23 novembre 2009
Brunetta contro Tremonti. Fini contro la Lega. Il premier nel ruolo inedito di paciere. Mentre il processo Mills incombe. E Ciampi critica la legge sul processo breve.
Non c’è nessuno scontro, nessuna fibrillazione, semplicemente «si è aperta una discussione sulla fase 2», ma senza nessun malanimo o personalismo. Da Doha, dove Silvio Berlusconi è arrivato ieri – seconda tappa di un missione ‘business oriented’ nel Golfo - i più stretti collaboratori del premier gettano acqua sul fuoco delle polemiche esplose stamani con il ‘j’accuse’ di Renato Brunetta contro ‘il signor no Tremonti’. Polemiche, quelle contro il titolare dell’Economia e la sua ‘autoritaria‘ politica economica, che sembravano archiviate appena una manciata di settimane fa con la creazione di una cabina di regia che avrebbe dovuto garantire una gestione ‘collegialè dei cordoni della borsa. Ma che evidentemente hanno continuato a scorrere come un fiume carsico. E che ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, Brunetta è tornato far riemergere, puntando il dito contro i «ciechi veti» di Tremonti: una «iattura», ha sostenuto il ministro della Funzione pubblica, che rischia di far perdere al paese il treno della ripresa. Nel governo, ha aggiunto, «lo pensano tutti».
LINEE ROVENTI – Al premier, a quell’ora ancora a Gedda, la lettura della nuova bordata viene passata di buon mattino. Berlusconi e Tremonti si scambiano una lunga telefonata. Il premier lo rassicura. Viene contattato anche Gianni Letta. E nelle stesse ore il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, distribuisce ai cronisti una nota in cui si legge in filigrana tutto il disappunto per quella che rischia di diventare una nuova ‘granà: «La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e seguita dall’intero governo». Poche righe, che servono però al premier per schierarsi con il suo ministro dell’Economia. Il compito di sondare gli ‘umori‘ di Brunetta vengono invece affidati a Bonaiuti. Che riparla anche con Tremonti. Poi la partenza per Doha. Berlusconi e la delegazione italiana arrivano nell’albergo affacciato sul Golfo persico che li ospita quando in Italia sono le 3 del pomeriggio. Come succede poche volte all’anno da queste parti, il cielo è imbronciato. Il premier saluta con un sorriso i cronisti che lo aspettano nella hall dell’hotel. Ma subito si infila in ascensore per raggiungere la camera. Non ci sono, per oggi, impegni ufficiali: gli incontri istituzionali, con il primo ministro e con l’emiro del Qatar, sono programmati per domani. E Berlusconi non lascia più la sua camera, riferisce l’Ansa.
FORTUNA CHE C’E’ IL PORTAVOCE – Scende invece dopo qualche ora Bonaiuti. Per affermare davanti alle telecamere i concetti già espressi nella nota mattutina. E per tornare, di nuovo, a ripetere che «la maggioranza è salda», come dimostra anche oggi la gragnuola di dichiarazioni a sostegno di Tremonti e Berlusconi. E che contro il ministro della Giustizia Angelino Alfano non c’è stata nessuna «minaccia», neppure velata, da parte di Berlusconi. «Sono frasi (quelle riportate oggi da ‘la Repubblicà) completamente fuori dal registro che il presidente ha con Angelino…», assicura il portavoce del premier, aggiungendo che a Palazzo Chigi «non si è mai detto né pensato che il processo breve si possa presentare per decreto». Ma è lo scontro con i ministri economici a ballare di più. Altero Matteoli, titolare delle infrastrutture e citato da Brunetta, si tira subito indietro nella giornata in cui si schiera per Berlusconi contro Fini: in un’intervista a Sky dice che il governo è solido e nessuno ce l’ha con Tremonti, in una al Giornale ripete la linea di Feltrusconi contro il presidente della Camera (che, ricordano i più cattivi, lo aveva persino salvato da una richiesta di autorizzazione a procedere qualche tempo fa: ah, l’ingratitudine). Scajola, invece, si smarca: dice al Tempo che le scelte economiche devono essere collegiali, schierandosi così contro “il portafogli a un solo uomo“, linea berlusconian-tremontiana. E’ timido Scajola, più ficcante Mario Baldassarri che si schiera apertamente contro il titolare dell’Economia. Ma d’altronde, c’era da capirlo: è da quella zona della maggioranza che è partito il documento anti-Tremonti che qualche tempo fa chiedeva tagli di tasse, infiammando la maggioranza.



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Tremonti è uno che sa, (di sapere) mentre Brunetta è una delle conseguenze collaterali (o danni) che sono inevitabili in un Governo come quello di Berlusconi dove si cerca il consenso ad ogni costo, la cortigianeria e il servilismo senza soppesare la qualità. Dovuto al Suo valore (ministeriale) pari a zero, (tanto comanda il padrone) il danno non sarebbe grande. Sempre che la situazione non sfugga di mano al Padrone del Circo.