La giustizia contro gli attentatori delle Torri Gemelle: a che punto siamo.
Il processo contro cinque imputati per gli attentati terroristici del 2001 si sposta nella Grande Mela, riaprendo una ferita mai emarginata. Il 13 novembre 2009 il procuratore generale degli Stati Uniti d’America (qualcosa di assimilabile al nostro ministro della giustizia), Eric Holder, ha annunciato la decisione di trasferire il processo contro cinque imputati degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 dalla corte militare speciale istituita presso la base di Guantanamo (Cuba), alla Corte Federale del distretto meridionale dello Stato di New York, situata a Manhattan, a pochi passi da Ground Zero dove persero la vita oltre 2.500 persone. La decisione è una mossa importante nel percorso che porterà alla chiusura del campo di detenzione di Guantanamo e dell’annesso tribunale militare istituito durante l’amministrazione Bush: due grosse ombre – assieme alla
vicenda dell’invasione dell’Iraq – sull’immagine internazionale degli Stati Uniti.
IL CERVELLO - Il “pezzo da novanta” del processo è Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato: KSM), considerato l’ideatore degli attentati terroristici. KSM è zio di Ramzi Yousef, il terrorista che mise a punto il furgone-bomba utilizzato nel primo attentato contro le Twin Tower, nel 1993. Dopo quell’evento, i due avevano ideato un complesso progetto terroristico (Operazione Bojinka) per far esplodere una dozzina di aerei di linea americani in volo sull’Oceano Pacifico e per schiantare un piccolo velivolo pilotato da un kamikaze contro un obiettivo negli Stati Uniti. La polizia filippina scoprì il progetto e Yousef fu arrestato ed estradato in USA. KSM fece tesoro degli errori commessi e mise a punto un nuovo piano terroristico (Planes Operation) basato esclusivamente sull’impiego di piloti kamikaze e di aerei di linea dirottati: niente esplosivi, niente armi, niente che potesse allarmare le autorità prima che i dirottatori entrassero in azione. Il piano fu proposto a Osama Bin Laden, che lo autorizzò e concesse sostegno logistico e finanziario per la sua realizzazione, con il tragico epilogo che tutti conosciamo. KSM fu arrestato in Pakistan nel 2003 e trasferito negli Stati Uniti.
LA QUESTIONE TORTURE - La figura di KSM è stata al centro di innumerevoli dibattiti, commenti e contestazioni, sia per la sua importanza sia per la sua dettagliata confessione in ordine a questo e a numerosi altri fatti terroristici. Durante la sua detenzione KSM sarebbe stato sottoposto a torture (il famigerato “waterboarding”) e per questa ragione alcuni sostengono che la sua confessione non abbia alcun valore. In realtà KSM aveva già ammesso le proprie responsabilità e descritto nei minimi dettagli l’organizzazione degli attentati ben prima di essere arrestato, nel corso di una lunga intervista concessa nel 2002 al giornalista arabo Yousri Fouda che ne ha tratto un libro, “Masterminds of terror” . La responsabilità di KSM è quindi fuori discussione, così come la genuinità delle sue dichiarazioni. Il discorso vale anche per un altro imputato, Ramzi Binalshibh, anch’egli presente all’intervista con Fouda. Anche il ruolo di Binalshibh è molto importante: fu lui ad arruolare ben tre dei quattro piloti kamikaze, in Amburgo, e fu lui a mantenere i contatti tra Mohammed Atta – capo dei dirottatori – e KSM. Gli altri tre terroristi da processare sono Mustafa al-Hawsawi, Walid bin-Attash e Abd al-Azi Ali. Il primo ha svolto il compito di intermediario nei trasferimenti di denaro con i quali è stata finanziata l’operazione terroristica, bin-Attash si è occupato della selezione di una parte dei dirottatori suicidi, l’ultimo è stato braccio destro di KSM e ha partecipato alla pianificazione degli attacchi. La decisione di chiudere il tribunale militare e di spostare il processo in un normale tribunale di New York ha provocato reazioni contrastate nell’opinione pubblica.
LA SOLITA STORIA – Una parte degli americani, infatti, la giudica giusta e opportuna. Un’altra parte non nasconde le proprie perplessità. Si teme, in particolare, che davanti a un giudice federale gli imputati potrebbero approfittare dei meccanismi giudiziari ordinari per evitare la condanna, e si temono i rischi di attentati terroristici in una New York già duramente colpita. In ogni caso, il nuovo processo rimetterà in discussione – in sede dibattimentale – tutto il quadro indiziario e probatorio a carico dei 5
imputati, risolvendosi a tutti gli effetti in una vera e propria inchiesta. Dal 2001 a oggi, quindi, abbiamo avuto: una inchiesta congressuale (il Joint Inquiry); una inchiesta indipendente (il 9/11 Report); due gruppi di inchieste tecniche rivolte a determinare le cause dei collassi delle Twin Tower e del WTC-7 (prima la FEMA, poi il NIST); le indagini della NTSB sui quattro voli; l’indagine PENTTBOM dell’FBI; l’inchiesta della FAA; il processo Moussaoui e adesso quest’altro processo. Per non parlare delle tante inchieste minori e di quelle condotte da grandi reporter investigativi. Eppure c’è qualche complottista, come Giulietto Chiesa, che pretende “una nuova inchiesta sull’11 settembre”! Molti credono, infatti, che il Rapporto della Commissione Indipendente sui fatti dell’11 settembre sia l’unica inchiesta svolta: la realtà – come abbiamo visto – è ben diversa. Inchieste tecniche, giudiziarie, congressuali, indipendenti: i fatti dell’11 settembre sono stati indagati e documentati a profusione , tuttavia i sostenitori delle “verità alternative” continuano a “fare domande e chiedere risposte”… Questo processo, però, rischia di essere una gran brutta rogna per chi ha fatto finta di non conoscere i documenti, le inchieste e le indagini sinora prodotti: con imputati di quel calibro, in un tribunale federale di New York, c’è da scommettere che l’evento avrà una grossa attenzione mediatica e sarà difficile ignorarlo. E’ prevedibile che – pur di perpetuare il mito del complotto e magari vendere qualche libro e dvd – i vari complottisti (ossia quelli che sostengono che gli attentati dell’11 settembre furono eseguiti dallo stesso governo americano; che le Twin Tower furono distrutte con esplosivi e il Pentagono fu colpito da un missile) trasformeranno il processo stesso in una prova del complotto. Cosa ci diranno? Che il giudice è un agente della CIA, che i giurati sono sul libro paga di Bush, che testimoni e imputati sono stati plagiati con sofisticati sistemi di controllo mentale…? Aspettiamoci di tutto.








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Piccolo refuso: le ferite non si emarginano, si rimarginano