La Banca del Mezzogiorno, così come pensata dal ministro dell’Economia, rischia di esplodere in una grossa bolla creditizia, proprio come quell’americana del mercato dei mutui.
“La Banca del Mezzogiorno dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite
dallo Stato. Il risultato sarà un eccesso di liquidità, con molto denaro destinato ad impieghi senza futuro. All’inizio il mercato drogato del Sud attirerà capitali che dovrebbero essere destinati altrove. Ma nel medio-lungo periodo, la bolla creditizia scoppierà e procurerà gravi danni ai cittadini che saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud. Una storia non molto diversa da quella di Fannie e Freddie sul mercato dei mutui negli Stati Uniti. E abbiamo visto com’è andata a finire”. Questa è l’opinione di Luigi Guiso e Nicola Persico, due economisti del portale lavoce.info che hanno fatto “le pulci” alla nuova creatura bancaria pensata e, soprattutto, voluta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Chiariamo subito che Fannie Mae e Freddie Mac sono due società create alla fine degli anni ’30 per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano. Sono formalmente società private dalla fine degli anni ‘60, ma hanno sempre avuto una linea di credito garantita per svolgere la loro “missione pubblica”. Le due società non prestavano denaro ai privati cittadini, non erano loro, quindi, a concedere mutui agli americani che volevano comprare una casa. Fannie e Freddie i mutui li compravano, li assicuravano, li impacchettavano e li cartolarizzavano, per poi rivenderli agli investitori di mezzo mondo sotto forma di titoli ed obbligazioni: praticavano, quindi, il cosiddetto “credit crunch”, in altre parole quella pratica finanziaria che ha messo in ginocchio i mercati finanziari mondiali circa un anno fa, quando la crisi del mattone e le difficoltà dei subprime, hanno tolto il supporto ai loro bond. Tutti i big di Wall Street hanno avuto nel loro “portfolio” derivati di questo tipo. Ancora oggi, la Banca centrale cinese detiene obbligazioni di Fannie e Freddie per centinaia di miliardi di dollari, così come le istituzioni d’Arabia Saudita, Russia e Giappone.
LA MIA BANCA È DIFFERENTE… – Ma cosa sarebbe questa Banca del Mezzogiorno? Anche i due economisti ammettono che “è difficile dirlo con esattezza”. Molti, in realtà, temono che sarà (se vedrà mai la luce) un “carrozzone” poco trasparente e molto politicizzato. Altri ancora, invece, mettono in dubbio la sua stessa utilità di incentivare, in questo modo surrettizio, il credito nel meridione. Tra le obiezioni sollevate, spiegano i due economisti, è però “assente quella sulla caratteristica più “tossica” della proposta: che la Banca del Mezzogiorno dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato italiano”. Una banca che opera sul mercato è, in sostanza, un intermediario che prende i soldi in prestito dai risparmiatori e li rigira alle imprese. Perché le banche non prestano soldi a tutti quelli che ne fanno richiesta? “La ragione è che, man mano che la banca presta, esaurisce i clienti meritevoli di credito e, se continua, inizia a pescare tra quelli più rischiosi”. I risparmiatori sanno che il rischio aumenta, quando si finanziano clienti che possono diventare facilmente insolventi. Per questo, al fine di proteggere i propri risparmiatori ed il proprio patrimonio, gli istituto di credito non danno (o, almeno, non dovrebbe dare…) i soldi a chi non li merita. Con la Banca del Mezzogiorno, così come la concepiscono il ministro dell’Economia e quello del Welfare, Maurizio Sacconi, questo meccanismo “elementare” di credito è completamente assente. In questa nuova banca i risparmiatori non correranno nessun rischio se le aziende a cui si prestano i soldi falliscono, poiché alla fine pagherà lo Stato. Le stesse obbligazioni emesse dalla banca godranno di favorevoli agevolazioni fiscali. Il tutto si tradurrà, quindi, in una vera e propria “droga” del mercato del credito dovuta ad un eccesso di liquidità. Inoltre, le imprese del Nord soffrirebbero l’inevitabile concorrenza “sleale” di quelle del Sud. Concorrenza, anche questa, drogata, che si svilupperebbe su criteri di convenienza più che di sana competizione. Insomma, l’idea di fondo sarebbe quella di creare le condizioni per portare la “Cina in casa nostra”: nel Sud, giocando – ovviamente al ribasso – sul costo del lavoro. Non a caso, assieme alla proposta della Banca del Mezzogiorno, la stessa maggioranza di centrodestra ha più volte paventato il ricorso alle cosiddette “gabbie salariali”, diversificate su base territoriale. In sostanza, stipendi e salari più alti ai lavoratori che vivono e lavorano nelle regioni settentrionali, rispetto a quelli del Meridione.
ECCO LA BOLLA – Per questo, i due economisti prevedono l’esplosione di
una bolla creditizia sul modello di quell’americana “che nel breve periodo apparentemente gioverà al Sud perché si assisterà ad un boom d’imprese che nascono e d’imprese esistenti che crescono. Ma nel medio-lungo periodo, quando scoppierà, procurerà gravi danni ai cittadini che, alla fin fine saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud ormai fantasma”. Guiso e Persico si dicono pressoché certi di questo sviluppo, proprio sulla scorta di quanto avvenuto, non più di un anno fa, dall’altra parte dell’oceano Atlantico. “Abbiamo vissuto nell’ultimo anno le conseguenze dello scoppio di una bolla creditizia – quella dei mutui negli Stati Uniti – di cui un ingrediente non secondario erano proprio le “government sponsored enterprises” come Fannie Mae e Freddie Mac”, vale a dire “l’analogo americano del progetto di Banca del Mezzogiorno, giacché ciò che ha permesso a queste aziende di “drogare” il mercato del credito è stato proprio il loro accesso alla raccolta di risparmio garantito dal governo Usa”. La bocciatura della “Banca Tremonti” è perciò senza appello. “È stupefacente che, proprio nel mezzo della crisi finanziaria più difficile della nostra generazione e con un debito che sfiora il 120 per cento del Pil, il governo italiano pensi di creare un “mostro del credito” che si finanzia con titoli garantiti dallo Stato. Ed è paradossale vedere che quelli che hanno menato gran vanto di aver previsto tutto della crisi anzitempo, siano i primi ad ignorarne le lezioni più salienti”.























vabeh, ma sei un disfattista
(tanto non gliela fanno nemmeno fare
)
Mah… ai loro “imprenditori” (nota le virgolette) del Sud dovranno pur vendere qualcosa nella prossima campagna elettorale per le Regionali, o no? E poi nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo sul processo breve ecc.
e se funzionasse? l’idea di trasformare il sud in Cina intendo. Potrebbe poi spostare, no va bè non ci credo nemmeno io.