Mostri a confronto
19/07/2012 - A un anno dalla strage di Utoya il mondo assiste sgomento ad un'altra strage senza senso
Il destino alle volte sembra accanirsi con coincidenze spaventose. Il mondo si stava preparando a celebrare il primo anniversario delle stragi di Utoya ed Oslo perpretrate da Anders Behring Breivik che è necessario fare i conti con un’altra strage che ha causato 12 vittime e 59 feriti.
UN RAGAZZO NORMALE - James Holmes, il 24enne sospettato della strage di Denver, era uno studente del dottorato di ricerca in neuroscienza all’Università del Colorado. Holmes aveva iniziato a seguire i corsi nel giugno 2011 ma ha deciso di lasciare il mese scorso. ”Sembrava un ragazzo normale, non so cosa gli sia accaduto”. Lo afferma Tom Mai, uno dei vicini della famiglia di James Holmes, il sospettato autore della strage di Denver. L’intera famiglia – riferisce Tom Mai secondo quanto riportato dalla stampa americana – frequenta la chiesa presbiteriana.
LEGGI ANCHE: Strage di Denver, i primi soccorsi
VENDETTA SULLA MADRE - Holmes è descritto dalle autorità come un solitario: è andato al liceo a San Diego e al College in Colorado. La madre, Arlene Holmes, vive a San Diego, a Rancho Penasquitos, e – secondo indiscrezioni – la polizia le starebbe offrendo una sicurezza rafforzata. Le macchine della polizia intanto circondano la casa di San Diego della madre di James Holmes, l’autore della strage avvenuta la scorsa notte ad Aurora, nei pressi di Denver, in Colorado. Gli agenti hanno preso in custodia la donna per evitare ritorsioni: si teme infatti che ci possano essere disordini e che la donna possa essere aggredita. “Siamo qui solo per controllare la situazione e mantenere l’ordine” ha dichiarato l’agente Andra Brown a Msnbc, “non siamo qui per investigare o altro”. Intanto in casa di James Holmes sono stati trovati esplosivi e varie trappole che stanno costringendo le forze dell’ordine a trovare un modo per disinnescarle.
CHI ERA - Studente di medicina, Holmes aveva lo scorso anno interrotto gli studi, secondo quanto si apprende da alcune fonti di agenzia. Non è ancora chiaro il motivo per cui abbia aperto il fuoco durante la prima dell’ultimo film di Batman. La sua famiglia ha voluto tuttavia mostrare vicinanza alle vittime della sua follia: ‘I nostri cuori sono con coloro che sono rimasti coinvolti nella tragedia e con le famiglie e gli amici’ delle vittime. Lo ha affermato in una nota diffusa dalla polizia di Aurora.
LA MEMORIA - E a tutti è tornata in mente l’ultima strage che ha scosso il mondo, quella di Utoya, opera dell’estremista di destra Anders Behring Breivik. Un attacco alla Norvegia senza precedenti, opera di una mente non lucida il cui odio, frutto di solitudine e pazzia, ha nel giro di pochi attimi distrutto la vita a decine di giovani ragazzi innocenti.
NO AL DIVERSO - Multiculturalità, globalismo, le minacce che Brevik voleva allontanare: “Non ci sarà più una norvegese bionda”, raccontava a chi gli chiedeva conto della sua ferocia, “è questo che combatto”. Più precisamente con 950 kg di esplosivo davanti al palazzo del Governo a Oslo e attaccando l’isola di Utoya, a caccia di 600 giovani laburisti.
AMICI E NEMICI - Ma ciò che più ha spaventato l’Europa intera è stato che nel frattempo che la tragedia si andava consumando, altrove, nel web, uno sparuto gruppo di esaltati nazisti sul sito del mostro ne osannava le gesta. Venne così alla luce un mondo nemmeno tanto sommerso di odio e violenza, che aspettava solo una miccia per eplodere in tutta la sua follia. Un mondo alla caccia di diversi e “marxisti”, quegli stessi che Breivik ha massacrato e a cui rivolge ora beffardi sorrisi dall’aula di tribunale che fa da sfondo alla deriva della sua lucida follia.
IL PROCESSO - E così dopo lo show di Utoya, i sopravvissuti e i parenti delle vittime sono stati beffati due volte. Anzi, infinite. Ogni volta che il mostro dall’aula si lanciava nei suoi pazzi strali, da quel 16 aprile data della prima udienza in poi. “Non sono un pazzo – ha sempre rivendicato Breivik – “L’ho fatto per voi, sono sano e non sono pentito”. Lo scorso 17 aprile il killer di Oslo aveva parlato durante il processo: “Sono qui, oggi, come rappresentante del Movimento di Resistenza Nazionale Norvegese e dei Cavalieri Templari”, dice l’assassino dell’estrema destra norvegese. Dicono che sono pazzo, folle, che sono psicotico e che ho varie paranoie; che uccido bambini, che sono razzista e che sono fisicamente e psichicamente ritardato. Questa descrizione non mi sorprende”. Il lavoro del tribunale continua, e continua anche la vita democratica norvegese, che nonostante tutto fa ancora della libertà di parola la sua bandiera. Perché anche gli estremisti dicano la loro, evitando la sicura culla della clandestinità e confrontando le loro idee malsane con la vera democrazia.
LEGGI ANCHE:























