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Il pentito che accusa Silvio? Da prendere con le molle

24 novembre 2009

Continuano le audizioni dei collaboratori di giustizia relative ai processi sulle stragi del 1993. E Pietro Romeo, bassa manovalanza della criminalità organizzata, chiama in causa Berlusconi. Ma su di lui c’è qualche dubbio.

Pietro Romeo nelle stragi del ’93 era una sorta di operaio, un personaggio secondario. Uno dei componenti del commando, uno che doveva eseguire gli ordini, posizionare l’esplosivo, osservare il posto, segnalare eventuali impedimenti. Nel processo per le stragi i giudici lo hanno ritenuto ampiamente credibile visto che alle sue dichiarazioni fanno affidamento per ricostruire con dovizia di particolari come, perché, sotto quale regia 16 anni fa la criminalità organizzata avesse preso di mira il patrimonio artistico del Paese. In particolare le sue dichiarazioni hanno reso possibile l’individuazione degli autori materiali e l’accertamento delle modalità specifiche di esecuzione sia della strage di Via dei Georgofili a Firenze: le sue ricostruzioni vengono considerate attendibili insieme a quelle di Pietro Carra, Vincenzo Ferro, Giuseppe Ferro.

LE TELECAMERE - Oggi i magistrati gli chiedono se un altro componente del commando, Francesco Giuliano gli avesse riferito chi fosse il mandante della strage. Romeo risponde così: “Ricordo che Spatuzza disse a Giuliano che il politico era Berlusconi”. Non aveva mai fatto una affermazione del genere. Parlava di tutt’altro quando era stato ascoltato 12 anni fa. Raccontava che Giuliano era preoccupato a causa di una telecamera che avrebbe potuto riprendere la macchina con l’esplosivo e che consigliò di spostare il Fiorino in un posto diverso. E infatti nel piazzale degli Uffizi vi era realmente, nel ’93, una telecamera collocata all’ingresso della Vecchia Posta. Un’altra telecamera era posta nella confluenza di via Lambertesca col piazzale degli Uffizi. Nulla di più. E non si capisce bene se siano stati i magistrati allora a non voler andare fino in fondo o se sia stato lui, nel ’97, a negare di conoscere una regia occulta che non fosse Cosa Nostra. Sta di fatto che la storia di oggi contraddice quanto aveva affermato in merito alla vicenda Giovanni Brusca: “A Silvio Berlusconi ho fatto sapere che la bomba a mano agli Uffizi di Firenze l’ha messa Cosa Nostra su indicazione dei servizi segreti”, faceva sapere precisando di non sapere poi se questo suo avvertimento fosse o meno giunto a destinazione. Lo stesso Brusca che in tempi non sospetti aveva parlato del famoso papello messo a punto da Riina, circostanza che poi ad anni di distanza verrà confermata dal racconto di Massimo Ciancimino.

LA P2 - Poi c’è la terza ipotesi che implica le prime due. Un bel casotto, insomma. E’quella della loggia massonica P2, che avrebbe sempre nutrito ottimi rapporti sia con la mafia che coi servzi segreti. Nei giorni successivi alla strage di Via dei Georgofili il Presidente del Senato Giovanni Spadolini fa queste dichiarazioni: “La P2 è stata un elemento destabilizzante della vita politica italiana ed è stata uno dei centri di potere più inquinanti e corruttori”. E ancora: “Non si può fissare un confine preciso tra terrorismo e P2, né tra mafia e P2. Un anno fa, nell’agosto del ’92 – diceva Spadolini – io sollevai il dubbio che esistessero connivenze piduiste con la mafia, in quanto esistevano esperienze precedenti, basti il caso Sindona ma non è il solo, in cui si sono viste strade parallele tra mafia e P2. Rinnovai questo appello alla fine dell’anno e pochi giorni fa ho detto che occorre vedere fino in fondo quali sono le responsabilità ancora attuali della P2”.

Che le accuse al Presidente del Consiglio siano state mosse da un personaggio così marginale nell’organizzazione mafiosa, non certamente un elemento di spicco, non aiuta certamente a dare credito all’ipotesi che sia Silvio Berlusconi il mandante o una sorta di regista delle stragi del ’93 a Roma, Firenze, Milano. Soprattutto se le sue affermazioni contraddicono  quelle di altri pentiti e sono basate sull’ascolto di una conversazione di terze persone. Finora aveva parlato solo di esecuzione materiale dell’attentato, non certo di massimi sistemi.

Un commento a Il pentito che accusa Silvio? Da prendere con le molle

  1. Come dice l’insospettabile Bordin al Foglio, trattasi di robba trita e gia’ sentita (ma questo non lo dice nessun altro): e’ dal ’94 che sulla scorta dei careless whispers di altri pentiti, procure varie indagarono su Berlusconi mandante delle stragi senza cavarne un ragno dal buco, nonostante la diciamo cosi’ “buona volonta’” messaci.
    Vero e’ che il reato ossimorico di “associazione esterna” che ne deriverebbe e’ un mostro concettuale che fuor delle Procure d’assalto e di fronte alla Giudicante ha prodotto sinora grossi zeri (vedi Andreotti o Carnevale), ma oramai siamo allo scontro finale, o alla frutta a seconda. Sicuramente ben oltre le barriere della logica.

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