Google, il ragazzo down e i Torquemada del web

26 novembre 2009

Ieri la procura di Milano ha chiesto quattro condanne per diffamazione per quattro dirigenti di Google, nell’ambito della vicenda del video caricato su Google Video nel 2006 nel quale dei ragazzi insultavano e vessavano un loro compagno disabile. Come molti (non) ricorderanno, a portare all’attenzione dei grandi media la storia fu Giornalettismo, dalla scoperta alla rimozione, fino alla scoperta degli autori.

Inutile dire che con la richiesta dei PM non si può concordare. Per due motivazioni fondamentali. La prima: gli atti di bullismo come quello del video succedevano ben prima dell’avvento delle videocamere e di Google; di sicuro, per uno che è finito on line ne saranno passati centomila sotto silenzio. E quindi se tutta questa indignazione si è scatenata, e alcuni dei colpevoli di quel gesto sono stati puniti, è – paradossalmente – anche “merito” di Google Video. La presenza della videocamera può aver avuto forse soltanto un effetto di esaltazione di qualcosa che sarebbe comunque accaduto, e che è venuto alla luce solo e soltanto grazie alla debbanaggine di quei ragazzi, che l’hanno resa pubblica. La seconda: nessuno degli utenti di internet che hanno a cuore i diritti altrui desidera che la Rete sia il Far West. Tenendo ben presente che attraverso il numero IP che ogni computer ha è possibile risalire a chiunque diffonda materiale offensivo. Prendersela con lo strumento che ha reso possibile tutto ciò è quantomeno ridicolo. Soprattutto quando, come pochi sanno, alla maestra che nel video assisteva agli atti dei bulli nel video non è stato fatto nulla. E se i giovani sono dei cretini, gli adulti dovrebbero essere responsabili. O no?

La pretesa che Google controlli tutto perché altrimenti è responsabile dei contenuti che gli utenti caricano puzza tanto di censura. E una decisione del genere potrebbe anche fare giurisprudenza per chi, come Mediaset, vuole che Youtube paghi i diritti per i contenuti presi dalle sue reti, senza tenere conto della legge n.633/1941 e successive modificazioni, che tutela il diritto d’autore, che permette la riproduzione parziale dell’opera a scopi di critica o discussione, purché autore e fonte siano menzionati.

Come avrebbe dovuto insegnare quella vicenda, la Rete è stata sia capace di portare a conoscenza di tutti quel video, che di trovare un modo per perseguirne gli autori. E tutto ciò senza che nessuna autorità vigilasse su un’entità che, vista la sua ampiezza, è impossibile da setacciare, pattugliare, controllare. Come vorrebbe qualche moderno Torquemada che di Internet ha soltanto sentito parlare.

6 commenti a Google, il ragazzo down e i Torquemada del web

  1. …ma il padre del ragazzo disabile non aveva ritirato la querela nei confronti di google?
    …quindi, è un processo che puzza di censura, vogliono ammanettare il web, quando poi ,bisognerebbe ringraziare google che è riuscito a smascherare i veri responsabili: gli studenti, sono loro gli unici responsabili in questa vicenda.

  2. Rado il Figo

    Qui purtroppo vengono a galla le mie lacune di diritto, per cui chiedo: se in un giornale si scrive un articolo diffamatorio, chi viene accusato/condannato? L’autore dell’articolo, il direttore o l’editore?

    Nel caso fosse colpevole l’editore, non è che in questo caso si sia agito per “analogia”?

    • ambetre, volendo :-)

      ma stiamo parlando di testate giornalistiche registrate e di diffamazione a mezzo stampa; Google Video (e Youtube) non è una testata giornalistica ma un servizio di hosting. Infatti il reato all’inizio considerato era concorso in diffamazione.

      (la cosa divertente è che i veri diffamatori non sono stati imputati)

  3. Alessandro

    E’ da un po’ che in Italia stanno provando in ogni modo a porre sotto controllo i social network e i servizi di hosting, accusandoli di ogni male (l’ultima cagata sentita al tiggì: Facebook è responsabile del fatto che i gggiovani non leggono più libri. AHAHAH!!! La stessa cosa che dicevano della televisione… ma Mr.B. ha la televisione, non ha Facebook)

  4. gloriademo

    io credo appunto che google abbia il merito di aver hostato quel video e di aver offerto la possibilità a noi altri di vederlo. Non riesco a condividere la richiesta dei pm, né la comprendo

  5. gloriademo

    “Prendersela con lo strumento che ha reso possibile tutto ciò è quantomeno ridicolo.”… è quasi come prendersela con la strada se su di essa muore qualcuno per incidente, o con un telecamera di sorveglianza se riprende un ladro mentre scassina un bancomat, solo che, a differenza di almeno uno di questi due casi citati ad esempio, non solo google non ha colpa, ma ha, appunto, un qualche merito

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