“A cosa serve, chi ci guadagna e perché in Italia è così difficile”: Luca Iezzi, giornalista di Repubblica, spiega che le centrali non sono la risposta, ma una delle possibili risposte al problema energetico. E dipende dalla politica, se è anche quella giusta o no.
Non dovete certo correre ad acquistarlo perché l’autore, il giornalista di Repubblica Luca Iezzi, ha uno stile pericolosamente identico a quello del giornalettista Luca Conforti: alla fin fine non è che sia tutto questo gran stile, diciamolo. E non dovete nemmeno correre ad acquistarlo perché nei ringraziamenti c’è scritto che l’autore deve moltissimo ad Alessandro D’Amato “che, a dispetto del suo iniziale disinteresse per la materia, è stato un compagno essenziale nella scrittura, revisione e nella ricerca delle informazioni. Si è sobbarcato un viaggio tra le immondizie nucleari ed è responsabile di alcune delle parti più piacevoli del libro“. E non dovete neanche correre ad acquistarlo perché in fondo un libro di Castelvecchi ci sta proprio bene nella vostra libreria.
E ALLORA PERCHÉ? – Niente di tutto questo: dovete correre ad acquistare “Energia Nucleare. Sì, grazie?” (Castelvecchi, Tazebao, euro 16,50) perché dalle nostre parti, come si scrive nell’introduzione, di nucleare si parla molto e male. Anche se l’Italia si è dotata di una legge che dovrebbe portare alla costruzione di nuove centrali nell’arco di una decina d’anni, il tema non ha avuto un adeguato dibattito nel nostro paese. L’apertura di nuove centrali era un punto dell’alleanza che ha vinto le elezioni, e anche dell’Udc; sul tema c’è da registrare anche la “non ostilità” del Partito Democratico. Ma poco si è sentito riguardo l’opzione nella cosiddetta società civile. Meglio quindi, confrontarsi con il problema sapendone il più possibile, senza contare troppo sulla propaganda pro o contra: è il solo modo per permettere ai cittadini di prendere una posizione consapevole, anche se per le lobby interessate all’argomento è più comodo mantenere il livello del dibattito sui binari sbagliati. Scrive Luca: “Il rinascimento nucleare all’italiana nasce da una strana saldatura tra un gruppo di produttori guidati dall’Enel, convinto della convenienza della scelta, e una maggioranza politica ansiosa di dimostrare che è in grado di cambiare l’Italia, senza perdersi in sfumature. L’enorme differenza tra la promessa di costruire un ponte in più (fosse anche sullo stretto di Messina) e d
otarsi di un sistema integrato di centrali e impianti di processamento di combustibile nucleare viene relegata ai particolari da affidare ai tecnici”. Non è così, e sarebbe bene che tutti se lo togliessero dalla testa.
UNA STORIA TRAVAGLIATA – Il libro è diviso in sei parti, che ricalcano, adeguatamente rimescolate, le domande a cui, secondo gli americani, deve rispondere un articolo di giornale: cosa, come, chi, quando, dove e perché. Si inizia spiegando come funziona una centrale nucleare, e poi si fa una rapida carrellata delle nuove tecnologie che dovrebbero rendere le centrali più sicure; poi si passa a sfatare una serie di “miti” che girano sull’energia nucleare. Sia quelli propagandati dagli ambientalisti, sia quelli portati avanti dai fautori dell’atomo senza se e senza ma. Poi si passa a discutere l’impatto che la scelta nucleare avrà sul mercato delle energie rinnovabili italiano, e soprattutto si discute la convenienza economica: l’arma propagandistica meno veritiera di una campagna pro nucleare è quella del portafoglio: anche se le centrali dovessero divenire realtà, la bolletta degli italiani se ne accorgerà appena. “Il motivo più evidente – scrive Iezzi - è che i reattori entreranno in rete intorno al 2020 e nel migliore dei casi cominceranno con una quota del 5% dell’offerta nazionale. Inoltre il costo maggiore in Italia dell’elettricità rispetto ad altri paesi europei non è determinato da un mix di produzione in cui è assente il nucleare, ma da altri elementi. Un minor uso di carbone e una quota fuori dal normale di “oneri di sistema“, che valgono l’8% del prezzo finale dell’energia. In questo balzello ci sono gli incentivi per le energie rinnovabili, i contributi alle acciaierie e alle ferrovie, o alle imprese elettriche che stanno sulle isole, o il finanziamento alla ricerca sul sistema elettrico. Ma non mancano una serie di regalie all’Enel per scelte fatte da monopolista pubblico“. E quindi si ripercorrono le vicende della precedente stagione nucleare, dagli esordi pionieristici al referendum, fino alle vicende del deposito nazionale a Scanzano e quelle della Sogin, l’azienda che doveva smaltire le scorie e decommissionare le centrali, ma che è stata per tanto tempo impegnata in tutt’altre faccende. Fino al commissionamento di quest’estate da parte del governo Berlusconi, arrivato nel silenzio dell’opinione pubblica.























