Interni

Centoundici.

5 dicembre 2009

L’indice, il medio, il 16 e le cifre sparate a caso.

L’altro giorno hanno detto al telegiornale del secondo canale Rai (canale di scolo) che il week end dell’otto dicembre 16 milioni di italiani si sposteranno. Verso cosa si sposteranno visto che non hanno un quattrino? Dalla camera alla cucina, dalla sala al gabinetto? Si sposteranno verso il più vicino canale con un macigno al collo, al fine di buttarcisi dentro? Oppure andranno tutti ai monti a sciare, visto che è uno sport altamente ricreativo che costa poco? Per ora sapete che si sposteranno, e ciò vi basti.  Appena dopo viene asserito con pronta sicumera che l’indice di fiducia medio degli italiani è a 111. Ma insomma, è indice o medio? Dovremmo sentirci confortati da quel 111, perché è più di cento e quindi è tanto. Sì, ma 111 rispetto a che? Per quanto hanno detto potrebbe trattarsi di 111 calamari al secondo, di 111 cammelli passati in un anno per la cruna dell’ago, 111 pl/h, patate lesse all’ora. Magari il gradiente di fiducia a novembre era, che ne so, 139 bare volanti al minuto e ora invece c’è stata una flessione. Tutto è possibile, quando le notizie vengono date con questo tipo di precisione. Ma questi sono dettagli.

LA MONTECARLO UMIDA - O io conosco una massa di cataplasmi depressi a oltranza, i quali vedono nero a dispetto di tutta questa spassosa sarabanda di segnali, oppure quelli che hanno fiducia non vivono in Brianza. Qui in Brianza la quasi totalità delle aziende nel 2009 ha chiesto la cassa integrazione. Qui c’è uno dei più importanti poli italiani del tessile. O meglio c’era o ci fubbi. Anche la mitica Canali, quella che fa i vestiti a Barack Obama, da tempo è ricorda alla cassa. Perfino la Leuci di Lecco, che da decenni produce lampadine, non si illuminerà più a partire dal 2010. Ma c’è di più. Molte storiche fabbriche chiuderanno entro la fine dell’anno, perché non ce la fanno più o perché, con la scusa della crisi, spostano gli impianti altrove. La lista è lunga, più di quanto si immagini. E pensare che noi siamo la terra dei ricchi, definita di recente la Montecarlo nostrana. Per noi era automatico alzarci, programmare il lavoro da svolgere e poi immediatamente dopo svolgerlo. Ora non è più così automatico. C’è depressione, scoramento. Insomma, siamo vieppiù scoglionati e non abbiamo voglia di essere Montecarlo, in primis perché non affacciamo sul mare della Costa Azzurra bensì sull’Adda, il Lambro e il Lario (siamo soggetti da capannone in ambiente umido-palustre, non da casinò con aria condizionata), e poi perché qui il lavoro non è mai stato un optional, qualcosa da svolgere una mezz’ora nell’ufficio di papà quando non ci sono cocktail in programma.

UN SIBILO TRA GLI SCAFFALI - Infine, come risucchio finale dello scolo, giunse alle mie orecchie la perfetta chiosa di tanto gaudio: pare che i consumi abbiano subito un’impennata dello 0,1 rispetto ai mesi scorsi. Mamma mia, che impennata galattica. Un balzo in avanti da far spavento. Allora forse dovremmo brindare al successo dell’Italia e alla ripresa che, con questo ottimista snocciolamento di cifre, si apre davanti ai nostri occhi fiduciosi come spigliata quanto rapida risalita. Sarà, ma dal mio parrucchiere si trova sempre posto, così come al beauty center. La mia estetista ha tolto le riviste dalla sala d’attesa perché non ha più necessità di ingannare l’attesa delle poche clienti, perché non c’è più da aspettare. Il proprietario del negozio di abbigliamento sotto casa ieri mi ha confessato di non aver voglia di fare la vetrina natalizia. Si vede che lo 0,1 non riguarda il trucco e parrucco, ma altri settori. Non quello alimentare, però. All’Esselunga la lunga esse è ormai il sibilo del vento tra le corsie vuote del supermercato. Scaffali pieni, corsie vuote. Questo 0,1 per cento, nella sua esuberante pochezza, non arriva da qui, questo è certo. Non basta aver fatto gli alberi di Natale fin dal giorno di Halloween per implementare il desiderio di spesa dei brianzoli. Nemmeno dello 0,1. Sono o non sono inquietanti questi numeri nudi, privi di metro di paragone, di un qualsivoglia riferimento che significhi a una povera anima se quel numero va bene o male? Crediamo ancora che il dato certo, numerico, possa modificare quel senso di incertezza e di bilico che ci pervade ormai tutti? L’impressione è che nell’immediato futuro sonderemo in modo più approfondito gli abissi della sfiga. Non sarà proprio questo il prossimo sondaggio che ci aspetta?

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