Nuove ipotesi allo studio degli inquirenti. Chi ha messo il computer nel lavandino voleva maldestramente cancellarne il contenuto oppure, di proposito, voleva che fosse ritrovato? Intanto, si lavora sull’omicidio volontario
Le ipotesi e le congetture si susseguono di ora in ora. Come pure le
rivelazioni, del resto. L’ultima, in rigoroso ordine cronologico, è stata rilasciata da un ex carabiniere al quotidiano La Repubblica. Si tratta di una testimonianza molto interessante, che descrive lo scenario in cui tuttora operano molte trans nella capitale e in molti appartamenti in affitto a Roma. Inoltre, particolare non da poco, aggiunge un ulteriore tassello a quel mosaico, che si sta man mano componendo, che raffigura il clima a dir poco torbido ed ambiguo che circonda il rapporto tra i carabinieri (o meglio, alcuni di loro) e il mondo della prostituzione transessuale romana. “Ho una grande voglia di parlare, di dire tutto quello che so. Sulle trans e la gente che gira intorno a questo mondo”. L’ex carabiniere, in passato, ha anche fatto da autista ai viados. “Tutto è iniziato – spiega – perché abitavo qui. Ho fatto amicizia con alcune trans e ho iniziato ad accompagnarle in macchina. Ero senza lavoro, loro mi pagavano i passaggi. Era un modo per mettersi in tasca qualche soldo. E pian piano mi sono guadagnato la loro fiducia, mi raccontavano segreti”. “Ci ho messo poco a capire – continua l’ex milite – che era un mondo marcio con storie terribili di sfruttamento e di droga. Non so cosa mi sia preso ma volevo aiutarle. Tanto che, dopo un po’ sono andato dai carabinieri per offrire la mia collaborazione. Ho parlato proprio con uno di quelli che poi sono stati arrestati, lo conoscevo, era di zona, e lui mi ha detto che andava bene, di tenerlo aggiornato. Alcune trans mi hanno voltato le spalle, mi dicevano che ero una spia, che avevo contatti con i carabinieri”. “Mi sono sentito venduto, come se quelle rivelazioni fatte in caserma mi si fossero rivoltate contro, come se qualcuno avesse detto ai viados della mia volontà di riferite i soprusi che subivano. Rimango convinto – conclude – che le morti di Rino e di Brenda non siano casuali. Non possono esserle”.
L’AUTOPSIA - Rino è Gianguarino Cafasso, l’uomo indicato da alcuni come un pusher protettore di molti trans della capitale. Proprio ieri, i genitori dell’uomo, in un’intervista, hanno affermato che il loro primo figlio sarebbe stato ucciso. “Altro che overdose, l’hanno ammazzato”. Hanno poi smentito che il giovane fosse un “pappone” ed uno spacciatore di droga. “Poco prima che lo trovassero morto - ha raccontato il padre – mi disse che voleva lasciare il suo appartamento in affitto a Roma perché non si sentiva più sicuro”. Gli elementi che portano a dubitare della tesi del “semplice” suicidio della trans Brenda, come si vede, aumentano. Gli spunti per approfondire le indagini, del resto, vengono forniti dalla stessa autopsia che è stata fatta venerdì al policlinico Gemelli di Roma. I risultati hanno confermato che il decesso è avvenuto per asfissia causata dal fumo sprigionato nell’incendio divampato nell’abitazione di Brenda. La tac ha anche evidenziato che sul corpo della trans non erano presenti lesioni. Altri elementi potranno, comunque, emergere dal risultato degli esami istologici e tossicologici. Gli inquirenti, infatti, hanno accertato dalle testimoniannze, che era rientrata a casa tra le 2 e le 2,30 della notte in cui è stata ritrovata morta, faceva uso di sonniferi, di stupefacenti e di alcol, come poi hanno testimoniato anche altre viados. Sarà così l’esame tossicologico a chiarire se anche quella notte Brenda abbia fatto uso massiccio di queste sostanze.
