Matteo La Placa ha visto la moglie incinta morire forse per un caso di malasanità. Ma la prima udienza si è celebrata a fine 2007. E se passano le norme in discussione in Parlamento, non si arriverà mai a sentenza.
Palermo, Italia. Ieri davanti al palazzo di giustizia un uomo è rimasto
incatenato per circa due ore, per “chiedere giustizia” e dire di no al processo breve. Ma non per una questione politica: per una questione umana. Il protagonista della vicenda è Matteo La Placa, 41 anni, nato a Sciacca in provincia di Agrigento. La Placa nel 2003 ha visto morire la moglie, Accursia Attardo di 31 anni e la figlia che lei aveva in grembo – la donna era quasi al nono mese di gravidanza – che avevano deciso di chiamare Martina. “Mia moglie e mia figlia sono morte da sei anni -si leggeva sul cartellone scritto con un pennarello secondo l’AdnKronos – e io attendo ancora giustizia“.
IL TRIBUNALE E IL PRESIDENTE - Sulla sua vicenda i pubblici ministeri hanno indagato, e il giudice per l’indagine preliminare ha rinviato a giudizio otto persone. Sotto processo il primario, il suo vice, altri medici ed infermieri. La donna, dopo essere stata a Bologna per una cura ormonale, è rimasta incinta e ha proseguito la sua gravidanza a Palermo, dove è stata seguita all’Istituto Materno Infantile. Aveva una sindrome da iperstimolazione ovarica. “E’ stata curata male -spiega il suo avvocato Salvatore Petronio – le è stata somministrata una sola fiala di albumina. Per questo è morta, nei polmoni si erano formati oltre 3 litri e mezzo di liquido. E’ morta per edema polmonare“. Per gli otto, l’accusa è di omicidio colposo e falsificazione di atti. Per il primo, la pena massima prevista è cinque anni, per il secondo poco meno. “Se fosse già approvato il processo breve -spiega La Placa- a quest’ora il processo andrebbe praticamente in prescrizione e io non avrei mai giustizia per mia moglie e mia figlia“. Dopo circa due ore di “manifestazione singolare” tra lo stupore dei passanti, Matteo è stato ricevuto dal presidente del tribunale Giuseppe Rizzo. “Mi ha assicurato – ha detto – che le udienze saranno accelerate e che seguirà l’iter processuale“. La prossima udienza è fissata per il prossimo 7 dicembre. La prima si è celebrata il 18 dicembre 2007. “Ma la sentenza è ancora molto lontana“, dice. Il giudice monocratico che dovrà decidere è Daniela Vascellaro.
ALFANO DIXIT - Ieri in commissione giustizia al Senato il ministro
Alfano ha ribadito che “il livello di impatto delle ddl processo breve è dell’1% e fa riferimento a oltre 3,3 milioni di procedimenti pendenti. Se si fa invece il calcolo sulla fase dibattimentale di primo grado, e quindi si cambia il parametro, su oltre 391mila processi pendenti in quella fase si estinguerà il 9,2% dei processi”. Il vice presidente del Csm Nicola Mancino ha invece affermato che “allo stato nessuno può dire con sufficiente certezza a quanto ammonti la percentuale dei processi che ricadrebbero nella sanzione di estinzione ipotizzata nel disegno di legge in discussione. Ciò che in questo momento è possibile ricostruire è la condizione delle diverse realtà giudiziarie del paese ed effettuare un conteggio non troppo approssimativo del numero dei processi a rischio“. Chissà quante storie simili a quella di La Placa ci sono in mezzo a tutti quei numeri.























Allora: anche se le stime di Alfano fossero corrette, e non lo credo, sarebbe iniquo permettere che casi del genere rimangano senza giustizia, e che chi ha commesso negligenze e superficialità nel proprio lavoro causando la morte di qualcuno possa ancora agire indisturbato.
Voglio solo esprimere la mia solidarietà ed affetto al signor La Placa.
Chissà quante persone, famiglie sconosciute si trovano nella stessa condizione.
Purtroppo di noi comuni mortali non interessa niente a questa classe politica e
forse a nessuna. Non esistono più ideali, senso della giustizia, solo denaro e potere. Penso che ci resti solo la rassegnazione. Un gesto forte, forse sarebbe
non ascoltare più i salotti della tv ( Ballarò ecc) dove parlano e sparlano di cose assai lontane dalla realtà, ne’ leggere più nessun giornale, che comunque seguono gossip, scandali. Sembrano principianti attori di teatrini di periferia, perchè gli attori veri sono un’altra cosa.
Allora vediamo…
“Mia moglie e mia figlia sono morte **da sei anni** -si leggeva sul cartellone scritto con un pennarello – e **io attendo ancora giustizia**“.
Ecco, **queste situazioni**, di sentenze di primo grado non emesse dopo 6 anni, **con il processo breve, dovrebbero**, nel futuro, **non ripetersi**.
Questo mi sembra già **una grande cosa** no?
Inoltre, lo scopo della norma è anche quella di mettere un po’ di **”pepe al culo”** dei lentissimi magistrati ed infatti…il risultato si direbbe raggiunto…
Matteo è stato ricevuto dal presidente del tribunale Giuseppe Rizzo. “Mi ha assicurato – ha detto – che **le udienze saranno accelerate** e che seguirà l’iter processuale“.
Ecco, senza la riforma magari avrebbe aspettato altri 5 anni prima di vedere una sentenza…o peggio, avrebbe atteso lunghi anni e sarebbe incappato nella prescrizione “lunga”…
Direi che, per ideologia, i compagni di Giornalettismo hanno scelto un caso indubbiamente penoso, per portare acqua al mulino dei reazionari, quelli che non vorrebbero mai cambiare nulla.
Come per tutte le riforme anche quella sul processo breve farà le sue “vittime” (si spera poche), perchè **qualsiasi norma introduca un limite temporale, una data di scadenza**, viene vista, da chi incappa in quella scadenza, come ingiusta.
Dura lex sed lex.
Fatto successo nel 2003.
Prima udienza nel 2007.
Ecco, è qui il problema!
no, perché la legge sul processo breve fa partire il conto alla rovescia da quando c’è il rinvio a giudizio, non dall’inizio delle indagini. Se magari cercate di capirle, le leggi indifendibili che difendete, non rischiate figure da cioccolatai.
caro tristimietitore, che i processi in italia abbiano tempi lunghi è vero e bisogna sicuramente fare qualcosa per evitare che accadano questi avvenimenti ma questo non deve essere la scusa per qualcuno di sottrarsi ad indagini e a processi.
qui di seguito ti riporto l’art.3 della nostra costituzione. (scaricato dal sito del governo italiano)
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
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