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	<title>Commenti a: Il paradosso della cultura in tv</title>
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	<description>Riservato a molti eletti</description>
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		<title>Di: HappyCarrot</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-44316</link>
		<dc:creator>HappyCarrot</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 13:05:49 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo, e aggiungo che ogni media riveste particolare importanza nei contesti appropriati, che comprendono come dici l&#039;aspetto socioeconomico, come comprendono anche le capacità sensoriali e motorie. Senza contare che nel mondo sempre più orientato alla produzione (soprattutto industriale) in cui abbiamo vissuto dalla metà del novecento, molti bambini hanno passato lungo tempo abbandonati alla televisione (oggi in Itallia più regolamentata e tuttavia spesso meno difesa).

Personalmente, per la parte che mi è toccata di quel tipo di esperienza, mi sento un figlio fortunato della TV pedagogica degli anni &#039;60, che era lontana da fini commerciali. Inoltre, fino all&#039;avvento della televisione commerciale, la cultura alla televisione non costituiva affatto episodi sporadici come qualcuno lamentava qui in un commento. La qualità della RAI la collocava ai primi posti nel mondo (del resto, lo stesso valeva per la scuola), e anche nelle trasmissioni di evasione costituiva un buon terreno culturale comune e dava una conoscenza reciproca di classi, regioni e culture, contribuendo sensibilmente a far accettare e apprezzare la differenza come forma di un patrimonio comune.

Oggi la televisione potrebbe dare ancora di più perché ci sono tanti soggetti e una maggiore scelta, ma l&#039;importanza di un servizio di qualità gratuito e accessibile non si può considerare diminuito, considerando che il benessere diminuisce e la popolazione di oggi è da un lato mediamente più anziana, e dall&#039;altro più eterogenea.

Voglio azzardare un&#039;analogia che mi sembra azzeccata e non casuale: se peggiora la frequentazione di un luogo (penso a un parco cittadino sporcato e sede occasionale di commerci loschi), il fatto che le persone che hanno un modello da proporre (penso a cultura, socialità, affettività, solidarietà, rispetto, che vivono tutti in un giardino) abbandonino il campo lo lascia senza controllo. Questo lo rende luogo d&#039;elezione per scorribande e violenze, e ne diminuirà da un lato le possibilità d&#039;inclusione, dall&#039;altro le possibilità di vivervi serenamente.

La metafora che ho usato funziona secondo me per ogni luogo di cultura, come funziona anche per le istituzioni e la politica, e in generale costituisce l&#039;aspetto che io avvicino al significato che resta sempre importante della parola Resistenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo, e aggiungo che ogni media riveste particolare importanza nei contesti appropriati, che comprendono come dici l&#8217;aspetto socioeconomico, come comprendono anche le capacità sensoriali e motorie. Senza contare che nel mondo sempre più orientato alla produzione (soprattutto industriale) in cui abbiamo vissuto dalla metà del novecento, molti bambini hanno passato lungo tempo abbandonati alla televisione (oggi in Itallia più regolamentata e tuttavia spesso meno difesa).</p>
<p>Personalmente, per la parte che mi è toccata di quel tipo di esperienza, mi sento un figlio fortunato della TV pedagogica degli anni &#8217;60, che era lontana da fini commerciali. Inoltre, fino all&#8217;avvento della televisione commerciale, la cultura alla televisione non costituiva affatto episodi sporadici come qualcuno lamentava qui in un commento. La qualità della RAI la collocava ai primi posti nel mondo (del resto, lo stesso valeva per la scuola), e anche nelle trasmissioni di evasione costituiva un buon terreno culturale comune e dava una conoscenza reciproca di classi, regioni e culture, contribuendo sensibilmente a far accettare e apprezzare la differenza come forma di un patrimonio comune.</p>
<p>Oggi la televisione potrebbe dare ancora di più perché ci sono tanti soggetti e una maggiore scelta, ma l&#8217;importanza di un servizio di qualità gratuito e accessibile non si può considerare diminuito, considerando che il benessere diminuisce e la popolazione di oggi è da un lato mediamente più anziana, e dall&#8217;altro più eterogenea.</p>
<p>Voglio azzardare un&#8217;analogia che mi sembra azzeccata e non casuale: se peggiora la frequentazione di un luogo (penso a un parco cittadino sporcato e sede occasionale di commerci loschi), il fatto che le persone che hanno un modello da proporre (penso a cultura, socialità, affettività, solidarietà, rispetto, che vivono tutti in un giardino) abbandonino il campo lo lascia senza controllo. Questo lo rende luogo d&#8217;elezione per scorribande e violenze, e ne diminuirà da un lato le possibilità d&#8217;inclusione, dall&#8217;altro le possibilità di vivervi serenamente.</p>
<p>La metafora che ho usato funziona secondo me per ogni luogo di cultura, come funziona anche per le istituzioni e la politica, e in generale costituisce l&#8217;aspetto che io avvicino al significato che resta sempre importante della parola Resistenza.</p>
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		<title>Di: Rado il Figo</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-42403</link>
		<dc:creator>Rado il Figo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:32:53 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe già un risultato positivo che almeno non venisse spacciata per &quot;cultura in tv&quot; roba come Boyager e Mistero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe già un risultato positivo che almeno non venisse spacciata per &#8220;cultura in tv&#8221; roba come Boyager e Mistero.</p>
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		<title>Di: Thor</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-42378</link>
		<dc:creator>Thor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 23:45:08 +0000</pubDate>
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		<description>Non c&#039;è ragion sufficiente per considerare la televisione un mezzo inadatto alla diffusione/divulgazione/proposta di temi culturali (e qui si potrebbe anche discutere sul significato di cultura e ve sta, se c&#039;è, il segno di demarcazione). Semmai, bisogna rivedere la TV nella sua struttura. Negarsi questo strumento significa appoggiare la tesi di chi vorrebbe il sapere sia destinato a quelli che, per condizioni economiche e sociaculturali (ereditabili entrambe, nasci in una famiglia senza libri in casa, voglio vedere quante occasioni avrai di sapere che in giro c&#039;è altro e forse di meglio che un reality show), possono permettersi più esperienze e stimoli. Significa penalizzare il potenziale talento di chi non ha mezzi e favorire unicamente chi ha la ventura - per milieu familiare o casualità - di imbattersi nella cosiddetta cultura alta. A volte basta nascere e vivere in una città culturalmente viva per avere queste occasioni, ma quanti paesini-buco nero ci sono in Italia, che non offrono niente e danno il cattivo esempio? Se fosse questione di istruzione superiore, io questa selezione degli ingegni migliori la farei tranquillamente, ma stiamo pur sempre parlando di cittadini in generale, di cultura per tutti quelli che al primo assaggio ne vorrebbero ancora. Quindi bisogna proporla a tutti, e la televisione ha saputo essere in passato uno strumento buono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è ragion sufficiente per considerare la televisione un mezzo inadatto alla diffusione/divulgazione/proposta di temi culturali (e qui si potrebbe anche discutere sul significato di cultura e ve sta, se c&#8217;è, il segno di demarcazione). Semmai, bisogna rivedere la TV nella sua struttura. Negarsi questo strumento significa appoggiare la tesi di chi vorrebbe il sapere sia destinato a quelli che, per condizioni economiche e sociaculturali (ereditabili entrambe, nasci in una famiglia senza libri in casa, voglio vedere quante occasioni avrai di sapere che in giro c&#8217;è altro e forse di meglio che un reality show), possono permettersi più esperienze e stimoli. Significa penalizzare il potenziale talento di chi non ha mezzi e favorire unicamente chi ha la ventura &#8211; per milieu familiare o casualità &#8211; di imbattersi nella cosiddetta cultura alta. A volte basta nascere e vivere in una città culturalmente viva per avere queste occasioni, ma quanti paesini-buco nero ci sono in Italia, che non offrono niente e danno il cattivo esempio? Se fosse questione di istruzione superiore, io questa selezione degli ingegni migliori la farei tranquillamente, ma stiamo pur sempre parlando di cittadini in generale, di cultura per tutti quelli che al primo assaggio ne vorrebbero ancora. Quindi bisogna proporla a tutti, e la televisione ha saputo essere in passato uno strumento buono.</p>
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		<title>Di: Lucia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-42354</link>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 15:34:38 +0000</pubDate>
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		<description>Magari si riuscisse a trasportare la cultura, la vera cultura in Tv: non che non ci sia, ma si tratta comunque di un legame che è, ed è sempre stato, casuale e sporadico: un vero peccato!

