Inchiesta

Badanti e colf, la regolarizzazione all’italiana

24 novembre 2009

L’iter che ha portato all’emersione di una parte del mondo dell’immigrazione clandestina mostra qualche sorpresa e dimostra che le cose sarebbero dovute (e potute) andare diversamente

Il ministero dell’Interno ha recentemente pubblicato il report conclusivo delle dichiarazioni di emersione delle collaboratrici familiari e flussi-immigrazione1delle badanti, sanatoria che ha accompagnato il cosiddetto”Pacchetto sicurezza”, quello che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina. Il provvedimento di regolarizzazione ha suscitato polemiche sia per la platea dei beneficiari prescelta che per le modalità di emersione. Ora, grazie ai dati scaricabili dalla pagina web del Ministero dell’Interno, è possibile una valutazione meno superficiale.

LO SCARSO APPEAL DELL’EMERSIONE – Il primo dato che ha già suscitato diverse reazioni è il basso numero di regolarizzazioni: sono stati richiesti 351 mila moduli e le domande presentate sono state in tutto poco più di 294 mila, bel al di sotto delle stime del sommerso esistente (almeno 600 mila persone, secondo il sito qualificare.info) e anche delle cifre ipotizzate dal Ministero, che  prevedeva almeno 400 mila regolarizzazioni. Un mezzo flop, insomma. La distribuzione delle richieste vede al primo posto i privati, che hanno inviato 149 mila domande, seguiti dalle associazioni e dai patronati con 137 mila, poi i consulenti del lavoro con appena 5 mila e i comuni con 3.238 domande. Un secondo dato balza all’occhio: sono state presentate 180 mila domande per colf e 114mila per le badanti: una distribuzione a dir poco inversa a quella che ci si attendeva.

UN INSUCCESSO ANNUNCIATO – Molti osservatori avevano previsto questo flop, e ne avevano anche indicato le cause, anche se il ministero ha fatto orecchie da mercante. L’insuccesso si deve all’assenza di benefici per le famiglie che regolarizzano la badante o la colf. Per loro, l’unico beneficio era quello di “uscire dall’illegalità”, peraltro in un certo senso “creata” dalla stessa legge. Ma la paura di diventare penalmente perseguibili in Italia non è molta, in un paese colabrodo, dove è forte la consapevolezza dell’impossibilità pratica per le forze dell’ordine di andare a fare i controlli. E certamente hanno pesato – a parte i 500 euro da versare – il minimo di 20 ore alla settimana per cui il lavoratore doveva essere assunto, che ha di fatto escluso tutto il mercato del lavoro a ore,  e il complesso iter procedurale richiesto. Lo scoraggiamento si vede anche dalla grande differenza mila tra moduli richiesti e domande presentate, quasi 60 mila, il 17%.

LE SORPRESE DELL’EMERSIONE – Se il flop era prevedibile, meno attese sono alcune “anomalie” che si scoprono consultando i dati del Ministero, e confrontandoli con altre statistiche dell’Istat. La prima è la distribuzione per nazionalità delle “regolarizzazioni”. Al primo posto c’è l’Ucraina con 37.178 domande (12,6%), seguita dal Marocco con 36.112 (12,3%), dalla Moldavia con 25.588 domande (l’8,7%), dalla Cina con 21.090 (7,2%), dal Bangladesh con 18.557 (6,3%) e poi da India con 17.572 (5,9%), Egitto con 16.325 (5,5%), Senegal con 13.646 (4,6%), Albania con 11.147 (3,8%) e Pakistan (3,7%, con 10.784 domande). Se la confrontiamo con la distribuzione per sesso, per cittadinanza e per motivo della provenienza dei permessi di soggiorno concessi fino al 2008, scopriamo che il Marocco è effettivamente al primo posto, l’Albania è seconda e l’Ucraina è terza. Ma se prendiamo in esame i permessi rilasciati alle sole donne che vengono per motivi di lavoro (cioè, presumibilmente il grosso delle colf o badanti “regolari”) la classifica vede al primo posto l’Ucraina (22%), poi la Moldavia. E dietro l’Equador, il Perù, le Filippine. Il Marocco è molto indietro ed il Senegal o il Bangladesh o il Pakistan non ci sono. colf-badanti-regolarizzazione2Perché da questi paesi arrivano soprattutto uomini.

LA DISTRIBUZIONE NEL TERRITORIO –Anche la distribuzione provinciale delle richieste riserva delle sorprese. Le maggior parte, il 14,7%, proviene dalla provincia di Milano con 43.393 domande, seguita da Roma con 32.034 domande (il 10,9%), da Napoli con 24.331 domande (8,3%), Brescia con 11.121 domande (il 3,8%), Bergamo con 8.836 domande (3%), Torino con 8.296 domande (2,8%), Caserta con 6.622 domande (2,3%), Bologna con 6.511 domande (2,2%,), Modena con 6.199 domande (2,1%) e Reggio Emilia con 5.680 domande (1,9%). Se confrontiamo questi dati con la distribuzione provinciale dei permessi di soggiorno emessi prima del 2009, e limitiamo l’analisi alle sole donne Milano è effettivamente la prima, con 106 mila permessi di soggiorno il 12,7% del totale, seguita da Roma con l’11,6%. Poi cominciano le differenze: Napoli ha solo 29 mila permessi di soggiorno “regolari” per le donne, appena il 4,5%, mentre Brescia con 41 mila permessi di soggiorno ha il 3,4%, Modena il 2,5% , più o meno come Bologna. Caserta rappresenta solo l’1,2% (pari a poco più di 8 mila permessi) del totale. Per Napoli e Caserta è possibile che ci sia stata una maggiore “irregolarità” pregressa, ma le differenze sono notevoli. Senza considerare che per queste due province le domande di regolarizzazione sono quasi uguali ai permessi di soggiorno sin qui regolarmente concessi.

3 commenti a Badanti e colf, la regolarizzazione all’italiana

  1. gloriademo

    interessante inchiesta Carlo

  2. Tess

    sì, molto puntuale come sempre. Il disastro di questa sanatoria tra l’altro è ben palpabile. Basta avere una colf o una badante in casa e chiedere cosa sta succedendo nelle diverse comunità straniere

  3. Marcello

    E allora? L’importante è contrastare la criminalità che è sempre colpa degli stranieri. Se la mia badante la regolarizzo, sono cavoli miei ed è sicuramente onesta. non azzardatevi neanche a controllare se è maschio o femmina, affari nostri anche quelli. Intanto abbiamo contrastato la criminalità e questo non si discute.

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