Tremonti tifa per la recessione
26/11/2009 - Sorprende, ma c’è un vero problema di politica economica dietro lo strano dibattito rigore-stimolo e quindi anche dietro gli isterismi del duo Brunetta-ministro dell’Economia In Italia il confronto su una “fase due” o di una “exit strategy” è vanificato dall’ego
Sorprende, ma c’è un vero problema di politica economica dietro lo strano dibattito rigore-stimolo e quindi anche dietro gli isterismi del duo Brunetta-ministro dell’Economia
In Italia il confronto su una “fase due” o di una “exit strategy” è vanificato dall’ego ipertrofico dei nostri governanti (e dalle implicazioni psicopatologiche degli stessi), ma se affrontato nei fatti il dilemma fa emergere una verità ancora più sconvolgente e cioè che la ripresa economica globale non conviene all’Italia.
SPAVENTOSA GRECIA – L’esempio l’ha dato la Grecia. Venerdì la Bce ha annunciato che ridurrà uno dei tanti canali con cui ha aiutato le banche di Eurolandia: cioè chiederà ai vari istituti di riprendersi i crediti dati in garanzia per avere euro liquidi. Le banche elleniche si sono accaparrate il 7% di quei capitali pur rappresentando un’economia che pesa per meno dell’1% dell’economia della moneta. All’ipotesi di una restituzione, gli investitori hanno iniziato a vendere titoli di Stato emessi da Atene, facendo schizzare lo spread con i titoli tedeschi. Altri paesi, come l’Inghilterra e persino gli Stati Uniti hanno visto aumentare il prezzo dei credit default swaps, una sorta di polizza assicurative contro il fallimento di uno Stato. Perché la Grecia è così importante? Perché la qualità, considerata pessima, di quegli asset solo in parte può essere peggiorata a causa della crisi, ma è soprattutto figlia del ritardo economico della cenerentola di Eurolandia. Un gap diventato sempre meno importante in questi mesi man mano che la Bce sommergeva il continente sotto una marea di denaro. Ora i mercati si sono ricordati qual è la differenza tra gli ottimi euro tedeschi e quelli ben più incerti dei greci. Per la banca centrale si pone un arduo dilemma: andare avanti significa accettare crisi anche gravi in paesi deboli come Grecia, Irlanda e Spagna e un conseguente allungamento delle recessioni nazionali e un ampliamento delle differenze regionali. L’alternativa quasi inevitabile è mantenere i cordoni della borsa ben aperti ancora a lungo e i tassi al minimo storico e rimandare ogni discorso alla fine del 2010.
L’EXIT STRATEGY ITALIANA – Per questo Tremonti quando qualcuno presenta piani di rilancio passa direttamente al turpiloquio: l’Italia che il debito pubblico lo ha costruito
qualche decennio fa dai tassi reali negativi può guadagnare parecchio a patto non finire sotto il mirino della speculazione internazionale, se dà l’idea di poter tenere sotto controllo il deficit la riduzione del servizio al debito pubblico rimane un dettaglio del dopo. Altra argomentazione cara a Tremonti è che un deficit annuale pari al 5% del Pil è comunque un classico esempio di keynesianismo all’italiana. Un sostegno al reddito nazionale purché sia. Si potrebbero usare meglio? Certo, ma anche senza entrare nel merito delle ricette di Baldassari, Scajola o Brunetta, si può dare per scontato che ogni tentativo di rimodulare la spesa creerebbe più problemi di quanti non ne risolverebbe. La logica di Tremonti è che “i dottor Stranamore dello sviluppo” potrebbero ottenere risorse per al massimo un punto di PIL, forse qualcosa in più: due miliardi che basterebbero a farci passare tra gli “inaffidabili” stile Grecia (con l’aggravante che il maggior numero di Cds venduti in Europa hanno per oggetto proprio i Btp italiani). La politica più saggia, secondo via XX settembre, è quella del galleggiamento, più che pragmatismo è una cinica ammissione d’impotenza.
