Cultura

Attualità di Michel Angelo da Caravaggio fra arte, politica, eros e cinema

3 dicembre 2009

Storia di uno dei primi uomini ribelli e liberi, dannati e veri

Sguardo torbido, impulsività incontrollata, la mano sempre appoggiata sull’elsa, quando non impugnava con favolosa inventiva il pennello, passioni accese, un fuoco dentro che gli arse la vita, un genio ribelle della pittura, fuori dai canoni e dalle mode, fuori dal tempo e dalla storia. Questo potrebbe essere un ritratto ideale di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, un artista che espresse appieno il suo tempo, un momento storico intriso di spiritualità decadente e manierata, di ipocrisia contro-riformista già avviata a spegnersi nell’edonismo barocco, un momento cronologico di frontiera, sfrangiato fra spinte intellettuali innovative e residui manieristi, tra immersioni nella preghiera, nei dogmi, nella fede da un lato e dalla promiscuità sessuale, dall’eros sfrenato, dalle esperienze etero e omosessuali, una netta divisione tra l’erotismo dei piani alti della nobiltà e delle gerarchie ecclesiastiche, abilmente mascherate, tenute celate al pubblico dominio, al giudizio popolare e il libertinaggio del popolo, le taverne, i bordelli, la prostituzione, l’omosessualità, i travestimenti, un erotismo trasversale che dal basso delle taverne giungevano alla frequentazione dei “salotti buoni”, donne, uomini ed efebi che si prostituivano nei quartieri più degradati e, nel contempo, negli studioli cardinalizi, passando dagli antri segreti dei palazzi romani che contavano.

MALEDETTO – Caravaggio adopera con diverse intonazioni e sfumature il tema della decapitazione, lo piega ai suoi fini espressivi, ne dirige gli effetti di pathos drammatico per esprimere il suo disagio, lo straniamento di uno spirito libero, di una idealità sopita e repressa, ma che emerge prepotentemente nell’espressione di orrore di Fillide, la sua amata, rappresentata nelle vesti di Giuditta mentre recide il capo ad Oloferne, che tuttavia mostra anche una ferina eccitazione nell’atto, appena percepibile dall’affacciarsi dei turgidi capezzoli che filtrano dalla camiciola. Un Caravaggio che interpreta appieno il personaggio del “maledetto” tanto caro a Verlain, il genio incompreso che mostra attraverso il suo linguaggio espressivo tutto il malessere di esistere, una vita vissuta tra l’asservimento al potere, veste stretta al Merisi, incarnato dai suoi committenti porporati e potenti, e la vita reale, la taverna, il vino, le donne, l’osteria, ma anche l’omosessualità, assai tollerata e praticata all’epoca, vissuta come propaggine del bello ideale degli antichi, che nel bello maschile sublimavano l’apice dei canoni interpretativi dell’amore puro, platonico e carnale. Ma all’ombra, minacciosa, stava la Chiesa che, come oggi, censura, purga e pretende di dettare le regole di vita, la politica quotidiana, la tonaca fatta potere che piomba sul genio dell’artista, ne contesta i canoni iconografici e, implicitamente, gli ideali di vita. Questo rappresentano i volti di Goliath che Caravaggio dipinse rappresi nel livore della morte, spiccati dal torso, grondanti di sangue. Essi esprimono la sua impotenza davanti al potere, la sua ritrosia ad accettare compromessi con chi detiene il bastone dell’imperio, con un’impressionante rimando analogico all’essere artisti, intellettuali ed informatori oggi, soggetti alla mannaia della censura di un potere insofferente alla critica, un regime che si compiace della longa manus stesa sulla manipolazione dell’informazione e che bolla come nemici coloro che non condividono il medesimo pensiero.

LIBERO – Caravaggio provò a non piegarsi alla volontà del regime e perseguì con logica e ferrea coerenza il tema della decapitazione, esemplato nella tela de La Valletta, la Decapitazione del Battista, tragica nell’esposizione scenografica della prigione, un muro spoglio, umido e sporco, interrotto da una grata. Le sue emozioni e pulsioni maltesi, il suo dramma, tutto è condensato nel gesto energico del carnefice che mozza la testa di Michelangelo stesso. Un genio nato e cresciuto a contatto diretto con il potentato, tra gli Sforza e i Colonna del feudo di Caravaggio, dove il padre prestò servizio come segretario di casa. A Roma l’artista fu al servizio di personaggi importanti, poteva ottenere onori, prestandosi a fare il cortigiano, ma egli fece la sua scelta, preferì il popolo, si immerse nel popolo, da questi trasse la linfa vitale e l’energia sublime, in un transfert cerebrale ed emotivo con le sue tele, intrise di popolaresca vitalità, di personaggi reali che il divino Caravaggio trasse dal vero. E per questa sua scelta, per non aver incensato i politici, per non essersi schierato nel bipolarismo del partito filo-francese o quello filo-spagnolo, per la lotta combattuta con l’intento di mantenere intonsa la sua indipendenza intellettuale conobbe l’amarezza. Che analogie con il presente! Quanti elaboratori di cultura oggi si prostituiscono, sul carro del vincitore, per ottenere laute prebende e una carezza sul capo da parte di chi possiede e deforma tutti i media! Caravaggio per questa sua scelta coraggiosa pagò un prezzo altissimo ed amaro, pagò con l’esilio, vi lasciò la vita, su una spiaggia del litorale romano! Per tale motivo Michel Angelo viene considerato un antesignano del cinema moderno, in maniera prevalente per i suoi tagli di luce, una luce che fa aggallare un volto dal mare dell’ombra, volto vibrante di emozioni, espressioni vivissime, reali, mai idealizzate, giammai liricizzate dalla bellezza artificiosa, ma in carne ed ossa, nella terza dimensione della verità, volti da strada, volti qualunque che attraverso il filtro del suo pennello assurgono al rango di poesia pura. Quanti direttori della fotografia hanno studiato il luminismo di Caravaggio, le sue fonti chiaroscurali, ma in effetti le sue grandi tele spettacolari e scenografiche, sono un’anticipazione delle sequenze filmate, pura azione corale, violenta nel suo splendore, vorticanti attorno al centro rappresentato per lo più dal carnefice, statuario e ferino nel momento in cui colpisce, di una classicità sensuale e tenebrosa, ricco di spunti per i cinematografari neo-realisti e per tutto il Novecento.

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