Entrambi attivisti nella lotta contro l’HIV e difensori dei diritti di parità,
ora stanno consigliando il loro team di legali ad altre coppie che vogliono conquistare il diritto a sposarsi rivolgendosi al tribunale della città. “Ciò che non può accadere è che il nostro diventi un caso isolato“, ha detto Freyre. Gli attivisti ora sperano che le coppie gay e lesbiche di altre città riescano ad estendere la lotta al di fuori della capitale. Claudio Rosso, psicoanalista trentaduenne di Rosario, ritiene che con il matrimonio si invia un messaggio forte, “tutto ciò può cambiare il modo in cui la comunità gay percepisce se stessa“, ha affermato Rosso. “Ci vorrà del tempo affinché questo avvenimento possa avere un impatto al di fuori di Buenos Aires, ma per la comunità gay in Argentina la sensazione di avere la legge dalla propria parte è accolta con positività e ottimismo“. Anche se la nuova sentenza non fissa alcun precedente al di là di questo caso, gli avvocati della coppia si augurano che il governo faccia pressione sui legislatori per discutere un disegno di legge sui matrimoni gay che attualmente è in fase di stallo al Congresso. “Questo è solo un matrimonio in una città in America Latina, siamo molto lontani dall’ estendere tale diritto in tutto il Paese, per non parlare del Continente“, ha detto Analia Mariel Mas, l’avvocato di ferro che ha lavorato per la coppia. “Di recente, abbiamo viaggiato con una delegazione di attivisti dei diritti di parità, nel nord del Paese, e c’era gente che ci agitava contro dei crocifissi, come se vedessero Satana in forma umana. Per cui senza una modifica della legislazione nazionale a sostenere i nostri diritti costituzionali sarà stato tutto inutile. Non ci sarà nessun cambiamento se si continua con i casi isolati“. Nessun paese dell’America Latina consente i matrimoni gay, anche se diverse città del Messico e dell’ Uruguay hanno seguito Buenos Aires nel consentire le unioni civili tra omosessuali che concedono alcuni dei diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate. All’inizio di quest’anno, Freyre e Di Bello però avevano respinto le offerte di una unione civile, sostenendo che solo il matrimonio avrebbe dato loro gli stessi diritti e lo status giuridico agli occhi della legge. “Noi siamo cittadini, vogliamo quindi affermare i nostri diritti come cittadini“, ha detto Freyre. “Abbiamo diritto allo stesso status giuridico agli occhi della legge e meritiamo la stessa tutela giuridica delle coppie eterosessuali”.
QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE - La città si aspetta una grande folla fuori dall’ Ufficio del Registro e schermi al plasma, dove andrà in onda la cerimonia, sono già stati installati senza dimenticare la Sicurezza che dovrà tenere a bada manifestanti e proteste. Nei caffè e nei bar di Buenos Aires, il matrimonio Di Bello-Freyre è diventato un tema costante della conversazione in una città che è da sempre considerata “gay-friendly” per essere stata la prima dell’area latinoamericana a consentire unioni civili omosessuali nel 2002. Ma, per alcuni, il matrimonio gay è ancora un passo troppo lungo. In un angolo di Palermo, Bruno Cabral, 42 anni, ingegnere civile, approva i manifesti anti-Macri. “Questo matrimonio – dice –è un abominio, Buenos Aires è sempre stata una città che ha rispettato la famiglia e i modi di vita tradizionali, ma ora ci si sta facendo beffe del matrimonio. Questa è una città che non riconosco più”. Ma molti vedono il matrimonio come simbolo del cambiamento dell’Argentina. “Per me questo matrimonio è perfetto“, ha detto Cecilia Quiles, 26 anni, manager, “chi lo considera innaturale o sbagliato vive nel passato. Noi ci stiamo muovendo”. Freyre e Di Bello dicono che saranno sollevati solo quando i riflettori si sposteranno altrove. “In tanti ci chiamano ogni giorno, dicendo che siamo i loro eroi, ma noi non vogliamo essere eroi, tutto quello che volevamo fare era sposarci e adesso che abbiamo portato un po’ di arcobaleno in America Latina, è il momento per gli altri di prendere questa bandiera e fare come noi. Che non sia l’eccezione ma la regola”.




Che la società latinoamericana fosse molto machista era fatto risaputo, ma non credevo fino a tal punto: affiggere poster di tal genere, indignandosi per un diritto che dovrebbe essere naturale e garantito a TUTTI, come il diritto di votare. Evidentemente la paura di molte persone, anche tra quelle che si credono più progressiste, mi sembra essere sempre la stessa e giungere sempre ad un ultimo interrogativo: “non è che si comincia con il conceder loro di unirsi in matrimonio e poi si finisce con la possibilità di poter adottare dei figli? Quale orientamento sessuale daranno loro in un futuro?” Ma che problemi si fanno?!?
Ma chi stabilisce chi può essere un buon genitore e chi no, solo perché possiede preferenze sessuali diverse dalle nostre o meno? Per l’educazione sessuale non vedo quale sia il problema: i bambini di oggi sono moooolto più svegli di quello che potevamo essere noi alla loro età e sceglieranno ciò che vorranno, in libertà…ma solo se c’è un contorno di rispetto, d’amore e di libertà la loro vita sarà molto più semplice, serena e si potrà chiamare tale.
Speriamo che il matrimonio Di Bello-Freyre non rimanga un caso isolato e …
I cross the fingers for them, for me and for everybody love life and love:)
almeno a Buoenos Aires ci sono i pacs
Bloccate a Buenos Aires le prime nozze gay dell’America Latina