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pubblicato il 10 settembre 2008 alle 11:57 dallo stesso autore - torna alla home

E’ una delle principali spese già decentrate. Strutturalmente in crescita, molte regioni hanno deciso di finanziarla, in barba alle previsioni della Costituzione, con i debiti e la cartolarizzazioni. La crisi è prossima ventura?

Fateci caso, la genesi delle “crisi” in Italia segue sempre lo stesso schema: (1a) il problema si manifesta; (1b) il problema viene ignorato; (2a) il problema peggiora; (2b) si escogita un palliativo; (3a) il palliativo non funziona; (3b) si escogita un altro palliativo. A questo punto il punto 3 si itera fino ad uno dei seguenti sbocchi: crisi drammatica (Alitalia) o soluzione drastica (finanziaria 1992). Prendiamo il sistema sanitario: sanita Spesa sanitaria e cartolarizzazioni: la crisi prossima ventura?da metà anni ’80 (almeno) il problema principale è chiaro, e si chiama invecchiamento della popolazione. E’ un problema che chiunque abbia mai guardato una curva demografica conosce già, eppure alla crescita delle spese (salite in 10 anni del 30% – dal 5% al 6.5% circa del PIL) hanno fatto seguito deficit persistenti e allungamenti nei tempi di liquidazione degli importi dovuti (dalle regioni alle ASL o agli ospedali). In pratica, nonostante “riforme” e interventi straordinari, la spesa sanitaria è finanziata in molti casi tramite debito: che è un po’ come pulire casa nascondendo la polvere sotto il tappeto.

LE CARTOLARIZZAZIONI – “Fortunatamente” per le regioni italiane, negli ultimi 15 anni l’evoluzione della finanza strutturata ha moltiplicato i modi per la nascondere la polvere sotto il tappeto, trasformando i tesorieri degli enti locali in tanti aspiranti Fisher Black, destinati tuttavia a finire come tanti Nick Leeson. Nel settore sanitario il tappeto più capiente sono state le cartolarizzazioni: i crediti del settore sanitario vengono acquistati da un veicolo appositamente creato (SPV) a fronte dell’emissione di titoli di debito; allo stesso tempo, le strutture creditrici (ASL, ospedali, ecc.) utilizzano una “delegazione di debito” istruendo la regione debitrice a pagare direttamente all’SPV. In pratica, le strutture sanitarie incassano immediatamente crediti che altrimenti sarebbero liquidati entro 240-360 giorni, mentre la regione può finanziarsi a spese delle ASL che al contempo si fanno anticipare i soldi dall’SPV – cioé dal mercato. Ora, usando un minimo di logica, un modesto ragioniere di provincia potrebbe concludere che, gira che ti rigira, le regioni si stanno finanziando attraverso debito, il che è contrario all’art. 119 della Costituzione; si accapiglino pure gli avvocati sulle conseguenze legali per le operazioni in essere, ma debito è e debito rimane. Tuttavia, nel paese del latinorum, del primato dell’italiano sulla matematica e di Tremonti grande economista, la logica è, per l’appunto, roba da ragionieri: vuoi non trovare qualche illustre avvocato che tra un sinallagma ed un anatocismo  ti conclude che la struttura mantiene la sua connotazione di “carta commerciale” e quindi non risulta come debito? Ecco allora fiorire tante belle cartolarizzazioni, contremonti2 inf  268x201 6c28bd3171a991c88f87305c109b6ac5 Spesa sanitaria e cartolarizzazioni: la crisi prossima ventura?corredo di tante belle commissioni premio per le banche – scelte ovviamente sulla base di rigorose considerazioni di mercato. Per fortuna (del taxpayer), nel 2006 l’Eurostat chiarisce che interporre un veicolo per l’emissione di debito non cambia granché le cose, e così il palliativo perde il suo appeal con le regioni in molti casi più indebitate di prima.

QUANTI DEBITI “BIPARTISAN”- La conclusione è un altro capolavoro di italianità: la legge (296/2006) non si applica retroattivamente, cosicché la stessa struttura datata 2005 è costituzionale, datata 2007 non lo è più! Visto il numero di avvocati sparsi per la penisola, il concetto di “stato di diritto” sembra piuttosto questionabile; o forse è proprio per il numero di avvocati sparsi per la penisola che è questionabile… Mah, quesito filosofico di portata troppo elevata. Terminiamo con la classifica: prima per distacco la Regione Lazio del ticket Storace-Marrazzo con 6 miliardi di Euro; segue la Campania di “o governatore” Bassolino con 2.3 milliardi, mentre è solo terzo Totò Cuffaro con 1.3 miliardi; menzioni d’onore per Piemonte, Abruzzo e Molise. Poi dicono che non si fanno politiche bipartisan!

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