Alla fin fine, è andato tutto bene. Troppo bene. Ad essere precisi, troppo uguale ad altre volte. Il “No Berlusconi day” che si è tenuto sabato a Roma ha registrato molte presenze, le solite polemiche questura-organizzatori, un paio di repliche piuttosto idiote da parte di politici (La Russa: “Tra loro mancavano solo i due mafiosi arrestati ieri dal governo”, premio della critica). Esattamente come tutte le altre manifestazioni contro i governi che si fanno in Italia. La novità, quella storica, è che è stato il web italiano ad organizzarla, dimostrando così di potersi costituire come massa critica contro un obiettivo preciso, a patto che l’obiettivo sia così grande da mettere in conto di non poterlo comunque neppure scalfire con una semplice manifestazione. Una fatica di Sisifo, ma non è detto che siano comunque inutili.
Le polemiche sull’appartenenza politica e sul marchio di partito da dare alla manifestazione sono stupide. E’ vero che il là alla partenza della macchina organizzativa è da attribuirsi a soggetti più o meno vicini all’Italia dei Valori, ma se ci fosse davvero Di Pietro dietro, non si capisce perché l’ex magistrato abbia accettato di non parlare dal palco e farsi pubblicità, scegliendo di stare dietro le quinte. Agli strali contro l’assenza del Partito Democratico ha risposto Pierluigi Bersani, ribadendo implicitamente che si sentiva estraneo alla piazza, che secondo lui rappresentava una manifestazione della rete. E’ convinto, il neo-segretario, che quello non sia il suo popolo. Sbaglia, probabilmente, visto che in piazza c’erano molti suoi elettori. Pensa però che il ruolo di un’opposizione sia un altro, che debba essere più incisivo nei luoghi istituzionali e meno emotivo, per diventare più efficace? Bene, non gli resta che dimostrarlo.
Poi c’è il punto chiave: è servito a qualcosa, dal punto di vista dell’obiettivo politico conclamato, ovvero ottenere le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio? Ovviamente no. L’Onda viola ha forse reso ancora più convinto chi convinto già era, che Berlusconi sia il peggiore male della società italiana. Allo stesso modo, ha reso ancora più convinti i sostenitori della tesi contraria. Nel mezzo, c’è la gran parte del resto dell’elettorato, il quale dopo questo tam tam di mesi ha ormai capito che Silvio ne ha combinata qualcuna, con le escort. Ma alla fin fine pensa che siano affari suoi, e sotto sotto lo invidia pure. Ha capito che qualcosa in questi processi che lo coinvolgono ci sta, visto che è sempre lui sotto l’occhio del ciclone. Ma alla fin fine anche lui troppo pulito non è, come tutti gli altri del resto. Poi c’è questa nuova accusa di mafia, che pare identica a quella su Andreotti, di cui si era tanto parlato ma alla fine il Senatore a vita ne era uscito assolto, mediaticamente parlando (in tribunale meno).
Insomma, anche stavolta il referendum pro-contro Berlusconi è finito allo stesso modo: da una parte, tanti e rumorosi, quelli con il pollice verso; dall’altra, tanti e rumorosi, quelli con il dito all’insù. In mezzo, la maggioranza che si trincera verso un diplomatico “masticazzi”, perché sulla questione non ha un’opinione ben definita. Alla fin fine, l’unico vero argomento contro questo governo e questa maggioranza è che non sta facendo niente, nonostante la forte maggioranza in Parlamento e l’apparente minimalità dell’opposizione interna, che quando viene contata rivela il suo maggiore difetto: i numeri. Un po’ di spettacolo alla Brunetta, che poi trabocca quando vuole fare di più di quello per cui è nato e finisce tremontianamente bastonato. Un rigorismo alla Padoa-Schioppa, verrebbe da dire, per il ministro dell’Economia, che poi se ne esce con frasi tipo “le risorse ci sono solo per la cassa integrazione”, che starebbero bene in bocca a un rappresentante dell’opposizione. Un senso della kermesse straordinario nella sua punta di diamante, che unisce l’efficienza meneghina alla faccia tosta napoletana ogni volta che va in scena il kolossal de L’Aquila. E sotto il vestito niente.
Ma di questo, “quelli-nel-mezzo” non se ne sono accorti. Un po’ perché l’immobilismo ha avuto almeno il pregio di non toccargli troppo le tasche, oppure l’ha fatto senza che se ne rendessero conto. Un po’ perché non c’era nessuno abbastanza autorevole che glielo facesse notare, ma questo non solo per gli effetti del conflitto di interesse: anche per incapacità intrinseca e dimostrata delle possibili alternative. Oggi politicamente una credibile non ce n’è. Né da una parte, né dall’altra. Le dimissioni di Berlusconi porterebbero a un altra vittoria del nostro eroe, che così potrebbe anche fregiarsi di un nuovo record. Chiederle con argomenti validi è una bella idea. Ottenerle, per ora, sembra essere proprio un altro paio di maniche.




