“I finiani non esistono. E Silvio alle elezioni ci pensa ancora”

24/11/2009 - Lo dice chi nella maggioranza ci sta: l’ex An ha oggi l’appoggio di una parte Pdl che ha solo voglia di dissentire dal capo. E gli scontri nella maggioranza sono dovuti esclusivamente alla ricerca di visibilità da parte dei leader.

     
 

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Lo dice chi nella maggioranza ci sta: l’ex An ha oggi l’appoggio di una parte Pdl che ha solo voglia di dissentire dal capo. E gli scontri nella maggioranza sono dovuti esclusivamente alla ricerca di visibilità da parte dei leader. Intanto tre emendamenti anti-Tremonti sono in preparazione sulla Finanziaria.

Il Presidente della Camera e i finiani sono costretti ad andare avanti nel sostenere, in materia di immigrazione, quella linea così poco gradita tra le fila del partito berlusconiano. Ma chi sono oggi i finiani? Nel Pdl preferiscono definire cosa non sono, che risulterebbe senz’altro più facile che inquadrarli in una determinata schiera di parlamentari. Di sicuro non possono essere definiti come “gli ex An”, fanno sapere. Sono una cosa diversa. Ed infatti Ignazio La Russa, ad esempio, non ha mai palesato la benché minima convergenza con Gianfranco Fini, né sul diritto di voto agli immigrati, né sul ddl cittadinanza. Nello stesso modo si è comportato l’ex colonnello Maurizio Gasparri. Da poco è arrivata pure la presa di posizione netta di Altero Matteoli che ha tolto ogni rimanente dubbio affermando che le questioni “politiche e culturali sollevate da Gianfranco Fini non appartengono alla storia di An” e che il presidente della Camera “è troppo intelligente per fare una fronda antiberlusconiana”. Insomma, per Matteoli, gli affondi di Fini fanno riferimento ad una pura e semplice iniziativa personale.

CHI SONO I FINIANI – E che alle spalle l’ex Presidente di An non abbia una vera e propria corrente lo sanno bene dalle parti del Pdl: “Non esistono finiani. Ci sono bande armate non organizzate che sono disponibili a vendersi a chiunque per fare un regolamento di conti nel partito. Uno è finiano solo per vendicarsi col capo e non perché crede in ciò che dice Fini”, spiega qualcuno vicino al Cavaliere. “Non so nemmeno lui quanto ne sia cosciente”, si sussurra. Insomma, a parte i fedeli Fabio Granata ed Italo Bocchino la pattuglia di chi appoggia Fini sarebbe composta solo da parlamentari che dissentono da come è gestito il partito o hanno da ridire nei confronti della leadership, per motivi di ambizione personale e non certo politici. Gente che rivendica spazio, ascolto e attenzione e si accoda al Presidente della Camera per portare avanti le proprie istanze.

ELEZIONI SEMPRE PRONTE – Anche lo scontro Brunetta-Tremonti andrebbe visto in questa chiave di lettura: divergenze per ottenere visibilità. La situazione non fa certo dormire sonni tranquilli al Cavaliere, che alle elezioni anticipate ci pensa ancora. Per davvero. Sarebbe l’estremo rimedio agli sgambetti continui che sia i peones sia esponenti del governo tendono all’esecutivo e alla loro stessa maggioranza. “Basta aspettare” per capire, dicono dalla maggioranza. Se Fini e i suoi avranno la forza di andare fino in fondo sulle proposte appoggiate da tutta l’opposizione si procederà alla conta. E allora eventualmente si vedrà chi avrà il coraggio di schierarsi su un binario diverso da quello di Silvio Berlusconi. Se Fini avrà messo su un gruppo serrato di parlamentari disposti ad ogni sacrificio o, se, maggiormente probabile, voltandosi alle spalle si ritroverà con un numero troppo esiguo di seguaci e scoprirà che tutti coloro che avevano dato adito alle sue prese di posizione lo avevano fatto solo con l’intento di dissentire dal volere del capo, a prescindere dal merito delle questioni sollevate. Lo avrebbero fatto ugualmente in caso di divergenze su fronti diversi.

EMENDAMENTI ANTI-TREMONTI - Il fronte anti-Tremonti, intanto, serra le fila. Dopo il parziale flop dell’iniziativa di Brunetta, sulla rampa di lancio ci sono ben tre emendamenti alla Finanziaria, tutti da presentare alla Camera dei deputati. Dove, nonostante l’ampia maggioranza, il governo va spesso in fibrillazione. L’allargamento dei cordoni non della borsa da parte del Tesoro non c’è stato, anzi: Giulio ha chiesto anche le dimissioni di Renato, colpevole di lesa maestà con gli ultimi atteggiamenti molto critici in Consiglio dei Ministri e sulla stampa. Ora scende in campo Mario Baldassarri, che, dopo aver scritto la sezione economica del famoso documento di ammutinamento della maggioranza a via XX Settembre, prova a scardinare la manovra di bilancio che ha reso orgogliosa Bruxelles dell’Italia, secondo Tremonti. Meno tasse per tutti, taglio dell’Irpef e della spesa primaria: queste le intenzioni di Baldassarri, che già in altre occasioni si erano scontrate con il “Niet” di Giulio. Non passeranno, secondo il Tesoro. Ma se ci riuscissero, si aprirebbe un’altra questione politica all’interno della maggioranza.

LA SOLITUDINE DI FINI – E intanto a difendere il capo senza peli sulla lingua, come se fosse uno dei più navigati esponenti di Forza Italia, ci pensa proprio un ex-An come Matteoli: “La leadership di Berlusconi non è decisa per statuto ma dagli elettori”. Antidemocratico chi non l’accetta, insomma. “Nessuno – aggiunge il titolare delle Infrastrutture – ha preso i voti che ha conquistato Berlusconi: An era un partito del 14%. Il Pdl sfiora il 40%”. E Fini da solo, sembra voler dire, oggi prenderebbe solo qualche briciola.

     
 

8 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    chi sarà LA TALPAAA? :D

    • Leftorium© scrive:

      Gli emendamenti (almeno quelli di spesa) non passeranno. Non per il rigore promesso in sede europea ma per il semplice fatto che che soldi in cassa non ce ne sono (almeno fino al 15 dicembre, quando scadrà lo scudo fiscale). Quindi si rimanderà, eventualmente, il tutto ad un successivo decreto o lo si accorpa al “mille proroghe”.

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  4. ipazia scrive:

    Può esserci partita fra 30.000 euro di entrate mensili e 15.000.000.000 di euro di patrimonio?

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