Ho una candidatura assolutamente geniale per l’Unesco: suggerisco di quotare nella lista delle ricchezze irrinunciabili del Mondo anche la materia grigia tricolore
Sarebbe troppo facile controbattere che l’intelligenza degli italiani dovrebbe stare sotto l’egida del WWF, come la tigre frisona piemontese o il criceto-paguro di Carate Brianza, in quanto a rischio estinzione. Ma non è così: l’intelligenza non è in estinzione, bensì sottovalutata, troppo grandemente sottovalutata. Essa va fatta emergere dalla polvere del tempo che ricopre le virtù manifeste nonché dall’oblio che nulla risparmia, e per farlo sarebbe necessario che acquisisse lo status di opera protetta dai guasti degli uomini in quanto impareggiabile, perché è esattamente ciò che essa è: l’unica vera fonte di ogni opera d’arte. Ma questo è evidentemente un dettaglio.
PELO NELL’UOVO – Cosa figura di italiano nella lista Unesco? Ci sono 44 cose, e l’Italia, serva Italia di dolore ostello, ha il primato mondiale. Primato ideale, e reale, a dire il vero. Perché noi ci abbiamo messo intere città, intere culture, in questo diavolo di un patrimonio. Ci abbiamo messo l’anima, o almeno più di qualche italiano l’ha fatto per noi. Guardate la lista su. Nella nostra lista ci sono Roma, Firenze e Venezia. Con tutto il centro storico in blocco. Guardate la lista della Francia e della Spagna. Fa ridere, rispetto alla nostra. È un cercare il pelo nell’uovo, rispetto a quell’averlo ridotto all’osso per esubero che è la nostra. La nostra lista è uno splendido magnifico riassunto di ciò che siamo, ancorché pallido e incompleto, non già la summa che dovrebbe essere. È un bigino, comprendente Roma, Venezia, Firenze, Pisa, l’Ultima Cena, San Gimignano, le incisioni rupestri della Valcamonica, Ferrara, Vicenza, Ravenna, Pompei, Urbino, Verona, Assisi, Mantova e le Dolomiti. Non esprime ciò che siamo attualmente (e direi anche per fortuna), e nemmeno ciò che siamo stati, bensì è ora come ora casomai un’ipotesi circa ciò che dovremmo essere. Esaltante e insieme sconsolante, non trovate? Ma c’è di più. Tra i beni culturali in attesa di riconoscimento Unesco figurano Palmanova, i centri storici di Lucca e di Parma, la Certosa di Pavia, Orvieto, Palermo e il Duomo di Monreale, Bergamo, La Cappella degli Scrovegni a Padova, La Maddalena e Bocche di le Bonifacio, Taormina. E mancano ancora tante cose, tantissime. Arrivati a questo punto, non resterebbe che infilare nel Patrimonio l’intera penisola in blocco. 44 non è il nostro numero definitivo nel World’s Heritage. A 41 arriva la Spagna, 33 ne ha la Francia, che hanno messo rispettivamente la Torre di Ercole in Galizia la barriera corallina della Nuova Caledonia, che piccolo particolare è in Australia. E che cavolo stanno a significare queste robe, rispetto soltanto alla Cappella degli Scrovegni che ancora aspetta di essere inclusa nella lista? Sì, è ovvio, non bisogna fare paragoni perché è da ignoranti. Però provate a pensare a quanto si sono sbattute e si sbatteranno Francia e Spagna per mettere in questa benedetta summa ogni sasso degno di nota, ogni sparuta rovina menzionabile. Cose belle e rilevanti, questo è certo, ma la lista italiana è davvero l’elenco di ciò che uno salverebbe dalla fine del mondo. Però, conoscendo il popolo a cui tutta questa meraviglia è affidata, bisognerebbe davvero appellarsi alla sua intelligenza, oltre ad accendere una buona quantità di ceri espiatori e propiziatori.
LA NOTTE SCURA - Avete visto Schindler’s List? La lista è vita. Intorno
c’è l’abisso. Datasi la disperazione, e vedendo l’espressione di coloro ai quali sono stati dati in eredità i capolavori eseguiti da ben altri italiani rispetto a noi e a loro, il numero di lumini da accendere forse è incommensurabile. Ma ne vale la pena. Noi dobbiamo partire da lì, da un fiammifero nella notte nera. Da qui la candidatura. Mettere sotto l’egida del mondo l’intelligenza italiana almeno è un tentativo. Certo definire patrimonio dell’umanità tale virtù nazionale necessita allo stato attuale di grandi capacità di astrazione, oltre che di un gigantesco senso dell’umorismo. Ma si può fare. Questa è l’unica strada per dare un padre e una madre a ciò che abbiamo ereditato, e togliere l’affidamento del meglio di noi stessi a questi zii rapaci, che non sentono alcun legame genetico né affettivo con il nostro retaggio, il nostro heritage. Il motivo che ci dovrebbe spingere a fare ciò più mi scervello e meno lo trovo. Aiutatemi voi.























Magari mettiamoci la SUPERBIA italiana… quella sì è monumentale e spettacolosa…!
Sarebbe una bella idea, far rientrare i “cervelli” made in Italy tra i patrimoni dell’Unesco…ma si peccherebbe di presunzione e vanità, non credi?
Quindi, accontentiamoci e lasciamo ad altri(stranieri) il compito di soffermarsi sul valore della nostra cultura, arte e dei maestri che l’hanno creata!
Mi pare che l’elenco delle cose italiane patrimonio dell’umanità siano o realizzazione di altre epoche storiche ormai lontane (quando la cultura italiana era il faro dell’Europa) oppure bellezze naturali (e lì si tratta di puro culo). Ciò premesso, l’idea di considerare l’intelligenza italiana patrimonio dell’umanità – o creatura a rischio estinzione? – è sicuramente da condividere. Dove si firma?