Vi sarà sembrato molto bello che la Chiesa prendesse le difese dei “giovani nomadi” contro le iniziative del governo Berlusconi in tema d’ordine pubblico, ma è che aveva in mente altre soluzioni: meno rozze, più sofisticate e, soprattutto, voleva la sua parte.
“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino
Il termine «zingari» è offensivo? L’illuminato parere del segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, monsignor Agostino Marchetto, potrà tornarci utile. In un suo recente intervento ha spiegato: “Il termine «zingari» […] si riferisce a vari gruppi etnici, tra cui rom, sinti, manouches, kalé, gitani, travellers, ecc. In Europa occidentale (Regno Unito, Spagna e Francia, per es.), in alcune zone della Russia, in Asia e America, è più accettato e, a volte, anche più appropriato, il termine «zingaro» o l’equivalente
«tsigane», «gitanos», «cigány», «tsyganye», mentre in Europa centrale e orientale è ampiamente usato il termine «rom» in riferimento a queste popolazioni. In effetti, per molti rom e sinti, il termine «zingari» ha un’accezione peggiorativa, perché legata a stereotipi negativi e paternalistici diffusi nei loro confronti. Nell’ambito europeo la parola «rom» può riunire sotto un unico nome tutti i gruppi di questa popolazione”. Ciò premesso, per dare il titolo al discorso dal quale è tratto il brano qui riportato, Sua Eccellenza sceglie proprio il termine «zingari», quello che ha un’“accezione peggiorativa”per molti di quegli itineranti che, almeno in “ambito europeo”, preferirebbero essere chiamati in altro modo; e titola I giovani zingari, una risorsa per la Chiesa e la società.
Non si sarà voluto dar adito a “stereotipi negativi” – che però nel suo discorso sono agevolmente rintracciabili in forma di generalizzazioni arbitrarie e pregiudiziali – ma è fuor di dubbio che a quelli ”paternalistici” Sua Eccellenza non abbia saputo rinunciare. Né poteva, tenuto conto di dove voleva andare a parare. Dopo aver chiarito che per “giovani zingari” debbano intendersi i “minori di 14 anni”, le proposte sono: “Bisognerebbe riuscire a creare un maggior numero di centri, anche ecclesiali, con possibilità di svago, studio, preparazione professionale […] Bisognerebbe favorire brevi visite di studio (se e dove possibile) e incontri di giovani provenienti da diverse regioni e paesi, per stimolarli ad acquisire una maggiore consapevolezza delle altre culture e a considerare da altra prospettiva argomenti comuni (storia,informazioni, percezione di identità, ecc.) […] Il terzo suggerimento concerne la formazione di commissioni miste di autorità ecclesiali e statali, per riflettere insieme sulle problematiche da affrontare, nonché per programmare relative strategie di azione“.
Ecco dove si voleva arrivare: “commissioni miste di autorità ecclesiali e statali”. Qualcuno ci metterà i soldi, qualcun altro ci metterà la più che millenaria dedizione ai minori, e il problema dovrebbe essere risolto: dopo aver preso loro le impronte digitali, mandiamoli all’oratorio di stile salesiano, però finanziato dallo Stato. Rieducazione dei “giovani zingari che rivelano tendenze alla delinquenza (droga, alcool, accattonaggio, furti, scippi)” o, chissà, prima vera educazione, non potendolo chiamare riformatorio.
E come si potrebbe immaginare, la “cosa”? “Per la mentalità degli zingari, l’azione pastorale sarà più incisiva quando essa si svolgerà nel seno di piccoli gruppi”, per evitare sgradevoli paragoni con l’universo concentrazionario. ”Con il forte senso della dimensione comunitaria, con l’apertura, la disponibilità e la cordialità loro peculiari […] un ruolo particolare potrebbero avere in questa pastorale specifica i nuovi movimenti ecclesiali che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa”, così ne approfittiamo per inquadrare come parastato assistenziale le mille piccole attività di volontariato che spuntano qua e là nel gregge. Carità a gratis, ma fino a un certo punto, e poi si immagini quanto verrebbe meglio se finanziata dallo Stato. Soldi dello Stato ed esperienza dei movimenti ecclesiali, che sanno come trattare la “mentalità degli zingari”. Prego, c’è qualche “politico cattolico” che voglia farsene carico con opportuno disegno di legge?


























l’ uomo che ama non si rammarica per il modo in cui si fa la carità…brutta parola, meglio ” si aiuta il prossimo”
ma gioisce al pensiero che quell’ aiuto venga dato
e non importa se i preti mettono le idee (visto che ne sono forniti) e lo Stato mette i soldi…..
ognuno mette in comune quello che ha…..
i preti mettono le idee, la testa…..lo Stato mette i soldi
l’ importante è che tanti piccoli e teneri bimbi rom siano assistiti e guidati verso il bene….
vedrà dott. Malvino….ciò renderà contento anche Lei
comunque, grande post sapientemente organizzato dalla più grande penna della rete !
Ottimo post.
Stiloso.
“Dopo aver chiarito che per “giovani zingari” debbano intendersi i “minori di 14 anni”
“… qualcun altro ci metterà la più che millenaria dedizione ai minori”
C’e’ da dire che per la Chiesa torna tutto ma proprio tutto, no?
Soprattutto, è quell’atteggiamento gesuitico volto alla conoscenza profonda della mentalità degli zingari per potervisi sapientemente insinuare che inquieta…