Il libro deve essere molto interessante ed esaustivo conoscendo lo stile di Luca Iezzi e la verve ironica di Greg. Proprio ieri leggendo l’inserto all’interno de “Le guide di Repubblica” titolato “Il dilemma del nucleare” che mostrava le ragioni del sì( di Patrick Moore e di Umberto Veronesi) e le ragioni del no ( di Giovanni Valentini e Maurizio Ricci) speravo di leggere un accenno al libro di Iezzi, un loro collaboratore tra l’altro, ma con mio grande stupore… nulla di tutto ciò. Peccato, poteva dare uno spunto in più di approfondimento ai lettori, invece di segnalare solo nella testata in alto a destra i siti dell’enel e di un’altra organizzazione.
Se non ci pensa Repubblica…vorrà dire che vi faremo pubblicità noi : )
la recensione su Rep. esce oggi o domani
Perfetto : )
Mi fido degli autori
Il libro sarà certamente interessante e quindi da comprare. Siccome della materia non sono proprio un profano – se non altro per il mio passato background di studi – della materia spero di trovare nel libro anche una plausibile risposta alla seguente domanda. Come conservare le scorie (i residui della combustione atomica)?
Le scorie hanno un’intensità variabile. Alcune sono molto deboli, e vengono liberate nell’aria o nell’acqua, con effetti quasi impercettibili sull’ambiente. Altre, invece, sono fortemente radioattive: non solo sono molto pericolose, ma rimangono attive per tempi lunghissimi. Secoli, millenni, o addirittura decine di migliaia di anni. Come riuscire a conservarle per un tempo così lungo in contenitori adatti e in luoghi sufficientemente sicuri? E poi come trasportare senza rischi questi materiali, magari per migliaia di km, dalle centrali ai siti di stoccaggio?
Quando ho fatto l’esame di “plasmi e fusioni”… ricordo di aver letto di “avveniristici” progetti come quello di spedire le scorie in orbita solare con razzi, in modo che escano dalla gravità terrestre. Ma il rischio che qualcosa vada storto durante il lancio è troppo grande. Un’altra idea che aveva del fantascientifico, invece prevedeva di trivellare il fondo degli oceani ed inserirle dentro speciali contenitori che sarebbero poi stati lentamente risucchiati verso il centro della terra. Infine, il progetto (che poi è il solo finora messo in pratica) che prevede di seppellire queste scorie in antichi strati geologici (particolarmente stabili) di sale a 1000-1500m di profondità. Una volta ricoperte nuovamente dal sale, questo ricristallizzerebbe nel giro di 50 anni, garantendo così una sorta di chiusura ermetica.
Chi potrà assicurare l’intangibilità di questi luoghi per decine o centinaia di migliaia di anni? Quale istituzione, quale civiltà potrà farsene sovrintendente? Vogliamo davvero credere che Berlusconi è eterno?
Io sarei partito da qui. Credo che bisogna prima dimostrare che la cosa sia realmente fattibile e sicura e poi soltanto dopo iniziare un programma di centrali nucleari (di qualsiasi generazione). Invece, si è fatto e temo si voglia rifare l’esatto contrario.
P.
leggi invece di blaterare
Vabbè, mandatemi una copia/saggio che poi scriverò la recensione.
http://www.youtube.com/watch?v=jQaKeXZYRJk
A Viareggio, mi perdonerete il sarcasmo, è bastato il “solo” gas di Cosentino… a fare una strage. Figuriamoci cosa potrebbe accadere con le scorie nucleari.
Nel caso dell’incidente di Viareggio si potrebbe commentare che è un ennesimo esempio di quanto nel valutare la pericolosità delle varie fonti di energia si utilizzino due pesi e due misure, questo ha portato al risultato che le precauzioni utilizzate nel caso dell’energia nucleare sono molto maggiori che in altri casi, infatti il numero di morti a causa di incendi od esplosioni di gas o petrolio, e il numero di morti causati da inondazioni dovute esclusivamente a dighe per l’idoelettrico sono molto nell’ordine dei milioni di persone, mentre le centrali nucleari hanno avuto un solo serio incidente nella storia dell’uomo e con un numero di morti molto minore.
Non nego il rischio dell’enegia atomica, ma spesso non si considera che pretendere una sicurezza assoluta dal nucleare e poi non vedere problemi più grossi è poco serio, date le conoscenze attuali la possibilità che un sarcofago di cemento armato immerso in un deposito salino 1500 metri sotto terra se ne esca da solo e si possa aprire sono infinitesimali, la possibilità che una perdita di gas metano possa far saltare in aria la casa in cui abitiamo è molto maggiore.
Nel caso di Viareggio poi è stato un evidente caso di pessima manutenzione e di controlli inadeguati, un difetto come quello che aveva il vagone sarebbe stato scoperto semplicemente con il sistema utilizzato nelle ferrovie di 30 anni fa, quando le possibilità che succedesse erano molto maggiori c’era sempre un ometto che prima della partenza del treno dava martellate alle ruote dei vagoni per scoprire eventuali rotture.
Ho letto che per 15 anni si è lavorato nel Kansas, proprio in uno di questi depositi salini, spendendo qualcosa come 55 milioni di dollari, poi si è visto che il sito individuato non era adatto ad ospitare dei depositi di scorie poiché il fondo presentava infiltrazioni di acqua che stanno sciogliendo il sale. Intanto i 55mln di $ erano diventi essi stessi scorie. Davvero pensate, allo stato attuale, che il gioco valga la candela (per quanto atomica)?
P.
A Viareggio, dopo sei ore dall’incidente, si poteva circolare liberamente. Sarebbe stato lo stesso se invece di GPL ci fossero state scorie radioattive?
Sono proprio curiosa di farmi un pò di cultura sul nucleare, per esempio, cosa è un becquerel?
E’ un periodo di libri, Per G.?
Anch’io mi fido degli autori, anche se ovviamente comprerò e leggerò il libro per averne conferma.
Ho un timore: se ho capoito bene, questo è un libro che spinge a “ragionare con la propria testa”, confrontando le diverse opinioni presenti e ha intenzione di rendere consapevole il lettore su pregi/difetti dellediverse opzioni energetiche in campo.
Dico, ma Luca (e Ale) si rendono conto che questo in Italia non è di moda e soprattutto potrebbe essere addirittura ritenuto pericolossissimo e “rivoluzionario”?
C.
Io m’aspetto una copia autografata.
Con la quale sostituirò per competenza nel settore della libreria dedicato ai giornalettisti il libro che ho di Nicotri.
Aò Greg se candida alle primarie come Adinolfi…..
Mi sorge spontanea una domanda: quanto dovrebbero costare queste ipotetiche centrali nucleari a noi italiani?
Gli altri stati europei pensano a come smantellare le centrali e i relativi costi che ci vogliono per farlo, mentre da noi, paradossalmente, si pensa a costruirle.
…mi incuriosisce, un libro senz’altro, utile, da leggere…
“Nucleare sì grazie?” Tutti i perché dell’atomo all’italiana…
“A cosa serve, chi ci guadagna e perché in Italia è così difficile”: Luca Iezzi, giornalista di Repubblica, spiega che le centrali non sono la risposta, ma una delle possibili risposte al problema energetico. E dipende dalla politica, se è anche quella…
Ho vagabondato in un paio di librerie nel weekend e mi sono imbattuto in ogni tipo di bestia, da Vespa a Giacobbo, da Fini alla pattuglia di travaglini e travaglierie assortite fino a Loretta Napoleoni (!!!) ma di Luca Iezzi ancora nessuna traccia.
no, è che a te è stata data disposizione di non venderlo. Mi dispiace
Massì, machissenefrega, tanto voi non mi avete dedicato neanche un paragrafetto striminzito. Comprerò il libro degli amici dell’orgone, tiè.
Frank, ma vogliamo paragonare le librerie romane con quelle baresi??
…fai prima a ordinare il libro on line…c’è traccia, c’è traccia…
E’ che a Bari il sig. D’Amato non ce lo vogliamo, ecco.
io l’ho trovato:) Mi piace la carta, porosa abbastanza per scriverci e farci i disegnini sopra:)
Capisco che considerare la pericolosità reale di certe cose comporta la necessità di non basarsi solo su paure irrazionali ma una valutazione concreta, ma se si considera il mdo in cui le scori nucleari vengono immagazzinate se fosse deragliato un carico di scorie era sufficente raccoglierlo con una gru e portarlo via, è fisicamente impossibile che un cubo di cemento armato delo spessore di vari metri o un cilindo metalico delo spessore di 10 cm si danneggi come un serbatoio di GPL che di solito ha uno spessore di pochi mm.