IL COMPUTER - L’ipotesi dell’omicidio volontario, anche per gli
inquirenti, sta assumendo sempre più peso. “Come suicidio sarebbe francamente un po’ strano”, hanno spiegato dalle parti di piazzale Clodio. Brenda, hanno fatto notare in procura, non era sotto protezione perché non era testimone di giustizia. Ma chi indaga vuole capire se c’è un nesso tra la morte e l’aggressione di cui la trans era stata vittima alcuni giorni prima. Si attende, adesso, l’esame del contenuto dei files del computer trovato nel lavandino nella casa della trans e delle impronte digitali. Ma forse, secondo l’ultima ipotesi che sta avanzando proprio in queste ore, “qualcuno ha voluto che il computer fosse ritrovato”. L’acqua, del resto, non è il metodo più sicuro (anzi, non lo è affatto) per “cancellare il contenuto di un hard disk”. Inoltre, nelle sue prime dichiarazioni, Brenda aveva detto di non avere un computer. Insomma, qualcuno avrebbe potuto mettere il computer (quel computer) nel lavandino di proposito e sotto l’acqua corrente proprio per salvarlo da un possibile incendio. Scettica, tuttavia, si è mostrata un’altra trans, China, amica intima di Brenda. “Brenda beveva molto e prendeva medicine per dormire. Ecco perché penso ad un incidente”. Ma forse, secondo alcuni, è soltanto la voglia di lasciarsi alle spalle questa storia che, inevitabilmente, sta influendo negativamente sul loro stesso “giro d’affari”. Altri, invece, propendono verso una tesi persino più inquietante. Le trans sarebbero minacciate, temono, quindi, per la loro stessa vita.
QUELLO CHE LE TRANS NON DICONO - Minacce che verrebbero da molto in alto: da insospettabili di cui è “meglio non parlare”, ammette qualcuna di loro. In tal senso, le dichiarazioni contraddittorie si susseguono: “Lanciamo un appello alle trans: quelle che sanno la verità devono collaborare con la magistratura e la con giustizia, devono stare tranquille e non temere. Parlare così, senza conoscere è più pericoloso e crea confusione”. Così il presidente dell’associazione sull’identità di genere Libellula Leila Daianis a conclusione dell’incontro in questura. Presente anche il presidente di Gay Project Imma Battaglia. “La legge per l’immigrazione - ha aggiunto – prevede che quando si denuncia lo sfruttamento si può ottenere il permesso di soggiorno. Poi esistono anche percorsi sociali per uscire da questo vicolo cieco”. “Dico alla comunità delle trans brasiliane di non avere paura – ha aggiunto – bisogna essere sincere, non contraddicendosi l’una con l’altra e non parlando per avere un momento o una giornata di celebrità. Sono state dette troppe bugie, questa è una questione seria, una persona è morta e noi non sappiamo quale è la causa”. Non è ancora ben chiaro se qualcuna di loro abbia già fatto i nomi di clienti illustri agli inquirenti. Pure se fosse, non è detto che tali personaggi finiscano nel registro degli indagati, non essendoci intercettazioni o tentativi di ricatto da parte di terzi, tali fatti, rientrerebbero nella sfera della vita privata, anche se con la cocaina di mezzo le storie si fanno sempre più complicate. E chi era in giro che aveva il vizietto di fotografare i festini con i clienti ? E soprattutto, chi è entrato quella notte in quella stanza aveva le chiavi di casa, visto che la porta era chiusa e nella serratura c’erano le chiavi della vittima. Sta di fatto, che più trascorrono le ore e più la vicenda diventa inquietante. Troppi misteri, troppi silenzi e, soprattutto, troppe omissioni tese ad occultare chi o cosa, resta ancora da capire?
























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Eh… ma a voi due Bonini e D’Avanzo vi fanno un baffo
Resta un dubbio: se si tratta di omicidio volontario, perchè “qualcuno ha voluto che il computer fosse ritrovato”? e non sbarazzarsene, invece, in maniera più efficace, portandoselo via?
