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pubblicato il 26 novembre 2009 alle 08:20 dallo stesso autore - torna alla home

Dopo le proposte su immigrazione e cittadinanza, giungono i distinguo dei finiani su processo breve, finanziaria e lotta alla mafia. Il forcing del Presidente della Camera apre lo spiraglio ad un’estrema soluzione: l’espulsione dal partito

I dolori del giovane Werther sono ben poca cosa se rapportati ai fini04G Fini via dal Pdl? Berlusconi ci pensa contorcimenti e ai mal di pancia che monsieur Gianfranco Fini sta causando all’interno del Pdl. Ultimi in ordine cronologico la contrarietà ad un voto di fiducia su un maxi emendamento, il no al processo breve, il plauso alla bozza Violante e perfino le perplessità sulla legge elettorale in vigore. Il Presidente della Camera, infatti, ultimamente ha cominciato a parlare anche di collegio uninominale da preferire alle preferenze e alla lista bloccata.

LA CONTA DEI FINIANI –  Ma la notizia del giorno è la dichiarazione sulla finanziaria: “Ove il maxiemendamento contenesse provvedimenti non graditi, il voto a favore non è scontato”, ha fatto sapere Fini. Dopo le aperture mattutine al Pd, il Gianfranco nazionale, insomma, per l’ennesima volta dal caso Boffo ad oggi, si è rimesso l’elmetto e ha puntato i piedi con decisione. Tanto da far suonare un campanello d’allarme. Il malumore e l’irritazione ai piani alti del Pdl è così forte che i sorrisi di circostanza assumono il sapore di un riso sardonico al limite dell’attacco isterico. Ambienti vicini a Fabrizio Cicchitto rivelano che si è addirittura parlato di un procedimento di esplusione per quei parlamentari che, eventualmente, decidessero di votare contro l’indicazione del partito. Un modo tutto interno per una resa dei conti all’arma bianca, una via di uscita per costringere i finiani a contarsi sul serio e vedere quanti e chi sono quelli realmente convinti a giocare la partita fino in fondo.

RISCHIO ESPULSIONE/SCISSIONE - Se il cartellino rosso sarà sventolato sotto al naso degli ammutinati, si costringerà Fini a lasciare il larussa gasparri Fini via dal Pdl? Berlusconi ci pensa Pdl e a formare un gruppo parlamentare autonomo sulla cui collocazione nell’arco parlamentare sono in molti a fare ironia da caserma. Berlusconi, alla vigilia di un nuovo e catastrofico siluro giudiziario che, si dice, sia in arrivo dalle procure siciliane, non ha più nè la voglia nè la pazienza per incassare ulteriori pedate senza reagire. L’idea del deferimento al Comitato Etico del partito sembra un’ottima idea, anche nei confronti del corpo elettorale pidiellino, in quanto farebbe apparire gli ammutinati come un “elemento estraneo” al solido impianto di base del partito. Nel Pdl è ormai chiaro che le colombe hanno smesso di volare già da un po’ e i falchi sono ormai padroni del cielo “azzurro”. Il silenzio tombale di La Russa e Gasparri “ex colonnelli” di Fini, sta a significare che anche all’interno del gruppo che fu di An, la compattezza è una mera utopia e che molte scelte di campo si sono già realizzate.

SIMBOLO ANTIMAFIA - E se così fosse, e se il movimento finiano si rivelasse numericamente molto debole andrebbe all’aria anche qualche importante iniziativa su cui i fedelissimi del Presidente della Camera stanno puntando molto: il ritiro della norma che vuole che i beni confiscati alla criminalità organizzata vengano messi all’asta. A capo della battaglia si è posta l’irriducibile Angela Napoli, da sei anni oramai sotto scorta, la stessa parlamentare della Commissione Antimafia e della Commissione Giustizia che aveva già presentato un disegno di legge per impedire alle persone sottoposte a misure di prevenzione di fare propaganda elettorale, la norma, per intenderci, che impedirebbe al Sottosegretario Nicola Cosentino di candidarsi in Campania nonostante il presumibile via libera della Camera. “I beni dei mafiosi tornerebbero ai mafiosi, nonostante quello che sostengono i miei colleghi del governo e della maggioranza”, ha detto in un’intervista al Secolo d’Italia. L’Onorevole è sicura di come andrebbero a finire le cose nel caso in cui l’emendamento che ha presentato per abolire la norma (comma 47 dell’art.2) venisse bocciato anche in Commissione Bilancio (in Commissione Giustizia ha già incassato il parere contrario): “Il bene messo all’asta non verrà acquistato da un privato cittadino – dice – Chi andrebbe ad abitare nella casa di un mafioso? Se la ricompra lo stesso mafioso attraverso un prestanome”.

UNA NORMA PERICOLOSA - “Un mafioso – spiega Angela Napoli napoliangela Fini via dal Pdl? Berlusconi ci pensa preferisce prendere qualche anno di galera in più alla possibilità che gli venga confiscata la villa dove vive con la famiglia”. Eppure su questo ragionamento non convergerebbero i colleghi parlamentari della maggioranza: “Chi cerca di portare avanti – afferma dispiaciuta la deputata – è che chi cerca di portare avanti determinate battaglie viene quasi guardato a vista come un appestato”. Si tratta dello stesso concetto espresso da un altro finiano doc, l’On. Fabio Granata: “Ci guardano come appestati. C’è una voglia di delegittimare la lotta alla mafia”, faceva sapere qualche giorno fa. Sulla stessa linea anche Italo Bocchino: “E’ triste pensare che ci sia chi tenta di utilizzare la lotta alla mafia per delegittimare questo esecutivo, Silvio Berlusconi o persone a lui vicine, è però indiscutibile che i partiti possano fare di più, alzando paratie stagne, evitando contiguità”.

IL SILENZIO ASSENSO DELLA LEGA - La sensazione è che il silenzio del Pdl e soprattutto dei leghisti, forse ora troppo impegnati nella trattativa “leggi sulla giustizia-regionali” col Cavaliere, rischia di bollare l’iniziativa come un semplice capriccio dei dissidenti che fanno capo al Presidente della Camera. Quando, in realtà, l’iniziativa della Napoli potrebbe evitare che venga vanificato il lavoro di contrasto alla criminalità organizzata fatto dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, dei cui meriti nella maggioranza non dubita nessuno, nemmeno i finiani. Se le camicie verdi riflettessero sulle ripercussioni che potrebbe avere sulla propria immagine una norma che in sostanza dà la possibilità ai clan di rientrare in possesso dei loro beni probabilmente, potrebbero cambiare idea sulla necessità di far cassa con gli spiccioli dei mafiosi.

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