Il punto che volevo sottolineare è che normalmente le persona accettano tranquillamente pericoli molto maggiori ( centrali idroelettriche e gas metano ) e hanno terrore di centrali nucleari che sono alla prova dei fatti meno pericolose, perchè alla fine non conta il fatto che la centrale nucleare fa paura, ma il fatto che le centrali idroelettriche hanno fatto mille volte più morti, anche in proprorzione all’energia prodotta.Io preferisco essere vivo a Cernobyl che morto sotto il Vajont, voi fate pure quello che volete….
non credete a tutto quello che ci fanno vedere sentire ecc..
energia solare gratis all’ infinito, sfruttiamo le centrali idroelettriche che non funzionano a pieno regime.
pensiamo al futuro ……
Ringrazio tutti per la fiducia, anche se l’entusiasmo per il contributo di D’Amato mi sembra oggettivamente eccessivo.
Rispondo ad ulisse, dicendo che il libro l’ho scritto soprattutto per chi come lui, quando sente la parole “nucleare” automaticamente risponde: meglio il sole, il vento e le dighe. La penso come lui il sole, il vento e le dighe sono meglio da tanti punti di vista, ma il nucleare è meglio di carbone e petrolio.
I problemi veri sono altri e
*messaggio pubblicitario* sono tutti abilmenti illustrati in quella agevole opera intolata nucleare, si grazie? *fine messaggio pubblicitario*
[...] “A cosa serve, chi ci guadagna e perché in Italia è così difficile”: Luca Iezzi, giornalista di Repubblica, spiega che le centrali non sono la risposta, ma una delle possibili risposte al problema energetico. E dipende dalla politica, se è anche quella giusta o no. “Nucleare sì grazie?” Tutti i perché dell’atomo all’italiana. Di Alessandro D’Amato http://www.giornalettismo.com/archives/42847/nucleare-si-grazie-tutti-i-perche-dellatomo-allitaliana... [...]
Non ho letto il libro ed intervengo molto in ritardo sull’articolo.
C’è però una cosa riguardo a questo tema che mi sembra venga un po’ trascurata, al di là delle contrapposizioni più o meno ideologiche tra gli schieramenti.
La questione del nucleare ha, a mio avviso, un aspetto tecnico ed uno più squisitamente politico.
Se è vero, come tu dici e come io credo, che il nucleare non diminuirebbe i costi dell’energia per il consumatore italiano, dal punto di vista tecnico, a cosa serve?
Mi spiego meglio. La questione nucleare viene troppo spesso affrontata come una questione nazionale, ma il mercato dell’energia è, per molti versi, una questione globale. E’ noto ad esempio che l’Enel possiede centrali nucleari in Slovacchia, è altrettanto noto che le aziende italiane del settore comprano energia nucleare proveniente da altri paesi di notte (quando costa meno) per pompare acqua in bacini a più alto potenziale e rivendere energia idroelettrica di giorno (quando costa di più).
Dato che il mercato dell’energia è in mano a soggetti di diritto privato che comprano, vendono e producono dove vogliono e dato che i prezzi vengono determinati su un mercato teoricamente globale e concorrenziale, per quale motivo dovremmo interpretare questa problematica in chiave politica ed in chiave nazionale?
Di nuovo, cerco di essere più chiaro.
Se l’energia elettrica è fonte di profitto per delle aziende che producono profitto e se questo profitto verrà perseguito indipendentemente dalla mia esposizione al rischio nucleare, per quale motivo dovrei accollarmi tale rischio?
Detto molto sinceramente non farei assolutamente cambio con gli abitanti dei dintorni di Tricastin che ogni due anni hanno a che fare con un incidente nucleare affinché l’EDF possa vendere energia all’Enel di notte perché questa possa rimpinguare le proprie riserve idriche.
A questo punto la questione diventa globale.
Al di là del ristretto panorama nazionale, il nucleare attuale è sostenible a livello globale?
E’ pensabile sostituire gl’idrocarburi col nucleare in un ottica globale dal punto di vista tecnico?
La risposta, allo stato attuale delle cose è no.
Ecco allora che diventa una questione prettamente politica, legata al discorso dell’indipendenza energetica e a quello degli armamenti.
Personalmente ritengo che questi due scenari non riguardino l’Italia, che, da un lato non ha (spero) velleità di potenza militare nucleare, dall’altro non risolverebbe minimamente la propria dipendenza dagli idrocarburi con la costruzione di 4 centrali nucleari nel 2025.