“Inoltre, nelle sue prime dichiarazioni, Brenda aveva detto di non avere un computer.”
Infatti, non è detto che il computer trovano nel lavandino pieno d’acqua appartenga realmente a Brenda. Probabile, anche, che sia stato messo di proposito per depistare le indagini. Tutto è possibile.
Dipende dal contenuto dei file e da tanti altri particolari certamente al vaglio dei magistrati. Certo è che il “lavaggio” con acqua corrente non è il metodo più sicuro per cancellare i dati da un HD. Almeno che il tutto non sia l’opera di uno sprovveduto. Inoltre, di depistaggi (specie da parte di apparati deviati dello Stato, la butto là…) abbiamo un discreto backgroud in questo paese, o no?
O qualcuno che sapeva dell’ esistenza di un computer che Brenda aveva nascosto bene ( quindi persone che lei conosceva o di cui si fidava ) o quel computer non è di Brenda.
Tralascio l’ipotesi che la polizia non l’abbia visto durante la perquisizione sennò devo pensare che siamo in mano a degli incapaci
Infatti è quello che mi chiedevo anche nell’altro articolo: se vuoi distruggere un pc “scottante” mica lo lasci nell’appartamento di Brenda e sott’acqua. Te lo porti via. Al limite lo butti in mezzo al fuoco (niente niente che un domani qualcuno saltasse fuori col classico “ma Brenda effettivamente aveva un pc con files compromettenti”).
Magari è l’effetto delle troppe visioni di RIS 4…
Sono stanco e da anni, di leggere di morti e senza mai sapere ordinati da chi.
Se, il fautore di questa morte di Brenda, sia pure un politico di alto livello, in onore della serietà, pulizia che ci attendiamo da questo paese, auspico che il nome sia fatto, chiunque esso sia. E’ ora di terminarla con il coprire le malefatte da politici votati da noi Italiani.
accontentato! per me è stato il berlusca, il nano malefico, chiaro?
ma carissimo nonche stupidissimo amico, se berlusconi avesse avuto questi “vizietto” se li sarebbe fatti portare in elicottero a parigi??????????
oppure pensa tu ci sa dove:?
i vizzi nascosti, di gente che vuole godere di un mondo che gli appartiene , e di uno che lo soddisfa ,ma a cui non vuol far sapere di appartenere.
“Alcune trans mi hanno voltato le spalle, mi dicevano che ero una spia, che avevo contatti con i carabinieri”
? Cioè un ex carabiniere dice che le trans a cui faceva da autista l’hanno poi accusato di… avere contatti coi suoi ex colleghi?
Rado, in quel mondo lì non mi meraviglia niente
Nel 99,9% dei massimi misteri italiani,a fare le indagini sono sempre le volpi cui viene assegnato il compito di scoprire chi ha perpetrato la strage nel pollaio;e questo da tempo immemorabile:leggete le dichiarazioni odierne del giudice sul caso Orlandi…
carissimo nonchè emerito imbecillotto sig. luigi, tanto per controcambiare la la sua maleducazione, come vede so anch’io scendere al suo basso livello comportamentale e di educazione, anzi di mala educazione, se il berlusca avesse avuto questo “vizzietto ” non lo avrei votato, in quanto alla nostra parte politica non piace la ciccia di porco, al contrari di voi sinistronzi. Comunque se non riesce a cogliere nelle parole degli altri un po di ironia, si astenga a rispondere, e sopratutto a non offendere gratuitamente e senza motivo i suoi interlocutori, ciao.
Caro “cittadino” i miei “complimenti”!!! Sei davvero una persona civile tu e tutti quelli della tua parte. Offendete delle persone, i trans, che in quanto tali non fanno male a nessuno definendole “porci” eppoi state aggrappati alle sottane di un putteniere delinquente!!!
Bravo, davvero!!!!