Esteri

Da Guantanamo a New York

23 novembre 2009

La giustizia contro gli attentatori delle Torri Gemelle: a che punto siamo.

Il processo contro cinque imputati per gli attentati terroristici del 2001 si sposta nella Grande Mela, riaprendo una ferita mai emarginata. Il 13 novembre 2009 il procuratore generale degli Stati Uniti d’America (qualcosa di assimilabile al nostro ministro della giustizia), Eric Holder, ha annunciato la decisione di trasferire il processo contro cinque imputati degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 dalla corte militare speciale istituita presso la base di Guantanamo (Cuba), alla Corte Federale del distretto meridionale dello Stato di New York, situata a Manhattan, a pochi passi da Ground Zero dove persero la vita oltre 2.500 persone. La decisione è una mossa importante nel percorso che porterà alla chiusura del campo di detenzione di Guantanamo e dell’annesso tribunale militare istituito durante l’amministrazione Bush: due grosse ombre – assieme alla vicenda dell’invasione dell’Iraq – sull’immagine internazionale degli Stati Uniti.

IL CERVELLO - Il “pezzo da novanta” del processo è Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato: KSM), considerato l’ideatore degli attentati terroristici. KSM è zio di Ramzi Yousef, il terrorista che mise a punto il furgone-bomba utilizzato nel primo attentato contro le Twin Tower, nel 1993. Dopo quell’evento, i due avevano ideato un complesso progetto terroristico (Operazione Bojinka) per far esplodere una dozzina di aerei di linea americani in volo sull’Oceano Pacifico e per schiantare un piccolo velivolo pilotato da un kamikaze contro un obiettivo negli Stati Uniti. La polizia filippina scoprì il progetto e Yousef fu arrestato ed estradato in USA. KSM fece tesoro degli errori commessi e mise a punto un nuovo piano terroristico (Planes Operation) basato esclusivamente sull’impiego di piloti kamikaze e di aerei di linea dirottati: niente esplosivi, niente armi, niente che potesse allarmare le autorità prima che i dirottatori entrassero in azione. Il piano fu proposto a Osama Bin Laden, che lo autorizzò e concesse sostegno logistico e finanziario per la sua realizzazione, con il tragico epilogo che tutti conosciamo. KSM fu arrestato in Pakistan nel 2003 e trasferito negli Stati Uniti.

LA QUESTIONE TORTURE - La figura di KSM è stata al centro di innumerevoli dibattiti, commenti e contestazioni, sia per la sua importanza sia per la sua dettagliata confessione in ordine a questo e a numerosi altri fatti terroristici. Durante la sua detenzione KSM sarebbe stato sottoposto a torture (il famigerato “waterboarding”) e per questa ragione alcuni sostengono che la sua confessione non abbia alcun valore. In realtà KSM aveva già ammesso le proprie responsabilità e descritto nei minimi dettagli l’organizzazione degli attentati ben prima di essere arrestato, nel corso di una lunga intervista concessa nel 2002 al giornalista arabo Yousri Fouda che ne ha tratto un libro,Masterminds of terror” . La responsabilità di KSM è quindi fuori discussione, così come la genuinità delle sue dichiarazioni. Il discorso vale anche per un altro imputato, Ramzi Binalshibh, anch’egli presente all’intervista con Fouda. Anche il ruolo di Binalshibh è molto importante: fu lui ad arruolare ben tre dei quattro piloti kamikaze, in Amburgo, e fu lui a mantenere i contatti tra Mohammed Atta – capo dei dirottatori – e KSM. Gli altri tre terroristi da processare sono Mustafa al-Hawsawi, Walid bin-Attash e Abd al-Azi Ali. Il primo ha svolto il compito di intermediario nei trasferimenti di denaro con i quali è stata finanziata l’operazione terroristica, bin-Attash si è occupato della selezione di una parte dei dirottatori suicidi, l’ultimo è stato braccio destro di KSM e ha partecipato alla pianificazione degli attacchi. La decisione di chiudere il tribunale militare e di spostare il processo in un normale tribunale di New York ha provocato reazioni contrastate nell’opinione pubblica.

2 commenti a Da Guantanamo a New York

  1. Paolo Attivissimo

    Piccolo refuso: le ferite non si emarginano, si rimarginano :-)

  2. :-) :-) :-) Grazie Paolo! Lascio l’errore lì come punizione che mi autoinfliggo per non essermi accorto del refuso!

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