Quei “brigatisti rossi” del Giornale

25 novembre 2009

La lettera con la “solita” stella a cinque punti, storico marchio di fabbrica delle Brigate rosse, era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d’ingresso della redazione genovese del quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Nella missiva figuravano, tra l’altro, gravi minacce ad un giornalista dello stesso “Giornale”. Apriti cielo. Le “Br tornano a minacciare”, “i giornalisti non allineati di nuovo nel mirino”, “il pericolo del terrorismo rosso è costante e c’è chi ancora lo sottovaluta” ecc. Queste sono solo alcune delle frasi allarmate ed allarmanti che sono circolate in questi giorni. Il refrain sottointeso, poi, era il seguente: “stanno tornando gli anni di piombo”. Oggi, invece, si è scoperto che è stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del Giornale, a scrivere il presunto volantino delle Br recapitato in redazione. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l’uomo per simulazione di reato e procurato allarme, così come spiega una breve nota dell’Ansa.

La lettera minatoria con tanto di stella brigatista, scritta a mano e a caratteri in stampatello, era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d’ingresso della redazione genovese del quotidiano. Conteneva minacce nei confronti della redazione, del capo della sede Massimiliano Lussana e del giornalista collaboratore Francesco Guzzardi, “colpevoli” di aver compiuto inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. Immediatamente era scattate le indagini da parte della questura genovese e dall’locale ufficio della Digos. Questa mattina, come detto, la svolta clamorosa che ha portato alla soluzione del caso. Guzzardi avrebbe confessato agli agenti di aver agito per far uscire allo scoperto una vicenda di minacce gravi da parte di malavitosi e di nomadi della periferia genovese della quale lo stesso giornalista e la sua famiglia sarebbero stati oggetto nelle scorse settimane.Il capo della redazione genovese del Giornale, Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso dall’indagine, ha voluto ringraziare “lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al Giornale”. Già, aggiungiamo pure la solidarietà da parte nostra per una bella “bufala” organizzata a tavolino da un suo redattore. Proprio oggi, il Giornale ha “strillato” a tutta pagina: “Avviso di garanzia per mafia e sequestro beni”. Il destinatario, manco a dirlo, sarebbe Silvio Berlusconi. Ad ordire l’infame manovra le “solite” toghe “militanti”, questa volta della procura di Palermo. A questo punto aspettiamo l’edizione di domani per capire quale redattore de “Il Giornale” scriverà l’avviso di garanzia?

8 commenti a Quei “brigatisti rossi” del Giornale

  1. gloriademo

    non mi stupisco più di niente

  2. Eppure, “potevano stupirci con effetti speciali”… cit.

  3. ipazia

    Ogni tanto ci ricordiamo di avere la sveglia al collo e scopriamo che fascisti e servizi fanno le provocazioni:del resto continuiamo a credere ancora oggi che Moro sia stato ammazzato dalle brigate rosse…

  4. lor

    ho capito perche il Giornale si chiama cosi! era l’unico modo per farlo sembrare un giornale vero!

  5. Indro

    mi sto rivoltando nella tomba

  6. rebyjaco

    Con le minacce a Schifani, le Pallottole a Mastella ecc, I Berluscones non sanno cosa inventarsi e copiano, copiano le porcherie che facevano i mascalzoni delle BR. Con la differenza che oggi a queste stron…non ci crede nessuno, nemmeno il gregge pecorone e sciocco. D’altronde, se ascoltiamo le parole del Bossi del 1998, la cosa più probabile è che le minacce della Mafia siano mandate dagli amici stessi del cav.

  7. Ciro

    Ma sapete chi è il direttore della testata giornalistica Il giornale? E’ quel “galantuomo” di Vittorio Feltri il quale si può definire in qualsiasi modo tranne che giornalista perché, detto proprio dal lui in una ospitata nella trasmissione di alcuni anni fa: alle 2 su rai 1 di Paolo Limiti, all’inizio della sua attività di giovane giornalista, creava titoli folli allo scopo di ammazzare un giornale per interesse personale, e guarda caso insieme a chi? A quell’altro “galantuomo” di Bel Pietro che è anch’egli l’essenza del non giornalista ( guardate e ascoltate con le vostre orecchie a questo link e capirete di che pasta sono fatti questi due, purtroppo, odierni direttori di due grandi testate nazionali: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0e05d337-649b-4b4d-9ef1-1c62c14c81ad.html?p=0 ). Vi rendete conto in che paese viviamo? Secondo me in un paese di mer…. perché, in uno stato veramente civile e democratico questi due sporci personaggi del giornalismo italiano dal giorno successivo quella intervista non avrebbero avuto mai più la possibilità di lavorare nemmeno in un giornalettino di una scuola superiore della più sperduta provincia italiana e non è un caso che attualmente siano al soldo del nostro basso presidente del consiglio, che oggi è sì in disgrazia per la vigliacca aggressione subita domenica, però tutto il suo staff, e come suo staff intendo: tutti i politici dello schieramento di sua proprietà, i suoi vari portaborse e portavoce, i suoi scaloppini tra avvocati parlamentari e giornalisti delle testate anch’esse di sua proprietà e sicuramente prossimi parlamentari del PDL perché così funziona il sistema berlusconiano, stanno sfruttando alla grande l’accaduto facendo dimenticare alla gente i recenti fatti di cronaca che riguardano prorpio il nostro basso primo ministro e preparando allo stesso tempo un terreno fertile per la difesa di questo nostro povero e oggi anche martire capo del governo. E’ possibile che in questa nazione si premiano questi personaggi e si attacca aspramente una persona come il SIG. Antonio Di Pietro che nel condannare fermamente l’aggressione di domenica scorsa è stato l’unico a ricorda coerentemente, come è di solito fare, anche il comportamento civile, politico e imprenditoriale recente e non, del sig. Silvio Berlusconi? Il giornalista di Genova che ha inventato la bufala sulle minacce delle brigate rosse ha sicuramente un buon maestro nel suo direttore Feltri e non è un dettaglio trascurabile che entrambi sono stipendiati da Silvietto Berlusconi.

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