«Ma di questo, “quelli-nel-mezzo” non se ne sono accorti. Un po’ perché l’immobilismo ha avuto almeno il pregio di non toccargli troppo le tasche, oppure l’ha fatto senza che se ne rendessero conto. Un po’ perché non c’era nessuno abbastanza autorevole che glielo facesse notare, ma questo non solo per gli effetti del conflitto di interesse: anche per incapacità intrinseca e dimostrata delle possibili alternative».
Spero tanto che queste parole arrivino sulla scrivania di Bersani perché su di esse si fonderà qualsiasi serio tentativo di liberarsi del male berlusconiano.
“Liberarsi del male” non è una politica. Appartiene alla soteriologia, ad una specie di teologia della salvezza applicata alla politica. Appartiene ai millenarismi, di cui il marxismo è stato una versione moderna. Per cui è necessario credere con tutte le forze alla speciale malignità dell’avversario politico o di classe. Quando la sinistra (la sinistra, non il fronte popolare antiberlusconiano) vincerà le elezioni si scoprirà ben presto che la “volgarità” dell’Italia berlusconiana si riprodurrà tale e quale anche nell’Italia di sinistra, come si riproduce oggi in tutti i paesi dell’Occidente. E’ la “volgarità” della democrazia, vecchia conoscenza che spaventava già gli scrittori dell’ottocento; con dispetto, perché magari si professavano liberali e repubblicani. Stendhal all’inizio de “Il Rosso e il Nero” scrive:
“In realtà, codesti saggi [che distribuiscono la stima nella Franca Contea] esercitano il DISPOTISMO più noioso. Ed è appunto dispotismo – triste parola – che rende insopportabile il soggiorno nelle piccole città a chi è vissuto in quella grande repuublica che si chiama Parigi.La tirannia della pubblica opinione (e quale opinione!) è altrettanto CRETINA nelle piccole città della Francia che negli Stati Uniti d’America”
Bersani, senza neanche confessarselo, perché già questo è doloroso, sta costruendo – per necessità e per mancanza assoluta di alternative – dopo che la sinistra è andata a sbattere senza frutto da tutte le parti, un partito socialdemocratico: a destra i centristi lo stanno abbandonando, a sinistra quelli che possono permettersi romanticherie antiberlusconiane, non avendo la responsabilità di guidare il partito, marciano e firmano per una dolce compulsione, seguendo il richiamo di un partito sempre più isolato: quello di Repubblica. Bersani, senza neanche volerlo sapere per il momento, sta cominciando ora, con decenni di ritardo, a fare i conti con la storia. Medicina amara, l’unica però che potrà dare frutti in futuro.
Secondo me di “quelli-nel-mezzo” ce ne sono parecchi: di quelli che la mattina si guardano allo specchio e si dicono che “no, B non lo riesco proprio ad appoggiare” ma anche che “no, qualcun altro abbastanza serio e credibile che faccia sperare in una ripresa totale della politica e dell’Italia tutta non lo trovo proprio”… e allora “stanno in mezzo”.. e aspettano
Lisa
Ho capito, ma allora? Che si fa? Dobiammo rintanarci sempre in casa perchè tanto non succede mai nulla nemmeno se vai in piazza? Intanto è arrivato il messaggio ai partiti se non altro di centro-sinistra che esiste un discreto numero persone(mica crederete che gli unici oppositori di mr B. era tutti li a Roma?) che alle prossime elezioni potrebbero decidere di non votare piu’ nessuno o addirittura di mettersi in proprio un po’ come sta accadendo coi grillini che presenteranno una loro lista alle regionali e potrebbero essere quel pugno di voti che fa perdere una regione a destra o a sinistra. Semmai l’immobilismo dovuto al fatto che l’unico argomento di governo oggi è “i processi di mr B. e come evitarli a tutti i costi”, non si sa che effetti potrà avere a lungo termine sul popolo del “masticazzi” che è sicuramente la maggioranza degli italiani. Sarà un effetto di sfinimento positivo cioè, “basta ce semo rotti er ca…” oppure negativo “basta nun gioco piu’ me porto via er pallone”? Intanto speriamo che nel PD eleggano un portavoce stipendiato per fare commenti univoci, magari mediati fino al limite di dire tutto senza aver detto nulla, ma che sia un nulla condiviso. Almeno che il PD vada verso il baratro politico in maniera unitaria.
I soldi ci sono anche per le scuole cattoliche. http://www.libero-news.it/articles/view/598208
Intanto, complimenti. Pezzi così starebbero benissimo sulla prima pagina di un grande quotidiano.
Tra i tanti spunti di riflessione dell’articolo (ed ai commenti, tutti interessanti, che ci sono stati fin qui) direi che quello principale è che resta sempre il problema che l’anti-qualcosa non è un’alternativa: che questo piaccia o meno al popolo-viola, o ai grillini, non cambia la sostanza del problema.
