Una vergogna chiamata Ilva

di - 27/07/2012 - Tutta la storia della fabbrica che secondo il Gip ha ucciso. Amicizie politiche. Favori da Prima Repubblica. E un popolo avvelenato. Bisogna salvare una "realtà primaria produttiva italiana" dice Passera. Ma a salvare i tarantini non ci ha pensato nessuno

Una vergogna chiamata Ilva
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Le otto persone raggiunte dalle ordinanze di custodia agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto sono il patron dell’Ilva Emilio Riva, il figlio Nicola, Luigi Capogrosso (questi ultimi fino a poche settimane fa rispettivamente presidente e direttore dello stabilimento), Angelo Cavallo, Ivan Di Maggio, tutti gia’ indagati, cui si sono aggiunti nelle ultime ore, Salvatore De Felice (per i ruoli di responsabilita’ svolti in passato, recentemente subentrato a Capogrosso), Salvatore D’Alo’ e Marco Andelmi. Questo procedimento unifica tre fascicoli precedenti. (AdnKronos)

NOMI E FACCE – Persone i cui nomi forse non vi dicono nulla, ma sicuramente tanto significano per migliaia di tarantini che – da anni – denunciano una situazione insostenibile nella città in cui vivono. Quella di un popolo avvelenato giorno dopo giorno – dicono i fatti, e i morti – e costretto a sopportare il veleno di cui sopra sotto il ricatto del posto di lavoro dei giovani che con l’Ilva, loro malgrado, ci vivono. Senza nemmeno una parvenza di trattativa: o questa minestra, o etc etc. Ma perché l’Ilva di Taranto è stata sequestrata? Il Gip Patrizia Todisco, che ha disposto la procedura attuata in serata il 26 luglio, scrive che

“La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone. “Ancora oggi” gli impianti dell’Ilva producono “emissioni nocive” che, come hanno consentito di verificare gli accertamenti dell’Arpa, sono “oltre i limiti” e hanno “impatti devastanti” sull’ambiente e sulla popolazione. La situazione dell’Ilva “impone l’immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo”. E’ quanto scrive il Gip nell’ordinanza di sequestro dell’impianto di Taranto. “L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica)’, ma ‘addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si e’ concretizzato in eventi di malattia e di morte’

LE ACCUSE - Quindi, secondo l’accusa, l’Ilva inquinava sapendo di inquinare (e in alcuni casi, uccidere) e per anni avrebbe riversato nell’ambiente di Taranto sostanze non solo in grado di provocare danni alla salute pubblica, ma addirittura letali. Una storia che questo e altri siti di informazione denunciavano da anni. Come da anni le associazioni cittadine di tarantini combattevano contro un “mostro” che uccideva i loro cari. Non chiedevano vendetta, né avrebbero potuto perché i loro figli in fabbrica ci lavorano: chiedevano solo umanità. Che fosse riconosciuto loro il danno subito, o perlomeno, che la si smettesse. E per anni, niente. Mentre oggi, quando sono comparsi i sigilli, la stessa Ilva che fino a ieri era conosciuta da uno sparuto pubblico, diventa l’emergenza nazionale da salvare. Non un cenno ai motivi del sequestro. Non una parola sui morti, sul cancro, sulla diossina, sul veleno. Bisogna salvare una “realtà primaria produttiva italiana” dice Passera, ma a salvare i tarantini non ci ha pensato nessuno.

I NUMERI – Ma chi lo dice, che è stata l’Ilva? I numeri lo dicono. I numeri e i morti. Povera gente che ha solo avuto la sfortuna di incrociare, nella propria vita, gli interessi di chi crede che i soldi valgano più di vita e salute. Lo scandalo che infatti oggi è scoppiato in tutto il suo crudele dramma, affligge da tempo la città di Taranto, i cui bambini a 13 anni si ammalano di tumore come se fumassero da 20. La colpa è della presenza inquietante di diossina, abbondantemente rilasciata nell’aria proprio dall’Ilva, stando almeno alle rilevazioni dell’Arpa, agenzia ambientale chiamata a rilevare il livello di inquinamento ambientale. Qui vale la pena di fare un piccolo flash back.

LA STORIA - Dovete infatti sapere che l’immissione di diossina nell’aria è ovviamente regolata dalla legge, poiché nociva – se non letale – in dosi massicce. Ma quella italiana, come sempre, si è limitata a “fotografare” la realtà perché cambiarla era troppo difficile, salvo poi lamentarsi quando arrivano i sequestri. Così si presentava infatti, alla data delle prime accuse sullo stato incredibile in cui Taranto versava (2007), la situazione legislativa. Taranto, la città più inquinata d’Europa, era quasi virtuosa. Se infatti in media le legislazioni di tutti i paesi europei fissavano a 0,1 o 0,2 ng/m3 la concentrazione di diossina che poteva essere immessa nell’aria, la legislazione italiana ne prevedeva 10000 di concentrazione totale. In pratica valeva solo per l’Ilva, in quanto altre Regioni, come il Friuli, che avevano notato un aumento di diossina nell’aria, avevano poi provveduto a riportare sotto la soglia europea le emissioni. La Puglia no, tanto che a Taranto l’Arpa regionale quantificava in 277,1 ng/m3 la concentrazione di diossia del 2007. Un’enormità. Resa legale da una legge varata alla fine del governo Berlusconi III – e tenuta successivamente da Prodi – la quale, in poche parole, rendeva paradossalmente quasi virtuosa l’Ilva, che a causa di quelle emissioni, in un qualsiasi altro Paese dell’Europa sarebbe stata chiusa da anni. E che, secondo una proiezione di Peacelink, in 45 anni di attività potrebbe aver riversato nei polmoni dei tarantini più di sette chili di diossina.

