La calunnia è uno tsunami

27/11/2009 - È decisamente più facile e remunerativo piegare l’argomento a seconda delle convenienze politiche contingenti. E così, mentre le dichiarazioni di alcuni pentiti sembrerebbero “ridisegnare” il contesto in cui sono maturate le stragi mafiose, agli house organ conviene muovere una blitzkrieg

     
 

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È decisamente più facile e remunerativo piegare l’argomento a seconda delle convenienze politiche contingenti. E così, mentre le dichiarazioni di alcuni pentiti sembrerebbero “ridisegnare” il contesto in cui sono maturate le stragi mafiose, agli house organ conviene muovere una blitzkrieg mediatica-falso-garantista con cui smantellare il reato e screditare tutti i magistrati che osano utilizzarlo.

CHIACCHERE CONCORSUALI - Non è un paese da lotta alla criminalità, infatti, quello che usa un “mostro giuridico, terribile e viscido, che si presta all’utilizzazione extra penale per colpire condotte politiche che il magistrato inquirente di turno considera scorrette o sconvenienti”. Di più. Il concorso esterno è: “il vecchio reato di contiguità, una definizione opaca per situazioni opache da cui sembra davvero impossibile difendersi, quando si nasce in terre sensibili, si finisce per conoscere e magari frequentare amici o parenti di persone in odore di mafia e magari si decide di intraprendere una carriera politica“. E non è finita qui: secondo Giulianone Ferrara abbiamo a che fare con una “fattispecie di reato assurda e balorda che aggrava il già osceno facilismo con cui si pratica in Italia, tra i pochi paesi al mondo così radicalmente borbonizzati, il reato associativo”. Uno scandalo, una vergogna che “dovrebbe essere portato a conoscenza dell’Europa civile”. Cosa devono fare dunque i malcapitati che cadono nella trappola giustizialista-stalinista, gli inquisiti per “chiacchiera concorsuale” secondo “le convenienze di questo o quel clan”? Semplice: siccome difendersi nel processo è vano e difendersi dal processo pure, “occorre difendersi dal reato più mostruoso al mondo”. Il compito ovviamente dev’essere lasciato a chi ha la forza ed il coraggio di mettere al muro il “mostro giuridico” peggiore del mondo, guardarlo negli occhi e ficcargli una pallottola in fronte, senza rimorsi o scrupoli di sorta. Ne va dell’impunità– cioè, della legalità. Solo un governo, questo governo, ha l’autorità morale, la cultura giuridica e Alfano per fare ciò. Un governo che in questi anni ha fatto “niente, zero, meno di zero per favorire la mafia” e che anzi l’ha combattuta seriamente, attraverso l’esercito delle leggi ad personam, il processo breve, l’emendamento infilato in finanziaria per la vendita dei beni mafiosi confiscati, le strane frequentazioni di importanti plenipotenziari, le bombe affettuose, le cassate da 12 kg con il simbolo del biscione, le mostre dei vichinghi, l’eroe Mangano, Cuffaro, le dichiarazioni di Spatuzza, i Graviano e i loro affari al nord, e così via. Tutto, naturalmente, “in perfetta continuità con il meglio delle strategie falconiane e borselliane”. Nella scena più famosa de “Il fantasma delle libertà” di Luis Buñuel, la relazione mangiare/defecare è invertita. Ci si trova a tavola per cagare tutti insieme con la stessa disinvoltura con cui si mangia, e si mangia da soli, in privato, con la stessa vergogna ed imbarazzo con cui si va in bagno. Ormai anche nella realtà odierna italiana qualsiasi, elementare relazione è invertita – per il peggio. Per difendere il capo si mettono in campo le più circonvolute & cervellotiche stronzate, sempre più indifendibili, sempre più assurde, sempre più fragorose. Sempre più disperate. Del resto, anche Hitler alla fine faceva combattere vecchi e bambini.

     
 

2 Commenti

  1. rebyjaco scrive:

    Farina, “”il BETULLA”" infiltrato nei servizi segreti per conto di Feltri, per carpire segreti su “” TUTTI “”, per poi utilizzarli per ricatti e minacce (vedi caso Boffo). Farina, espulso dall’associazione della Stampa (o quello che sia) Farina, promosso ON. (di che?) da Berlusconi per servigi prestati sul campo in difesa dei Suoi interessi (di Berlusconi). Farina, un giorno lo chiameranno il Farina di Riace!

  2. Zamax scrive:

    Oh oh, ho capito. Questo è quello che vola alto, che ha in gran dispitto la volgarità degli argomenti delle fazioni. E che, pur essendo superpartigiano, immagina in cuor suo di essere al di sopra di esse, in quanto seduto alla destra del suo Dio, la Legge. In fin dei conti alla “sua” fazione rimprovera la mancanza di finezza. All’altra la forma e i contenuti. In fin dei conti anche Robespierre era così: il giacobino fine, col gusto per la forma, per l’astratta correttezza della prassi. La fredda intelligenza dominata dalle passioni, nel senso antichissimo del termine. E che perciò, sempre in fin dei conti, nell’aberrazione riusciva a superare il sanculottismo degli zotici. E così anche il nostro articolista dopo tanto disgusto per la plebe, nonostante tutto anche lui come un qualsiasi fanatico grillino riesce a credere, volendoci credere, che il Berlusca è il bombarolo stragista che tutto spiega della nostra storia recente e magari anche di quella passata. Prima e dopo Berlusconi, come Gesù Cristo, in negativo. E non potendo essere al livello degli altri, gli antiberlusconiani rozzi, bensì il primo della classe, firma la sua requisitoria tirando fuori dal cilindro il coniglio hitleriano.
    In questo tributo alla Dea Ragione riesce a scrivere che: “Per difendere il capo si mettono in campo le più circonvolute & cervellotiche stronzate, sempre più indifendibili, sempre più assurde, sempre più fragorose”. Naturalmente, basta sostituire quel “difendere” con un “attaccare”, per riconciliarsi con l’umanità ancora con la testa a posto.

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