L’ATLETA OBESO - Francia e Germania possono mettere sul piatto ingenti risorse pubbliche sapendo di poter creare effetti duraturi sulla crescita economica, l’Inghilterra è l’unico paese al mondo che ha validamente nazionalizzato e privatizzato interi settori dell’industria (energia, auto, aeronautica civile e militare), a seconda dei momenti storici e delle necessità. Per tutti loro formulare piani di azione ha senso. Noi invece possiamo al massimo puntare al “free riding”, cioè grazie alla forza dell’export le aziende possono sfruttare la ripresa del manifatturiero tedesco e del mercato consumer del resto d’Europa. Se davvero la crescita nel 2010 sarà intorno all’1% del PIL, ecco che avremmo riguadagnato la nostra media di crescita nel decennio, per di più riducendo al massimo il differenziale con il resto d’Europa (cosa che puntualmente avviene nei mesi appena successivi alle recessioni o ai rallentamenti). Nella “corsa globale” siamo degli atleti obesi: gli altri pagano di più la mancanza di risorse e i loro organismi (le economie) rispondono peggio, a quel punto tutti rallentano fino ad avvicinarsi alla nostra velocità di crociera. Quando la corsa riprende, ci staccano di nuovo e noi torniamo ad inseguire ansimando. Difficoltà che di solito il governo in carica paga in termini di consenso, altro motivo per non sperare in una soluzione tanto rapida della depressione in corso, anzi l’ideale sarebbe una lunga stagnazione dove nessuno, bravi e mediocri, riesca a distinguersi
TREMONTI TATTICO – Il barometro dell’economia peraltro suggerisce che la strada verso la ripresa è ancora lunga e tutta da scoprire. Già prima della revisione del PIL americano dal 3,5% al 2,8% sia Goldman Sachs che Moody’s avevano chiarito che l’economia reale, al netto dei soldi pubblici, non era andata da nessuna parte: i primi hanno stimato una riduzione dell’1% e i secondi una crescita zero. Poi, quando il ciclo produttivo si sarà assestato (e la maggioranza degli analisti ha spostato quella data al secondo quarto del 2010), si potrà quantificare il prezzo da pagare dell’enorme quantità di denaro riversata dai governi, per sostenere le aziende e il sistema bancario. Anche quella anti recessione è una terapia che dà assuefazione e non può essere sospesa semplicemente al venir meno dei sintomi o anche della parte più grave della crisi. I rubinetti del denaro a costo zero (per i tassi d’interesse bassi o perché “gentilmente offerto” dai contribuenti) devono essere chiusi molto lentamente con il rischio concreto che il momento giusto per fare il primo passo non arrivi mai. Ecco perché l’idea di “dover dare un segnale di ripresa” per il ministro dell’economia è idiozia. Un problema da porsi non prima della fine dell’anno prossimo













bell’articolo.
peccato che non c’ho capito un cazzo : D
beh, l’impegno va comunque premiato!
be’, capisco il punto, in effetti anch’io, se per miracolo mi trovassi a correre la finale olimpica dei 100 metri, vorrei che Usain Bolt corresse i 100 metri in 18 secondi anziche’ in 9 e mezzo, cosi’ da darmi la possibilita’ di sembrare una ferrari anziche’ la 500 sfiatata che sono.
Ovvio che i mediocri vorrebbero che i fuoriclasse fossero mediocri come loro, cosi’ non si noterebbe la differenza !
Forse avresti potuto essere piu’ chiaro su un punto: quando la Germania finanzia (come sta facendo) un programma fiscale in deficit puntando sulla crescita che ne dovrebbe conseguire (e lo fa al costo di un sensibile aumento del debito pubblico per diversi anni), puo’ farlo perche’ ha uno spazio di manovra sul debito, cioe’ puo’ aumentare dall’attuale 65/70 fino all’80/90 per cento del PIL (non ho voglia di cercare i dati precisi, ma a memoria dovrei esserci, piu’ o meno).
Con un’Italia al 115% del rapporto debito/PIL, e che nelle stime arrivera’ al 135 nel 2011, Tremonti non ha nessuno spazio di manovra, e l’unica cosa che puo’ fare e’ non finanziare niente che non sia strettamente legato alla mera sopravvivenza dell’amministrazione pubblica e sperare che gli altri Paese UE abbiano performance mediocri come le nostre.
Appunto come me che posso concorrere all’oro olimpico se Bolt corre indossando delle pinne al posto delle scarpe da corsa e con le braccia ferme e aderenti al corpo, tanto per esser sicuri…