Dal lodo Alfano al nodo Fini: c’era una volta il PdL

3 dicembre 2009

In principio fu il Lodo Alfano, la legge che garantiva la sospensione del processo penale nei confronti delle 4 più alte cariche dello Stato fino a che fossero in carica. Approvato senza dissensi da tutta la maggioranza, e poi bocciato dalla Corte costituzionale. Da quella bocciatura è esploso il duello Fini-Berlusconi: un crescendo di dichiarazioni, liti e momentanee riappacificazioni. Fino allo strappo di due giorni fa, la chiacchierata “fuori onda” tra Fini e il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi, uno dei pretori che oscurarono le tre reti Fininvest nel lontano 1984.

Dentro il PdL, si parla ormai apertamente di un nodo Fini. Qualcuno ha detto che “le dichiarazioni di ieri dimostrano una volontà e un’azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà”. Le frasi incriminate di Fini sono: “Berlusconi ha il consenso per governare ma non l’immunità assoluta” perché “il Presidente eletto dal popolo ha il dovere di rispettare gli altri poteri: l’ordine giudiziario, il Parlamento, la Corte Costituzionale, le altre magistrature.” Fini ha anche detto che, viste le dichiarazioni – bomba del pentito Gaspare Spatuzza, la magistratura dovrebbe avere il massimo rigore, scrupolo, attenzione e professionalità per verificare le dichiarazioni attribuite a questo o a quel pentito”. Fini si è comunque detto “convintissimo che Berlusconi non c’entri nulla con la mafia”.

Non si capisce cosa ci sia di “sconvolgente” nelle dichiarazioni di Fini, che sono semplicemente il ribadire un concetto piuttosto antico, dalla Grecia classica, a John Locke, fino a Montesquieu con il suo “Spirito delle leggi”. Un concetto che dovrebbe essere nel dna di qualsiasi partito democratico del mondo: quello della separazione dei poteri e del rispetto tra gli stessi in un gioco di pesi e contrappesi. Questi principi non fanno dunque parte della “considerazione e della linea del Popolo della Libertà”?

Ma forse il problema è un altro, con radici più profonde. Un problema che inizia con la fondazione del PdL, la “rivoluzione del predellino”, del 18 novembre 2007. Quella che fece dire a Fini che “Berlusconi vuol fare l’asso pigliatutto. Ormai siamo alle comiche finali”. Fini spiegava lucidamente: “spero che sia per tutti chiaro che, almeno per me, non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà”. Poi la storia è andata diversamente, Fini è rientrato dopo poche settimane nei ranghi e il PdL è nato ed ha vinto le elezioni. Forse il punto è tutto qui. In molti, distratti dalla propaganda del “governo del fare”, dalle storie di escort e veline, dalla crisi profondissima del centro sinistra, si sono dimenticati di chiedersi se il PdL sia – o almeno stia diventando – un partito con “valori, programmi, classe dirigente”. O non invece un’alleanza per il puro potere, con una struttura feudale (Fini ha parlato di “caserma”) dove c’è l’Unto dal signore che tutto decide e poi i vassalli, valvassori e valvassini chiamati solo a ratificarne la volontà. Dove chiunque provi a parlare di politica, o di economia, senza seguire la corrente del “meno male che Silvio c’è” è eretico, o fuori dal partito, in contrasto con la “linea” del PdL.

Il nodo Fini sarà sciolto, prima o poi: o con un altro ritorno all’ovile del reprobo, o con la sua cacciata. Ma il tema resta. Soffocarlo ogni volta con le urla di lesa maestà non servirà. Non servirà neppure un lodo bis a nasconderlo: il nodo è quello di un partito di centrodestra che non sia solo l’ode a Silvio. Un partito senza un progetto, nato da una favola e che così è destinato a restare una favola. E quando, come tutte le cose di questo mondo reale, anche Berlusconi sarà passato alla storia – e la cosa non dovrebbe essere così lontana, se non altro per ragioni anagrafiche – il finale della favola non sarà comico. Ma tragico: per il centrodestra e per il paese.

3 commenti a Dal lodo Alfano al nodo Fini: c’era una volta il PdL

  1. “Non si capisce cosa ci sia di “sconvolgente” nelle dichiarazioni di Fini”

    non dovrebbe esserci niente di sconvolgente ma, evidentemente, qualcosa per cui sconvolgersi c’è se tutti ne parlano…

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  3. gianna178

    Non ci sarebbe nulla di sconvolgente se Fini non fosse l’alleato più stretto di Berlusconi…credo che a questo punto bisognerebbe mettere un po’ d’ordine nel Pdl, altrimenti si rendono necessarie nuove elezioni…almeno per capire chi sta dalla parte di chi!!

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