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pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

“Il presidente della Camera si salda ai poteri forti che vogliono la fine di Berlusconi”. “Ha incontrato Di Pietro”. “Tanto vale andare alle elezioni anticipate”. Il Popolo delle Libertà sembra ormai definitivamente aver chiuso con Gianfranco

agf 11776952 00240 Fini e Repubblica complottano contro Silvio?  L’Italia, si sa, è il paese dei retroscena e dei complotti. Per questo, non desta molto scalpore che si parli sempre a bassa voce, ma con quell’aria sempre più sicura di chi sembra saperla lunga, di nuove strategie più o meno sotterranee pronte a essere messe in atto da uno o più soggetti. Ma quello che più sorprende il giorno dopo la pubblicazione del fuorionda in cui Gianfranco Fini espone al Procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi le sue considerazioni sul Presidente del Consiglio e sulle scottanti inchieste giudiziarie in corso che potrebbero coinvolgere il Cavaliere, è notare come immediatamente prenda corpo l’ipotesi dell’apertura di nuovi sconvolgenti scenari nella vita politica del Paese. Il solito complotto da una parte, lo spettro di elezioni anticipate dall’altra, tanto per fare qualche esempio.

L’ETERNO CUI PRODEST – Provo sconcerto per le frasi di Fini contro Berlusconi, così come per quelle pronunciate dal procuratore della Repubblica”, afferma sul suo blog il senatore del Pdl Piergiorgio Massidda, che critica la frase “è nato con qualche millennio di ritardo”, pronunciata da Trifuoggi. Spiega Massidda: “Sta parlando, sia pure “fuori onda”, del presidente del Consiglio scelto dalla maggioranza degli elettori con il presidente della Camera, senza che questi almeno prenda le distanze da un giudizio offensivo di un uomo e dimostrazione di quanto poco ci si curi del rispetto per altri poteri dello Stato”. Insomma, pur di difendere il capo, non si esita ad attaccare senza entrare nel merito del contenuto delle affermazioni: che si parli di differenza tra leadership e monarchia è un particolare che viene tralasciato. Poi si parla della fuga di notizie: “Quel che sconcerta – dice il senatore - è lo scambio di informazioni giudiziarie su una torbida vicenda che vede al suo centro un pentito e le sue “rivelazioni” che dovrebbero essere coperte dal segreto”. Infine, si spiega il “disegno” a cui si faceva riferimento nel titolo del post: “Sarà un caso che ad autorizzare la diffusione del video sia stato il presidente del “Premio Paolo Borsellino” e a farsi carico di diffonderlo per prima sia stata La Repubblica?”, chiede il senatore provando a collegare l’accaduto con un fantomatica congiura ai danni di Silvio Berlusconi.

SARA’ UN CASO? - La tentazione di buttarla in caciara in questi casi, si sa, è forte. Anche il senatur Umberto Bossi ha provato a motivare nella stessa maniera l’accaduto: “Siete pessimi, la colpa è vostra, siete voi giornalisti che avete lasciato il microfono aperto e l’avete fregato”, ha detto ieri a Montecitorio. Insomma, a quanto pare, Fini sarebbe stata la pedina di un gioco più grande di lui architettato dalla stampa avversaria, quella di Repubblica. Se non altro, tutto molto suggestivo, sicuramente. Che poi Fini venga additato da tanto tempo come quinta colonna della sinistra dai militanti del Popolo delle Libertà non è mica un segreto. Per questo ha cominciato a girare fino a ieri sera la bufala di un suo incontro con Antonio Di Pietro, il nemico pubblico numero uno di Berlusconi. La smentita è arrivata dallo stesso leader dell‘Italia dei Valori, ma di sicuro qualcuno a destra non ci crederà. Pure lui ci mette del suo: “Sarei pronto a sottoscrivere di nuovo il programma di governo, sono stato io a contribuire a stilarlo e lo rifarei di nuovo“. ha affermato ieri il presidente della Camera ai fedelissimi, dichiarando di non voler affatto rompere il ‘patto’ che lo ha legato a Silvio in campagna elettorale. “Ma quale complotto, sono cose assurde“, ha ripetuto sottolineando che “c’e’ chi butta benzina sul fuoco e vuole allontanarmi da Berlusconi“. Adesso anche Fini comincia a buttarla in caciara gridando al complotto?stor 6575059 48110 Fini e Repubblica complottano contro Silvio?

ELEZIONI SUBITO! – Quindi c’è l’ipotesi pronta ad aleggiare ogni volta che il Presidente della Camera, volontariamente o per caso, si scontra col suo stesso partito. “Chi mette fuoco tra Berlusconi e Fini vuole andare alle elezioni anticipate. Questo è l’unico rischio e ce lo possiamo provocare da soli perchè l’opposizione non c’e”, ha detto il Ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi. E’ un’ipotesi che non sembra essere semplicemente un modo come un altro per tenere a bada Fini e i suoi fedelissimi, ma una eventualità presa in considerazione anche da altri parlamentari. Alla possibilità che Silvio, sulla forza del suo ampio consenso, appoggiato dalla Lega, si dimetta e chieda una verifica politica in primavera, qualcuno tra le fila della maggioranza ci crede davvero. Ci credeva quando si ripetevano uno dopo l’altro gli sgarbi tra i leader (ad esempio quando ci furono le polemiche di Brunetta su Tremonti in una situazione che sembrava irrecuperabile, con qualche peones che assentandosi alla Camera faceva “andare sotto” la maggioranza); ci crede ancora oggi che gli animi stentano ancora una volta a placarsi. “Elezioni a maggio, schema chiaro: Fini ha tradito e impedisce di governare. E’ necessario un passaggio elettorale per ridare la parola agli elettori”, dice qualcuno dalle parti del Pdl. Ma sono in pochi a sostenere questa ipotesi. L’espulsione di Fini, infatti – è questa l’idea più diffusa – sarebbe un boomerang per il Pdl, un gesto troppo eclatante, zittirlo con una nuova tornata elettorale pure. D’altra parte l’inconsistenza numerica di coloro che si mostrano disposti a seguire il presidente della Camera fino ad un eventuale voto di sfiducia al governo elargisce serenità a tutto il partito. Gli annunci di Schifani prima (che qualche giorno annunciava un rischio elezioni anticipate) e Scajola poi (che oggi intima a Fini di allinearsi alla linea del Pdl) sono i fulmini a ciel sereno lanciati da Silvio Berlusconi che bastano e avanzano per avvertire l’ex Presidente di An. Il dissidente che in tre mesi di ferro e fuoco, di continui distinguo, non si è mai spinto al punto di minacciare una sua fuoriuscita dal partito.

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