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Internidi Abramo Rincoln (Abr)
pubblicato il 27 novembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le ideologie sono defunte, eppure tutti sono a urlare la loro noiosa tesi, destra o sinistra, giustizialisti o Berlusconiani, non se ne può più. Ed è del tutto inutile, non c’è soluzione in un gioco dove se vince uno perderebbero tutti, e quindi tutto deve rimanere in stallo perenne.

“In questo locale non si parla di politica”: era un cartello piuttosto frequente una trentina-quarantina d’anni fa nei bar e ritrovi pubblici. Me l’ha fatto tornare in mente una trasmissione radiofonica tardo pomeridiana, La Zanzara, che ho incrociato su Radio24 tornando a casa. Il “payoff” della trasmissione viene riproposto dopo la sigletta, è la voce di un ascoltatore che invece del classico “complimenti per la trasmissione”, declama convinto: “Sentirla è come passare al bar a scambiare due chiacchiere, prima di tornare a casa”. Gli autori senza volerlo hanno fotografato perfettamente quanto offre il posto: ciacòle da bar. Non ce l’ho col Cruciani, il cui ruolo sarebbe di proporre argomenti dalle notizie del giorno e poi “moderare” il dibbbattito che ne sortisce tra la popolazione in ascolto – un po’ come il Giornaletto se vogliamo. Il giornalista fa quel che può, da benpensante laico very average qual è. Anche perché adesso la ggente che chiama mica la puoi invitare a chiudere, sennò scatta il vittimismo da censura! Eh si, perché in Italia pillola del giorno cruciani2 Per un neo riflussodopo, morte dolce e sparar la propria su calcio e politica, diritti insopprimibili dell’Uomo sono diventati! “Questi rumori di fondo mi impediscono di concentrarmi su quello che avevo da dire!” urlava indignata una isterica: “State limitando il mio DIRITTO di parola!” E nessuno che gli dica che noi stiamo bene lo stesso anche senza sentirla. Un altro, scocciato“E’ già la seconda volta che chiamo”, forse non aveva preso il biglietto per la coda …

IL SEGRETO - A volte Cruciani fa pena per davvero, con quell’accento che quando s’innervosisce slitta dal romanetto televisivo verso tonalità più irsute e appenniniche East Coast, con sospiri che par voglia dire, “ma che tocca fa per campà”. Alla fine cosa resta di queste trasmissioni? Tra qualche raro discorsetto sensato e opinione interessante, un mare di sparate senza freni inibitori, di “inteventi” senza costrutto né disegno, incrostazioni di nulla sotto vuoto spinto, dimostrazioni di pensiero debole, considerazioni banali e mainstream, indignazioni da negozio di barbiere. Ma non erano finite le ideologie? E allora su cosa ci s’accapiglia mai? Quanto succede in radio non è molto diverso di quando parlando gli istruiti giornalai e lg ionorevoli politicanti nei vari Ballarò Porta a Porta e Annozero; eppure una volta si diceva, chi ha giudizio lo adoperi. Così fan tutti e pochi si rendono conto del motivo: il fatto è che il mainstream giornalaio e politicante unito in Casta è interessato a tener alto il livello dello scontro, ma non per far vincere l’uno o l’altro, ma in modo da rendere inaccettabile qualsiasi via d’uscita. La vittoria finale di uno o dell’altro sono fuori discussione, ci perderebbero in troppi su ambo i fronti (i giornalai, i poteri marci, i professionisti dell’opposizione a, chi finirebbe in galera e chi finirebbe di giudicare etc.etc.) . L’interesse a mantenere lo statu quo è preciso ed evidente e i minus habens col labbro pieno di ami vengono eccitati e poi usati, per le primarie o la manifestazzione. Non è quindi solo una questione “estetica” o acustica, ma eminentemente pratica: tutto questo esacerbarsi l’animo è inutile oltre che infantile, fa solo il “loro” gioco, della Casta e degli aspiranti … neh Giornaletto? Il segreto del bar di tanti anni fa , quello che non esiste più, era al contrario di oggi, quello di ascoltare.

INSIEME - Ci si conosceva tutti, era Comunità e Gino era Gino prima di essere un comunista, Mario era il figlio di Amilcare e Gigetta prima di essere il fascista. SI rideva un sacco, sfottendosi e dibattendo in una Italia badate bene, ben più polarizzata che non oggi, coi comunisti quelli veri e fascisti sopravvissuti sul serio, gente che ci metteva la faccia, mica come adesso, nascosti dietro lo schermo del computer. Oggi che il termine “comunità”si associa a “di recupero”, nell’era dell’individuo e dei suoi desideri celebrati sia da destra, purché “laica e illuminata”, che da sinistra, purchè “liberale e plurale” (dominare individui isolati e non comunità coese è più facile per il Potere), impera l’ominicchio e il quacquaracquà e nessuno ascolta, ognuno ha la sua verità da urlare nelle orecchie altrui. Anche se nessuno sa più bene in cosa crede(re), a cominciare da sé stessi, ed è tutto un cupio dissolvi livoroso e depresso. Altro che politica, in Italia di sociologia o psicopatologia delle masse bisognerebbe occuparsi e parlare ogni singoloRimg0036%20A Per un neo riflussomomento; servirebbero comunità di recupero per chi creda veramente che la politica “risolva”: sono quelli che prima tirano le pietre contro il sistema e poi finiscono per cercare di “farsi risolvere” dalla politica i loro casi personali. Un tempo l’italiano medio pensava alla fi.. dal martedì al giovedì, al calcio dal venerdì al lunedì e alla politica solo nel paio d’ore al bar ogni tanto, ribadisco, parlando, lasciando parlar tutti, comunistoni, fascistoni e pretoni, ma soprattutto ascoltando e ridendo, quindi sdrammatizzando e imparando; oggi con quel bar virtuale sempre aperto rappresentato dal web e dalla tv, la levatura dei discorsi è più bassa e non se ne parla proprio di ridere della politica, che è cosa diversa dal far sarcasmo da due lire sull’avversario. Eh si perché a sinistra tutti seri, non si ride. La trovata di Rolling Stone ad esempio, irridere il Cav. senza retrogusti politici nominandolo rocker dell’anno, ha scatenato il livore assatanato di molti lettori: evidentemente non si tollera che un “sott’uomo” possa essere accolto col sorriso nel loro eden musical-comportamentale (un classico da società tribale: il membro della tribù rivale non ha diritti in quanto “non umano”, si può anche mangiare) . Basta, non se ne può più. Ripensando ai tempi del bar, anche lì alla fine parlavano sempre i soliti, tipicamente gli estremisti più accesi, mentre la “maggioranza silenziosa” taceva e ascoltava. Probabile, anzi certo a vedere i sondaggi che sia così anche adesso: nulla di nuovo sotto il sole, i soloni so-tutto sbraitano ma la gente alla fine se ne fotte e decide con la sua testa e col suo stomaco (“guts” all’inglese, non solo magnà all’italiana). Rimane solo il troppo rumore, il basso continuo, questo ronzìo rilanciato da tv, radio e giornali. Un tempo bastava uscire dal bar, oggi grazie al cielo come diceva Tullio Esposito,tengo ‘a televisione centrotré canali”, ci si può immergere in bagni disintossicanti di Discovery Channel; anche nel web grazie al Cielo mica solo politica si trova. Urge allora un neo riflusso, un rifiuto della politica politicante se vogliamo uscirne, che non è fuga dal civismo e dall’impegno civico; se vogliamo smetterla di essere massa di manovra usata dalla Casta e dai suoi disegni statici.

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