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Internidi Teresa Scherillo (makia)
pubblicato il 25 novembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il mistero del computer della trans ritrovato nel lavabo è l’unico elemento che cozza con l’ipotesi dell’incidente. E costringe a collocare sulla scena del fatto un’altra persona. Con intenzioni tutt’altro che buone.

Per ora è soltanto un sospetto. Suffragato dalla logica, ma non ancora dalle trans natalie Brenda: chi cera in quella stanza?prove. E si fonda sull’unico elemento che non quadra rispetto all’ipotesi di morte accidentale. Brenda, la trans che conosceva Piero Marrazzo, è morta per asfissia durante un incendio sviluppatosi nel tugurio dove abitava. Le valigie erano pronte perché il padrone di casa voleva sfrattarla. La trans prendeva tranquillanti e beveva, quindi è altamente probabile che in quelle condizioni potesse non accorgersi del fuoco. Tutto combacia tranne un particolare: il computer ritrovato nel lavabo.

UNA PROFESSIONISTA DEL PC - Le amiche dicono che Brenda il PC lo sapeva usare bene. E ieri la procura ha scoperto un altro particolare importante: nonostante la trans avesse detto alla polizia di non avere un computer, in realtà ne possedeva più di uno. Il suo vecchio, però, lo aveva venduto a un’amica, quando ne aveva comprati altri di recente. Alla stessa amica lo aveva chiesto di nuovo indietro poco tempo fa: per farci cosa? Forse per recuperare con l’ausilio dei programmi che svolgono questa funzione dei files cancellati? E perché il computer finisce nel lavabo, a meno che non ce l’abbia messo qualcuno che voleva che fosse ritrovato (visto che poteva portarselo via tranquillamente)? Tutte domande che devono ancora trovare una risposta. Ma che servono comunque a collocare sulla scena del fatto almeno un’altra persona. Con un ruolo malizioso: è la manina che fa transitare il computer sul lavabo, con lo scopo di attirare l’attenzione degli inquirenti su di esso. L’ipotesi contraria, che vuole la stessa Brenda, nel dormiveglia e accortasi del fuoco compiere l’atto magari per salvaguardarne il contenuto, cozza con il modo in cui viene ritrovato il cadavere. E quindi è da escludersi. Da qui a poter reputare questa persona come un omicida (sempre che le ipotesi siano giuste), ce ne corre. Ma qualche supposizione sull’identità si può anche fare.

IL TRIANGOLO NO - La si può fare partendo dai comportamenti concreti tenuti dalle amiche della trans in questa storia. Natalì accusa Brenda fin dalle prime ore dello scandalo Marrazzo salvo poi specificare, dopo la morte di Brenda, che Marrazzo le aveva detto di essere stato con due trans brasiliane in sua assenza e che queste avevano scattato delle foto, probabilmente girato il secondo video che ritraeva il governatore in uno di questi festini a base di coca e sesso, ma di non aver mai saputo che fossero Brenda e Michelle e soprattutto di non averglieli chiesti i nomi. “Io so delle foto fatte a Piero Marrazzo perche’ me ne aveva parlato lui e mi aveva parlato anche di un video. Marrazzo mi disse anche che a fare il filmato erano stati due transessuali miei compaesani“, dice Natali. Ora, in un ambiente come quello di via Gradoli, dove le ragazze sapevano tutto di tutti, è abbastanza improbabile che non si fosse venuti a conoscenza del fatto che Brenda stesse cercando o avesse cercato di soffiare l’ illustro cliente a Natali. Tanto più che è la stessa Natali con le sue dichiarazioni a far sospettare della gelosia di Brenda. Le dichiarazioni di China, amica di Brenda, contrastano con quanto affermato fin qui da Natali e cioè che è falso che lei non conoscesse il pusher Cafasso. E questa è da prendere come una dichiarazione veritiera, perché la metà dei clienti delle trans chiedevano di consumare cocaina ed è abbastanza inusuale in quanto rischioso che ne portassero personalmente. E Cafasso era da tutte riconosciuto come il pusher di via Gradoli. Non è stato ancora chiarito, così come accusano i carabinieri coinvolti nel tentativo di ricatto a Marrazzo, se fosse stato lui a girare il primo video. Di sicuro però la cocaina o era stata portata in quella stanza da Cafasso o quest’ultimo aveva rifornito i carabinieri per intentare il ricatto.

RAPPORTI PERICOLOSI -Brenda non mi ha mai detto niente dei filmati 1256545218197 1 Brenda: chi cera in quella stanza?- spiega China - mi ha solo detto che a fare la trappola a Marrazzo sono stati Natalì e Giosi. Io non credo che Natalie conoscesse Marrazzo da otto anni. Lei era non solo gelosa di Brenda ma di tutte noi”. In questi giorni c’è chi ha detto che Brenda non fosse una grande utilizzatrice di computer, caricando quindi di sospetti il contenuto di quel pc. China ribalta tutto. “Brenda – sostiene – era una grande esperta di computer. Nessuno sa cosa avesse nel suo pc”. Nessuno lo sa, vero. Eppure una santa manina ha voluto metterlo in evidenza, per farlo trovare alla polizia e scandagliare. Forse in quel pc ci troveranno davvero le famose prove in possesso di Brenda, con le quali  la trans avrebbe potuto intentare un ricatto parallelo a quello che stavano tentando di fare i carabinieri a Marrazzo (la famosa telefonata fatta a luglio da Brenda alla segreteria della Regione Lazio). China ha fatto anche rivelazioni sul rapporto tra Brenda e Marrazzo. Ha parlato di soldi. “Una sera - riferisce – Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi – aggiunge China – e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi”.

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