ALITALIA E CAI – E’ quindi dal lontano 2007 che questa faccenda è pressappoco sotto gli occhi di tutti. Perlomeno di quelli che vogliono vederla. Non lo Stato italiano, che come abbiamo visto perlomeno dal punto legislativo sembra non tenere conto dei polmoni sempre più devastati dei cittadini italiani residenti a Taranto. In più va detto che il padrone dell’Ilva, Emilio Riva, è un eroe della patria. Come non tutti sanno, infatti, ha avuto un ruolo nell’affaire Cai. Vi ricordate la storia? Alitalia stava fallendo, non potevamo venderla ai francesi, secondo Berlusconi, perché pareva brutto. Meglio dividerla in due e regalare i debiti della parte malata allo stato, cioé ai cittadini, cioé a noi (una crisi si costruisce anche così). La parte sana dell’azienda invece, affidarla a un manipolo di saggi eroi della patria, imprenditori che formarono Cai, al fine di salvare ciò che rimaneva di un’azienda che senza demagogia sarebbe stata salvata da mesi. Fra questi, ta-dah! -Emilio Riva, già frequentatore delle cene elettorali di Berlusconi.

IL PREZZO DEL PATRIOTTISMO - Ma salvare Cai ha un prezzo, soprattutto se in Puglia la giunta Vendola ha iniziato a dare fastidio, proprio sulla questione dell’inquinamento dell’Ilva. Di più, ha minacciato di farla chiudere se non si adeguerà agli standard europei, evitando – bontà sua – di emettere diossina a destra e a manca per risparmiare sulla “pulizia” delle sue emissioni. Figurarsi: e fu così che Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente all’epoca reggente, contestò i dati sull’inquinamento (era il 2008) che inchiodavano l’Ilva, salvandola una prima volta dalla “furia” della Regione. Forse, potrebbero pensare i maligni, per non dare grattacapi all’amico Riva, impegnato appunto a salvare la compagnia aerea tricolore (Grazie eh!). A quel punto rimaneva solo una piccola quisquilia da risolvere, ovvero la concessione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) senza la quale l’Ilva sarebbe costretta a chiudere e su cui Vendola aveva già minacciato parere contrario se non si fosse fatto qualcosa per diminuire la diossina. Ma i tecnici che dovevano decidere se concederla o meno sono stati rimossi sempre dalla Prestigiacomo, per essere sostituiti con esperti di sua fiducia.

LAVORO  E DIGNITA’ - Ma ancora non è finita: perché anche le condizioni di lavoro dell’Ilva non erano proprio un bijoux. E proprio su questo val la pena di fare un’ultima riflessione. Oggi gli operai scioperano per salvare un’azienda che spesso fatto ammalare – se non ucciso – i loro cari. E non lo fanno inconsapevolmente: anzi. E’ una tortura doppia. Ma sono comunque costretti, perché altrimenti oltre al passato dovranno dire addio anche al futuro. Allora ragioniamo sul paese che siamo diventati: un luogo dove chi vuole lavorare si trova a volte costretto ad accettare che del proprio lavoro qualcuno – gente che magari conosce – debba morire. Proviamo per un secondo a metterci nei loro panni. E’ scomodo, vero? E’ questo il paese che vuoi, Mario Monti?

(Photocredits: Twitter)

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5 Commenti

  1. Vito scrive:

    Questa purtroppo é una grave e grande realtà, ma non l’unica nel nostro paese. Purtroppo gli imprenditori vedono e considerano gli adempimenti riguardo la sicurezza sul posto di lavoro ed il rispetto dell’ambiente come ostacoli inutili allo sviluppo ed ai profitti aziendali.

  2. bruno scrive:

    mi associo nel condannare quanto accaduto a Taranto, la soluzione, se c’è una soluzione, non può e non deve passare ancora una volta sulla pelle dei lavoratori che già hanno subito il danno, fisico e morale, maca soltanto che si aggiunga anche la beffa della chiusura degli stabilimenti e la conseguente perdita del posto di lavoro

  3. Franco scrive:

    Il fatto che si dica che passerebbero durante la vita di una persona 7 Kg di diossina nei suoi polmoni, quando ne basterebbe 1000 volte meno per stecchire un elefante mi fa pensare che sia tutta una messinscena e quindi anche il resto siano bugie, altrimenti come si spiegherebbe che anche a Taranto c’è stato un considerevole aumento dell’aspettiva di vita negli ultimi 30 anni.
    La verità è che in Italia è in atto un attacco al sistema industriale, vedi demagogia del referendum sul nucleare, blocchi auto nelle città, pronunciamenti negativi sui rigassificatori, No TAV ecc..
    Che la guerra industriale si combatta anche finanziando certi gruppi?
    Perchè in Germania e Francia ci sono centrali Nucleari e a carbone, Stabilimenti siderurgici, Tav e inceneritori e nessuno dice niente anzi si vive meglio che da noi?

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