Il ministro, dopo aver condotto la crociata contro i “fannulloni” nella PA, ora passa ad occuparsi dei “meritevoli”. Le intenzioni sono lodevoli, i metodi scelti suscitano molte perplessità. Si ha davvero intenzione di rendere la Pubblica Amministrazione efficiente, o si tratta di provvedimenti più di apparenza che di sostanza?
Inizia la fase due del progetto di riforma della Pubblica amministrazione, dopo il bastone arriva la carota. Della fase uno (il bastone) se ne era parlato anche qui su Giornalettismo, tra le altre cose si evidenziava l’assenza della componente di premialità dei meritevoli, da accompagnare contemporaneamente alla componente punitiva dei fannulloni. Anche perché senza un premio per i meritevoli non vengono evidenziati neppure i nullafacenti. Tre sono infatti le categorie di cui il ministro deve interessarsi: i fannulloni, coloro che si assentano dal lavoro troppo spesso; i nullafacenti, chi va al lavoro ma è come se non ci fosse; infine i meritevoli, spesso lavoratori a tempo determinato, che lavorano più del dovuto, svolgendo i compiti che spetterebbero alle prime due categorie.
LA STRADA E’ ANCORA LUNGA - Le prime misure poste in essere dal ministro Brunetta è evidente siano insufficienti. All’indomani dell’adozione del il Decreto legge n. 112/2008 il ministro con grande entusiasmo ha parlato di una forte riduzione (con percentuali a due cifre) delle assenze per malattie; ci siamo meravigliati, salvo poi scoprire che l’indagine era stata effettuata dal ministero della Funzione Pubblica su un campione di 27 amministrazioni, più altre incongruenze che di fatto smorzano l’entusiasmo. Ma non è un aspetto rilevante, l‘assenteismo è una minima parte dell’inefficienza della pubblica amministrazione e non è neppure detto che il messaggio lanciato dal ministro riesca a risolverlo. Anche se la sua azione costituisce comunque un importante passo avanti in un settore (quello della pubblica amministrazione) in cui manca da sempre un intervento serio di riforma. E’ evidente che per sperare di risolvere il problema occorre creare un conflitto di interessi tra i fannulloni-nullafacenti, che vorrebbero continuare a godere della rendita che finora è stata loro assicurata, e l’opinione pubblica e gli altri dipendenti della pubblica amministrazione. E da questo lato l’opera di sensibilizzazione del ministro è senz’altro meritoria. Appare invece un errore aver separato il rigore e la severità verso i “rami secchi” (che finora colpisce solo gli assenteisti) dai premi e l’investimento di risorse aggiuntive nei “rami fruttuosi“. Lasciano qualche dubbio anche gli strumenti tramite i quali si intendono scoprire i “rami
fruttuosi”.
IL CONCORSO “VINCI UNA CAROTA” - La strategia della seconda fase del progetto di riforma della Pa lascia un po’ perplessi. Si tratta infatti di un concorso volto a far emergere gli “esempi di grande professionalità, di innovazione, di coraggio per sperimentare nuove soluzioni tese a ridurre i costi, migliorare i servizi, rispondere meglio alle esigenze di cittadini ed imprese” per valorizzare queste “energie vitali“, riconoscere i meriti e premiare i migliori. Tutto questo lo si raggiunge “istituendo anche opportune occasioni di ‘ascolto’ con cui i dipendenti più bravi possano palesarsi“. Ovviamente l’autoproclamazione a meritevole non è l’unico metodo, anche se quelli veramente oggettivi sembrano ben pochi. Per far emergere gli esempi positivi si ricorre a cinque azioni:
1) nel sito del ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione vengono pubblicati gli esempi positivi in cui si è riusciti a ridurre i costi, razionalizzare la spesa e/o migliorare il servizio. In questo caso la riduzione dei costi è un fatto oggettivo, risulta invece più complesso capire se il servizio è migliorato. Si spera vengano utilizzati degli indici seri, ma il punto due sembra far naufragare questa speranza;
2) sempre sul sito viene aperto uno sportello di ascolto dei cittadini e dei lavoratori della Pa, chiunque potrà in questo modo segnalare la proprie esperienze positive, non si parla di esperienze negative e questo lascia un po’ sconcertati;
3) parte il “concorso” per riconoscere e valorizzare i “migliori risultati raggiunti dalle amministrazioni innovative” come riduzione dei costi, migliorando il servizio ottenendo la soddisfazione dei clienti,
migliorando la gestione del personale ottenendo la soddisfazione dei dipendenti, coinvolgendo i cittadini nella progettazione e valutazione dei servizi;
4) territorialmente verranno attivati dei punti di ascolto sia per dar voce alle migliori esperienze, sia per creare cooperazione e condivisione di esperienze e soluzioni;
5) per diffondere il seme della virtù delle esperienze positive verranno finanziati (o cofinanziati) interventi nelle amministrazioni con deficit di performance (dando particolare attenzione alle regioni in ritardo di sviluppo).
A partire da questi risultati parziali (e per nulla oggettivi) si comincerà a misurare e valutare i candidati per introdurre premi e riconoscimenti all’interno del prossimo rinnovo contrattuale. Viene da domandarsi se non sia semplicemente un modo per velocizzare e semplificare un processo altrimenti lungo e complesso, cosa in se positiva, non fosse per il fatto che perde di efficacia e soprattutto di oggettività.
























gran pezzo, Luk
Thanks Greg!