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pubblicato il 27 novembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

“A cosa serve, chi ci guadagna e perché in Italia è così difficile”: Luca Iezzi, giornalista di Repubblica, spiega che le centrali non sono la risposta, ma una delle possibili risposte al problema energetico. E dipende dalla politica, se è anche quella giusta o no.

nuclear waste Nucleare sì grazie? Tutti i perché dellatomo allitalianaNon dovete certo correre ad acquistarlo perché l’autore, il giornalista di Repubblica Luca Iezzi, ha uno stile pericolosamente identico a quello del giornalettista Luca Conforti: alla fin fine non è che sia tutto questo gran stile, diciamolo. E non dovete nemmeno correre ad acquistarlo perché nei ringraziamenti c’è scritto che l’autore deve moltissimo ad Alessandro D’Amatoche, a dispetto del suo iniziale disinteresse per la materia, è stato un compagno essenziale nella scrittura, revisione e nella ricerca delle informazioni. Si è sobbarcato un viaggio tra le immondizie nucleari ed è responsabile di alcune delle parti più piacevoli del libro“. E non dovete neanche correre ad acquistarlo perché in fondo un libro di Castelvecchi ci sta proprio bene nella vostra libreria.

E ALLORA PERCHÉ? – Niente di tutto questo: dovete correre ad acquistare “Energia Nucleare. Sì, grazie?” (Castelvecchi, Tazebao, euro 16,50) perché dalle nostre parti, come si scrive nell’introduzione, di nucleare si parla molto e male. Anche se l’Italia si è dotata di una legge che dovrebbe portare alla costruzione di nuove centrali nell’arco di una decina d’anni, il tema non ha avuto un adeguato dibattito nel nostro paese. L’apertura di nuove centrali era un punto dell’alleanza che ha vinto le elezioni, e anche dell’Udc; sul tema c’è da registrare anche la “non ostilità” del Partito Democratico. Ma poco si è sentito riguardo l’opzione nella cosiddetta società civile. Meglio quindi, confrontarsi con il problema sapendone il più possibile, senza contare troppo sulla propaganda pro o contra: è il solo modo per permettere ai cittadini di prendere una posizione consapevole, anche se per le lobby interessate all’argomento è più comodo mantenere il livello del dibattito sui binari sbagliati. Scrive Luca: “Il rinascimento nucleare all’italiana nasce da una strana saldatura tra un gruppo di produttori guidati dall’Enel, convinto della convenienza della scelta, e una maggioranza politica ansiosa di dimostrare che è in grado di cambiare l’Italia, senza perdersi in sfumature. L’enorme differenza tra la promessa di costruire un ponte in più (fosse anche sullo stretto di Messina) e dmegaphone Nucleare sì grazie? Tutti i perché dellatomo allitalianaotarsi di un sistema integrato di centrali e impianti di processamento di combustibile nucleare viene relegata ai particolari da affidare ai tecnici”. Non è così, e sarebbe bene che tutti se lo togliessero dalla testa.

UNA STORIA TRAVAGLIATA – Il libro è diviso in sei parti, che ricalcano, adeguatamente rimescolate, le domande a cui, secondo gli americani, deve rispondere un articolo di giornale: cosa, come, chi, quando, dove e perché. Si inizia spiegando come funziona una centrale nucleare, e poi si fa una rapida carrellata delle nuove tecnologie che dovrebbero rendere le centrali più sicure; poi si passa a sfatare una serie di “miti” che girano sull’energia nucleare. Sia quelli propagandati dagli ambientalisti, sia quelli portati avanti dai fautori dell’atomo senza se e senza ma. Poi si passa a discutere l’impatto che la scelta nucleare avrà sul mercato delle energie rinnovabili italiano, e soprattutto si discute la convenienza economica: l’arma propagandistica meno veritiera di una campagna pro nucleare è quella del portafoglio: anche se le centrali dovessero divenire realtà, la bolletta degli italiani se ne accorgerà appena. “Il motivo più evidente – scrive Iezzi - è che i reattori entreranno in rete intorno al 2020 e nel migliore dei casi cominceranno con una quota del 5% dell’offerta nazionale. Inoltre il costo maggiore in Italia dell’elettricità rispetto ad altri paesi europei non è determinato da un mix di produzione in cui è assente il nucleare, ma da altri elementi. Un minor uso di carbone e una quota fuori dal normale di “oneri di sistema“, che valgono l’8% del prezzo finale dell’energia. In questo balzello ci sono gli incentivi per le energie rinnovabili, i contributi alle acciaierie e alle ferrovie, o alle imprese elettriche che stanno sulle isole, o il finanziamento alla ricerca sul sistema elettrico. Ma non mancano una serie di regalie all’Enel per scelte fatte da monopolista pubblico“. E quindi si ripercorrono le vicende della precedente stagione nucleare, dagli esordi pionieristici al referendum, fino alle vicende del deposito nazionale a Scanzano e quelle della Sogin, l’azienda che doveva smaltire le scorie e decommissionare le centrali, ma che è stata per tanto tempo impegnata in tutt’altre faccende. Fino al commissionamento di quest’estate da parte del governo Berlusconi, arrivato nel silenzio dell’opinione pubblica.

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