E’ una delle principali spese già decentrate. Strutturalmente in crescita, molte regioni hanno deciso di finanziarla, in barba alle previsioni della Costituzione, con i debiti e la cartolarizzazioni. La crisi è prossima ventura?
Fateci caso, la genesi delle “crisi” in Italia segue sempre lo stesso schema: (1a) il problema si manifesta; (1b) il problema viene ignorato; (2a) il problema peggiora; (2b) si escogita un palliativo; (3a) il palliativo non funziona; (3b) si escogita un altro palliativo. A questo punto il punto 3 si itera fino ad uno dei seguenti sbocchi: crisi drammatica (Alitalia) o soluzione drastica (finanziaria 1992). Prendiamo il sistema sanitario:
da metà anni ’80 (almeno) il problema principale è chiaro, e si chiama invecchiamento della popolazione. E’ un problema che chiunque abbia mai guardato una curva demografica conosce già, eppure alla crescita delle spese (salite in 10 anni del 30% – dal 5% al 6.5% circa del PIL) hanno fatto seguito deficit persistenti e allungamenti nei tempi di liquidazione degli importi dovuti (dalle regioni alle ASL o agli ospedali). In pratica, nonostante “riforme” e interventi straordinari, la spesa sanitaria è finanziata in molti casi tramite debito: che è un po’ come pulire casa nascondendo la polvere sotto il tappeto.
LE CARTOLARIZZAZIONI – “Fortunatamente” per le regioni italiane, negli ultimi 15 anni l’evoluzione della finanza strutturata ha moltiplicato i modi per la nascondere la polvere sotto il tappeto, trasformando i tesorieri degli enti locali in tanti aspiranti Fisher Black, destinati tuttavia a finire come tanti Nick Leeson. Nel settore sanitario il tappeto più capiente sono state le cartolarizzazioni: i crediti del settore sanitario vengono acquistati da un veicolo appositamente creato (SPV) a fronte dell’emissione di titoli di debito; allo stesso tempo, le strutture creditrici (ASL, ospedali, ecc.) utilizzano una “delegazione di debito” istruendo la regione debitrice a pagare direttamente all’SPV. In pratica, le strutture sanitarie incassano immediatamente crediti che altrimenti sarebbero liquidati entro 240-360 giorni, mentre la regione può finanziarsi a spese delle ASL che al contempo si fanno anticipare i soldi dall’SPV – cioé dal mercato. Ora, usando un minimo di logica, un modesto ragioniere di provincia potrebbe concludere che, gira che ti rigira, le regioni si stanno finanziando attraverso debito, il che è contrario all’art. 119 della Costituzione; si accapiglino pure gli avvocati sulle conseguenze legali per le operazioni in essere, ma debito è e debito rimane. Tuttavia, nel paese del latinorum, del primato dell’italiano sulla matematica e di Tremonti grande economista, la logica è, per l’appunto, roba da ragionieri: vuoi non trovare qualche illustre avvocato che tra un sinallagma ed un anatocismo ti conclude che la struttura mantiene la sua connotazione di “carta commerciale” e quindi non risulta come debito? Ecco allora fiorire tante belle cartolarizzazioni, con
corredo di tante belle commissioni premio per le banche – scelte ovviamente sulla base di rigorose considerazioni di mercato. Per fortuna (del taxpayer), nel 2006 l’Eurostat chiarisce che interporre un veicolo per l’emissione di debito non cambia granché le cose, e così il palliativo perde il suo appeal con le regioni in molti casi più indebitate di prima.
QUANTI DEBITI “BIPARTISAN”- La conclusione è un altro capolavoro di italianità: la legge (296/2006) non si applica retroattivamente, cosicché la stessa struttura datata 2005 è costituzionale, datata 2007 non lo è più! Visto il numero di avvocati sparsi per la penisola, il concetto di “stato di diritto” sembra piuttosto questionabile; o forse è proprio per il numero di avvocati sparsi per la penisola che è questionabile… Mah, quesito filosofico di portata troppo elevata. Terminiamo con la classifica: prima per distacco la Regione Lazio del ticket Storace-Marrazzo con 6 miliardi di Euro; segue la Campania di “o governatore” Bassolino con 2.3 milliardi, mentre è solo terzo Totò Cuffaro con 1.3 miliardi; menzioni d’onore per Piemonte, Abruzzo e Molise. Poi dicono che non si fanno politiche bipartisan!



Complimenti. Molto interessante.
La sanità è un tema che mi coinvolge parecchio per motivi professionali e umani.
Purtroppo, al fondo di tutto c’è l’illusione di fissare dei tetti di spesa “rigidi” su una materia che è struttralemtne destinata (per mille motivi) ad incrementarsi a tassi più elevati del PIL.
Se da un lato serve più produttività in economia (c’entra, anche se non sembra) per garantire maggiori risorse da destinare anche alla salute, serve sopratutto il famoso intervento sui Costi-standard e sulla definizione dei LEA.
Sì è preferito fare gli ipocriti, creando tetti spesso scritti nell’acqua, mantenendo di fatto il sistema del rimborso a piè di lista, oppure chiudere gli occhi davavnti a diverse operazioni “spericolate” poste in essere da diverse regioni.
Hai ragione, il rischio di un crac non è così remoto.
Un sorriso di salute
C.
Il titolo magari è un po’ misleading, visto che dopo l’intervento di Eurostat queste operazioni non sono piu’ consentite, o meglio, sono giustamente considerate alla voce indebitamento.
Calvin, considera che a chi si lamenta dei titoli viene dimezzato il sontuoso stipendio che percepisce dalla Giornalettismo società a responsabilità disabilitata. Poi, fai tu.
no ti prego, ho la rata dello yacht da pagare!