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Editorialedi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 6 dicembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Lo Stato ha assestato due duri colpi contro Cosa nostra. Gianni Nicchi detto tiramisù, superlatitante di 28 anni, è stato arrestato ieri pomeriggio a Palermo. Dopo la recente cattura di Domenico Raccuglia era considerato il “numero due” di cosa nostra per la Sicilia occidentale. A Milano è stato invece catturato Gaetano Fidanzati, 75 anni, storico trafficante di droga, ricercato dal dicembre scorso, quando i carabinieri di Palermo avevano scoperto che, dopo essere uscito di prigione, era tornato a ricoprire il suo ruolo di capo della potente famiglia dell’Acquasanta.

Silvio Berlusconi ha commentato le due notizie dicendo che “queste due brillantissime operazioni sono una risposta anche a tutte le calunnie fatte a me e al governo da persone irresponsabili che con il loro agire non fanno che gettare fango sulla nostra immagine internazionale”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha commentato gli arresti dicendo che fanno “giustizia delle farneticazioni sentite in questi giorni”.

Il nostro premier e gli uomini del suo governo devono avere davvero poca dimestichezza con la separazione dei ruoli e delle responsabilità dei diversi poteri ed organi dello Stato. Perché non è il governo che ha il compito di fare le indagini e gli arresti. Il governo deve mettere a disposizione di polizia e magistratura inquirente uomini, mezzi e soldi per farli lavorare al meglio. Le indagini, l’accertamento dei fatti e i riscontri, l’arresto dei responsabili, spettano a poliziotti e magistrati. Ed è a loro che va il merito di quegli arresti: ai poliziotti ed ai magistrati di Milano e di Palermo.

Il merito è di quei poliziotti che il ministro Brunetta ha definito “panzoni”, a cui il governo Berlusconi ha tagliato i fondi, circa tre miliardi di euro in tre anni, spingendoli ad una clamorosa protesta, appena pochi settimane fa. Quei poliziotti ai quali mancano auto e benzina, a cui è stata imposta la riduzione di oltre 40mila operatori in servizio e la “sottrazione del 44% delle risorse alle attività operative e organizzative”. Quei poliziotti a cui il governo ha deciso “di rinviare di tre anni il rinnovo del contratto collettivo di lavoro”.

Il merito è di quei magistrati che – se indagano “uomini eccellenti”, politici e amministratori – sono accusati di essere politicizzati, “toghe rosse”, di complottare per “sovvertire i governi democraticamente eletti”. Magistrati che poco più di un anno fa Silvio Berlusconi definì “metastasi della democrazia”. Quei magistrati che denunciano carenze di personale, organici scoperti in ogni settore dell’amministrazione e il blocco dei concorsi già indetti. Magistrati a cui il governo ha ridotto di circa un quarto gli stanziamenti per pagare bollette, cancelleria, fotocopiatrici e computer, persino per trascrivere i processi.

E’ noioso dover puntualizzare l’ovvio. Ma in questo paese, dove  mistificazione e propaganda sono così alte, a volte è necessario. Speriamo che sia ancora utile.

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