas in prima linea) serpeggia la voce che la protesta non sia altro che uno strumento politico atto ad indebolire il potere di Haniyeh e soci nella Striscia. Il governo di Ramallah minaccerebbe di licenziare o di non pagare lo stipendio a chi non vi partecipa. E’ bizzarro (mai sentito prima) che un datore di lavoro “consigli vivamente” ad un lavoratore di scioperare, minacciando addirittura sanzioni a chi si rifiuta di aderire.

3 commenti a “Compagni! Amici! Sciopero, sciopero generale!”

  1. ma basta con questi diritti dei lavoratori diocàn d’un diocàn!

  2. Alessandro

    Beh, questa dell’obbligo a scioperare non è male o no diretto? Tu che sei uomo di mondo l’avevi sentita mai?

  3. troppo facile, qui si mette a rischio la libertà d’impresa. Fatene un’altra e chiamo Capezzone.

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