Bel pezzo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Magari si riuscisse a trasportare la cultura, la vera cultura in Tv: non che non ci sia, ma si tratta comunque di un legame che è, ed è sempre stato, casuale e sporadico: un vero peccato!</p>
<p>Bel pezzo!</p>
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		<title>Di: Luca Massaro</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-42353</link>
		<dc:creator>Luca Massaro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 15:13:07 +0000</pubDate>
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		<description>Esimio Thor, come ti permetti. Io sono un intellettuale; come lo è Baricco; come lo sono tutti quelli che qui scrivono e leggono e postano commenti. Anche tu lo sei, a mio avviso (e spero che questo non sia per te un&#039;offesa). L&#039;intellettuale è l&#039;uomo che pensa e che, talvolta, scrive bischerate. Tu dici: «Ora c&#039;è il web» e infatti ove leggiamo, scriviamo e passiamo tempo? Il problema è che ancora, e purtroppo, la maggior parte della popolazione italica il tempo lo passa davanti alla tv.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esimio Thor, come ti permetti. Io sono un intellettuale; come lo è Baricco; come lo sono tutti quelli che qui scrivono e leggono e postano commenti. Anche tu lo sei, a mio avviso (e spero che questo non sia per te un&#8217;offesa). L&#8217;intellettuale è l&#8217;uomo che pensa e che, talvolta, scrive bischerate. Tu dici: «Ora c&#8217;è il web» e infatti ove leggiamo, scriviamo e passiamo tempo? Il problema è che ancora, e purtroppo, la maggior parte della popolazione italica il tempo lo passa davanti alla tv.</p>
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		<title>Di: Thor</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/43827/il-paradosso-della-cultura-in-tv/#comment-42346</link>
		<dc:creator>Thor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 13:23:16 +0000</pubDate>
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		<description>Ma di che vi preoccupate? Né tu né Baricco siete intellettuali, perché fare la predica a quelli là affinché se ne restino nella turris eburnea a schifare un mezzo di comunicazione quasi al tramonto? Ora c&#039;è il web. Ma purtroppo i tanti nostri incliti ceruelloni philosophici non sempre sanno usare il mezzo e ne hanno voglia, anzi, alcuni si/ci hanno fatto una capa tanta con psiché e techné che il nuovo istrumento non lo vogliono proprio sentir nominare. E che dunque se ne stiano da soli a parlare al vento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma di che vi preoccupate? Né tu né Baricco siete intellettuali, perché fare la predica a quelli là affinché se ne restino nella turris eburnea a schifare un mezzo di comunicazione quasi al tramonto? Ora c&#8217;è il web. Ma purtroppo i tanti nostri incliti ceruelloni philosophici non sempre sanno usare il mezzo e ne hanno voglia, anzi, alcuni si/ci hanno fatto una capa tanta con psiché e techné che il nuovo istrumento non lo vogliono proprio sentir nominare. E che dunque se ne stiano da soli a parlare al vento.</p>
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