Il doppio ricatto dell’Ilva
di Maddalena Balacco - 27/07/2012
Ieri è finalmente esplosa in tutta la sua drammaticità la situazione dell’Ilva di Taranto, azienda sequestrata perché stando al Gip, sapeva di uccidere e continuava a farlo.
Un segreto di Pulcinella che questo sito e altri giornali avevano denunciato in tempi non sospetti, quando a Taranto in decine si arrendevano a cancri e tumori la cui provenienza poteva essere una e una sola, ignorata però da tutti. E vergognosa è la risposta che lo Stato italiano ha dato a questa emergenza sanitaria nazionale, quando per bocca dei suoi massimi esponenti ha voluto sottilineare – vedi alla voce Ministro Passera – come fosse necessario salvaguardare una realtà produttiva primaria in Italia. Senza scandalizzarsi del fatto che la stessa realtà produttiva primaria italiana viveva e prosperava succhiando il sangue alla città che la ospitava. Muoia l’uomo per salvare il soldo.
Ma che paese vogliamo costruire, tecnici o politici che siamo, se non siamo in grado di scandalizzarci per un operato indegno e calcolatore. Che razza di paese difende un’azienda che ha distrutto un intero ecosistema dimenticandosi di tutti quei cittadini morti per un inquinamento non loro. Tecnici? Mostri. Mostri che dimenticano il fattore umano: quello che si esplica drammaticamente nel volto di ogni operaio dell’Ilva. Quegli stessi che per anni hanno dovuto barattare la propria sicurezza con la possibilità di lavorare, e oggi si vedono costretti a difendere l’azienda che silenziosamente ha ucciso i loro nipoti, parenti, amati. Il dramma di queste persone, divise fra voglia di giustizia e fato beffardo, dovrebbe farci riflettere su quello che siamo. Ma sperare che questo accada in un paese che difende l’indifendibile in nome di un lavoro che uccide chi lo compie e i suoi cari, per via della disonestà di alcuni, è chiedere effetivamente troppo.












Un capitolo tristissimo della storia italiana dove sono emersi tutti i limiti “tecnici” della politica, dei sindacati, di tante istituzioni in generale e, quasi manco a dirlo, chi ne paga (pagato e pagherà) le conseguenze sono i cittadini di Taranto, e non solo, più una bella schiera di lavoratori, che purtroppo si vede privato di un diritto sacrosanto: il DIRITTO AL LAVORO! Spero che sempre meno persone se la prendano con la magistratura, forse gli unici ad aver fatto il loro lavoro…Essere chiamati a scegliere tra Lavoro e Salute (a proposito, consiglio un articolo di Jacopo Fo in merito)è una scelta inverosimile nel terzo millennio, che non dovrebbe proprio accadere; eppure succede, e molti corrono il rischio di esplodere a causa della rabbia, dicendo cosi fuori luogo e compiendo azioni che non avrebbe mai pensato prima!!!