La solitudine dei giovani talenti

26 novembre 2009

Un ragazzo di 17 anni, studente brillante dell’Istituto per geometri Fontana di Rovereto ha abbandonato gli studi: “Mio padre ha perso il lavoro. Devo cercare io qualcosa da fare per sostenere la famiglia. Ho riflettuto, ma non ci sono alternative: lascio la scuola”. La preside dell’Istituto, Flavia Andreatta, ha comunicato questa notizia, ed ha raccontato con toni accorati una realtà che – a partire da questo caso limite – riguarda sempre più famiglie, colpite dalla crisi economica.

Perché se è dura mantenere i figli alle superiori anche in una situazione normale, diventa ancora più difficile quando uno o entrambi i genitori finiscono in cassa integrazione o perdono il lavoro. E che rischia di inchiodare buona parte dei giovani talenti al destino di un lavoro purchessia, per cercare “di sbarcare il lunario“. E’ un tema che meriterebbe una qualche riflessione, in questo paese dove si corre dietro solo alle liti tra comari nel Governo, alle convulsioni sulla giustizia per la salvezza dell’uomo solo al comando e a storie più o meno torbide di  mignotte e  di trans.

Un paese in cui i proclami sulla meritocrazia e la “personalizzazione” dei servizi resi dallo stato ai cittadini mascherano le tentazioni di un modello sociale “darwiniano” dove chi ha i mezzi si salva e chi non li ha s’arrangia (e spesso affonda). Dove la scarsissima mobilità sociale, bloccata da tempo per motivi di censo, rischia di precipitare in un sistema completamente bloccato dove “il figlio dell’operaio deve fare l’operaio”, quello del geometra il geometra e quello dell’avvocato l’avvocato. Un paese che soffocando i suoi talenti precipita nelle classifiche dell’istruzione, che ha la classe dirigente più ignorante d’Europa e che produce un quarantesimo dei brevetti di tutta l’Europa.

Un paese che schiaffeggia i suoi giovani giorno dopo giorno, chiudendo loro gli spazi per costruirsi il futuro. E che costringe un bravo studente a lasciare la scuola, senza che nessuno – a parte la preside dell’Istituto Fontana di Rovereto – sia accorga che non è solo il futuro di quel diciassettenne ad andare in malora.

Ma quello del nostro paese.

7 commenti a La solitudine dei giovani talenti

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  2. AndreA

    “il figlio dell’operaio deve fare l’operaio”

    Magari, Il figlio dell’operai deve fare il disoccuato, oppure se è fortunato l’operaio precario…

    In compenso si danno i soldi alle scuole private.

  3. maria teresa

    Eh sul sistema darwiniano mi trovi d’accordo, purtroppo.

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  5. rebyjaco

    Pongo una domanda: Se un ragazzo NON E’ UN TALENTO, non ha diritti? Può abbandonare la scuola per necessità economica? Si può far assumere un Uomo ad un lavoro perchè il Figlio è costretto a lasciare la scuola? E gli altri? Centinaia di migliaia di lavoratori stanno perdendo il LAVORO, e VOI state perdendo il tempo a mettere di rielievo “” Un Caso”". La ricerca della notizia “”scoop”" non deve essere cosi selettiva.

    • Un ragazzo che non è un talento ha naturalmente dei diritti. E NON DEVE abbandonare la scuola per necessità economica.

      Il discorso che qui si è cercato di fare èì diverso (e non è “un caso” ma un discorso generale: casomai è stato trattato come “Un Caso” da altri giornali). Ed è questo:
      come si concilia la previsione dell’art. 34 della Costituzione Italiana “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” con la “visione” darwiniana e “ottocentesca” della scuola secondo Gelmini-Tremonti, specie in un momento caratterizzato dalla crisi economica che di fatto impedisce ai ragazzi economicamente meno fortunati di accedere agli alti gradi di studio, pur se “capaci e meritevoli”.
      Io direi che è “IL CASO” dell’Italia di oggi

      Ciao!

      C.

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