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Niente resterà impunitodi Dipocheparole
pubblicato il 28 novembre 2009 alle 11:53 dallo stesso autore - torna alla home

Quello che stupisce nella prima pagina del Giornale di oggi non è tanto l’ennesimo annuncio di avviso di garanzia in arrivo per Silvio Berlusconi, anche perché trattasi di un tipico teorema di quelli che i feltriani dicono di odiare: un non-possono-non-mandarglielo che Gian Marco Chiocci desume da quanto pubblicato da l’Espresso in un articolo a firma Lirio Abbate: siccome a Firenze, dopo le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, hanno riaperto il fascicolo sulle stragi di mafia: “Mentre i primi testimoni venivano ascoltati in un’inchiesta «a carico di ignoti» (cosiddetto «modello 44») gli ultimi interrogati vedevano il medesimo procedimento virare «a carico di noti» (modello 21)“.

E siccome i noti sono Autore1 e Autore2 (ovvero Berlusconi e Dell’Utri), allora l’equazione, il teorema e via cantando è presto pronto: l’avviso di garanzia è in partenza. E poco conta, nella fattispecie, che la notizia venga smentita nelle righe successive, quando Chiocci scrive che “Per quanto riguarda l’inchiesta di Firenze, la procura fa sapere che poiché «il reato contestato è aggravato dall’aver avvantaggiato Cosa nostra» (copyright L’Espresso) non sono previsti, al momento, invii di comunicazioni giudiziarie“. Indipercui, è inutile discutere di qualcosa che viene annunciato a pagina 1(“oggi, o nei prossimi giorni, arriva l’avviso”) e smentito a pagina 3, tra l’altro utilizzando notizie pubblicate in anteprima da altri giornali. Dà soltanto la dimostrazione della tristezza della situazione.

Ma siccome al peggio non c’è mai fine, l’inviato a Palermo del quotidiano di Paolo Berlusconi decide di scavare ancora. E lo fa in questo meraviglioso articolo dedicato a un paio di signori in questo momento in carcere con tanto di ergastolo: “I Graviano sbugiardano il killer che accusa il Cav“, titola entusiasta la redazione per l’articolo. Che comincia così: “Spatuzza? Ma che dice! Sono solo chiacchiere le sue. È un imbianchino, è facile colorare, faceva il pittore. Ma che ne posso sapere io di quel che dice lui? Quello non si vuol fare la carcerazione e ha raccontato quattro chiacchiere. Va a guardare quello che ha subìto lui, non in carcere, anche a livello familiare, lui c’ha una ritorsione nei confronti di qualcuno. Qui si parla di corna (…). Può dire tutto quello che vuole, ma dobbiamo vedere cosa c’è dietro a quello che sta dicendo (…). Io non voglio parlare perché poi andiamo su fatti ridicoli. Non è che quel che dice lui è Vangelo!. Questo Spatuzza può dire solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere! Ma con chi avrei fatto accordi? Non so di cosa parla, se fa discorsi di scuola, di frutta e di verdura. È inutile. È da 16 anni che mi tenete in queste condizioni. Soprusi e ricatti, sono quattro mesi che aspetto una visita perché ho il sospetto di un tumore e nessuno fa niente. Questo regime è disumano, razziale. Luce accesa giorno e notte, telecamere anche in bagno. Qui si passa peggio che a Guantanamo…“.

Insomma, per smentire il mafioso Spatuzza (che è brutto e cattivo perché ha fatto il nome di Berlusconi), Il Giornale di Feltri non trova di meglio che rivolgersi a un mafioso. Giuseppe Graviano, porastella, è soltanto condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Don Puglisi, materialmente commesso anche da Spatuzza. Solo che lui quando dice che non sa niente, è credibile. L’altro, che nel titolo chiamano “il killer”, è un infame. Una logica che qualcuno potrebbe persino definire mafiosa, se non fosse solo viscidamente furbetta. Come viscidamente furbetto è lasciare in bocca al boss mafioso la lamentela al carcere troppo duro al quale sarebbe sottoposto, porastella. D’altronde, che ha fatto di male Graviano, sembra dire il Giornale che nemmeno dedica una riga a ricordare come mai in carcere, il pover’uomo? La tesi di Feltri è che Spatuzza faccia il nome di Berlusconi e Dell’Utri per ingraziarsi i magistrati; non è credibile. Quando però Graviano, dall’alto del suo ergastolo, dice che non c’è niente di vero, diventa la bocca della verità. Cose che capitano a chi vuole viscidamente distinguere.

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