L’Agenzia Italiana del Farmaco aveva concluso il suo lavoro, ma i politici chiedevano tempo. Oggi, a distanza di due mesi dalle ultime polemiche sulla pillola abortiva, in Senato non hanno ancora messo nero su bianco le norme sulle modalità di utilizzo del farmaco.
Sulla pillola abortiva l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha già fatto il suo.
E da parecchio: 4 mesi. Ogni stop alla Ru486 è da attribuire ora esclusivamente alla politica e alle decisioni della Commissione Sanità che dovrebbe dare il via libera a quanto già stabilito il 30 luglio dal Consiglio di Amministrazione dell’Aifa con la delibera di autorizzazione alla commercializzazione: “Il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto di dover precisare – facevano sapere dall’Aifa – a garanzia e a tutela della salute della donna, che l’utilizzo del farmaco è subordinato al rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (L. 194/78). In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”.
ITER (QUASI) CONCLUSO - Questo documento dell’Aifa che, almeno sulla carta, dovrebbe bastare per rassicurare il Ministro e la maggioranza, che si mostrano pubblicamente preoccupati sul caso, non rappresenta altro che l’atto conclusivo del normale (ma per gli altri farmaci, è il caso di dire) iter di mutuo riconoscimento, l’iter di riconoscimento, cioè, di più paesi circa la conformità di un farmaco. Il mutuo riconoscimento in altri casi sarebbe stato sicuramente più agevole: per la Ru486, infatti, è durato ben 700 giorni circa rispetto ai consueti 90. Dopo la prima fase procedurale di valutazioni tecnico scientifiche, la procedura prevede che l’Azienda produttrice del medicinale, invii all’Aifa domanda di commercializzazione e di definizione del prezzo ai fini della rimborsabilità. Successivamente la Commissione Tecnico Scientifica (Cts) dell’Aifa, a conclusione della procedura di negoziazione del prezzo, indica la classificazione del farmaco e le procedure di utilizzo e di dispensazione in coerenza con la legge. L’atto finale di autorizzazione, di cui parlavamo sopra, deve essere adottato dal Consiglio di Amministrazione dell’Aifa e solo a seguito di tale atto avviene la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di autorizzazione alla commercializzazione.
IMMOBILISMO - Nel caso particolare di un farmaco abortivo le modalità di utilizzo devono essere dettate dalla legge nazionale che regola l’interruzione volontaria di gravidanza, per questo non basta oggi il via libera dell’Aifa. Anche e soprattutto in virtù della richiesta della Commissione Sanità del Senato al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486. Sicuramente dall’esecutivo verrà rapidamente una risposta positiva alla richiesta approvata stamane della Commissione. “Tutti – aveva affermato Sacconi un paio di mesi fa – siamo interessati a verificare la possibilità di una regolazione della pillola abortiva che rispetti la legge 194”. Prendiamo atto oggi che in tutto quest’arco di tempo non si è affatto proceduto in tal senso o, comunque, non si è giunti ad alcuna conclusione. E per le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all’interno del servizio ospedaliero pubblico l’attesa sembra ancora lunga. Con l’indagine conoscitiva di sceglie di non scegliere nulla.























Questi pezzi di merda di preti e di fascisti,con qualche criptica presa di distanza di piaggiatori provenienti dal versante sedicente opposto,vogliono semplicemente che le donne abortiscano col massimo della sofferenza possibile,procedendo ad una schedatura ospedaliera sistematica,per produrre loro ulteriori problemi a tutti i livelli,visto che ancora non sono in grado di riempire le patrie galere,dopo averle svuotate da mafiosi,corruttori,grassatori e criminali di ogni altro genere, con tutte le assassine che ancora circolano liberamente per il paese.