Certo, in un paese dove non si fa più neppure l’opposizione (e qui le colpe gravi del gurppo dirigente del Pd oggi e del centro sinistra di ieri ci sono tutte), ci si accontenta di poco. Una bellissima e riuscita manifestazione ogni tanto.
Serve anche quella, intendiamoci: ma – a costo di prendermi insulti da tanti amici e “compagni” – finchè penseremo che la risposta alla volgarità del belusconismo sia l’anti berlusconismo puro e semplice (che sepsso diventa una gara a misurare chi è più antiberlusconiano degli altri) temo che non andremo da nessuna parte. Purtroppo.
C.
“inchè penseremo che la risposta alla volgarità del belusconismo sia l’anti berlusconismo puro e semplice (che sepsso diventa una gara a misurare chi è più antiberlusconiano degli altri) temo che non andremo da nessuna parte. Purtroppo.”
Siamo aperti a suggerimenti(tranne il “dialoghismo compulsivo acuto isterico paranoide schizofrenico con disturbo multiplo della corrente politica” del PD).
Niente antiberlusconismo ok… and so what?
Che bello trovare sempre qualcuno qui che ti toglie quella patina di certezza che in realtà è solo pigrizia mentale.
Zamax, hai ragione te: «liberarsi dal male» dovevo scriverlo tra virgolette.
Bel editoriale che sottoscrivo. Del resto e ad onor del vero… un altro editoriale di qualche giorno fa della Scherillo già anticipava quale sarebbe stato l’inevitabile esito del No B. Day.
L’editoriale è senz’altro arguto e ben scritto ma,anche se lo condivido quasi interamente,personalmente penso che il “popolo di mezzo”, quella maggioranza del “esticazzi” e del “chisenefrega..tantosotuttiuguali” si stia pian piano rendendo conto che il “progetto politico berlusconiano” non solo non porta benefici neanche a loro ma anzi, con tutte queste manifestazioni di piazza,sta diventando un limite serio al loro qualunquismo.
E’ vero,nell’immediato non si otterranno certo le dimissioni di B. ma, continuare a battere sullo stesso tasto(l’incapacità congenita di B. di essere un leader politicamente credibile perché geneticamente incapace di essere democratico), alla fine credo darà i suoi frutti.
Noi qui si è fatto così. Anche nel nostro piccolo come le formiche ci incazziamo:
Posted by redazione on dicembre 3rd, 2009
“NO BERLUSCONI DAY” IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE
Stiamo attraversando un oscuro momento politico in cui vengono progressivamente svuotati i principi sanciti dalla Costituzione.
La nostra democrazia è sottoposta allo smantellamento di tutti i beni pubblici repubblicani. Ne sono testimonianza non solo gli attacchi quotidiani ai giudici, ma anche l’attacco ai beni fondamentali della vita, come l’acqua, ai fondamenti della dignità umana e dell’eguaglianza con i provvedimenti razzisti contro gli immigrati, al sistema della conoscenza e dell’istruzione con i decreti legge Gelmini – Tremonti – Brunetta.
Tutto questo nella cornice di un forte decadimento della moralità pubblica e di una gravissima crisi sociale ed economica.
La ricerca di provvedimenti idonei a risolvere i problemi legali ed economici di Berlusconi e di quella parte di persone che vivono ai confini della legalità, spesso superandoli, con il conseguente corredo di leggi ad personam e sanatorie letali per il concetto stesso di legalità, sta creando gravi e crescenti problemi per il nostro paese.
Ultimo esempio di legge ad personam particolarmente dannosa è quella sul cosiddetto processo breve, una vera e propria amnistia preventiva per gravi reati che stravolgono il corretto funzionamento della stessa democrazia. Sulla stampa locale sono già stati sottolineati i pesanti risvolti che questa legge potrebbe avere sulla nostra città e sull’intero territorio del Monferrato Casalese, coinvolto in una dolorosa serie di lutti destinati purtroppo a protrarsi, che dal processo ETERNIT si aspetta giustizia.
Un’altra legge, anch’essa approvata in fretta e furia, chissà perché, con voto di fiducia, giustamente preoccupa molti cittadini: è quella sulla privatizzazione dell’acqua, bene essenziale per la vita. Quando Berlusconi deciderà di farci pagare anche l’aria che respiriamo?
Per questi, e molti altri motivi, Italia dei Valori e Sinistra Casalese (e con essa Sinistra e Libertà e Federazione della Sinistra) aderiscono alla manifestazione “NO Berlusconi Day” promossa attraverso la rete di internet con l’allestimento un gazebo informativo in Piazza Mazzini sabato 5 dicembre dalle ore 16 alle 19, auspicando l’adesione di tutti quei cittadini interessati a por fine al crescente degrado in cui è costretto il nostro Paese.
Casale Monferrato, 2/12/2009
ITALIA DEI VALORI
SINISTRA CASALESE
http://www.sinistracasalese.it/2009/12/03/%e2%80%9cno-berlusconi-day%e2%80%9d-in-difesa-della-costituzione/