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pubblicato il 20 novembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Quella che vedete riprodotta qui di fianco è una vignetta pubblicata dal settimanale tedesco Stern con il titolo “Aspettando Silvio”. Non 4119351296 a3d279e98c o Una cella per Silvio: Libero allattacco per una vignettala prima che pubblicano e ha un certo successo – Berlusconi imperatore romano è sempre loro – né la più cattiva  - quella con il premier circondato di donne a giugno era peggio – ma evidentemente qualcuno a Libero deve essere o piuttosto nervoso o a corto di argomenti. Ecco infatti che il giornale guidato da Maurizio Belpietro ha considerato talmente importante la vignetta di Stern da pubblicarci un pezzo in prima pagina (a firma Franco Bechis).

In galera, in galera! Per la stampa di tutto il mondo è solo questione di poco tempo – scrive Bechis - Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, è a un passo dal varcare la soglia delle patrie galere. La cella è già pronta, suggerisce la vignetta del tedesco Stern dal titolo Aspettando Berlusconi con tre carabinieri sorridenti pronti a far accomodare oltre le sbarre il premier italiano. Certo, è satira“. E viene da aggiungere che il fatto che sullo sgabellino il vignettista abbia piazzato una copia di Playboy con tanto di bionda con le tette di fuori è ancora più degno di nota.

Ed è ancora più divertente che ci sia ancora qualcuno, dopo tutto ciò che è accaduto in questi mesi, che si scandalizzi per cose del genere. Accusando di intellighentzia con il nemico e complotto demo-pluto- giudaico- massonico i media italiani, che contribuiscono con il loro disfattismo a fare sì che quelli stranieri ci prendano in giro. Pfffffffff.

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Sul Fatto Quotidiano di oggi si ricomincia ad andarci giù pesantucci: “Schifani e la casa della mafia: torna a casa una storia di 14 anni fa“, titola il giornale di Padellaro. Che racconta di un palazzo abusivo abitato, tra gli altri anche dal famigerato mafioso Brusca. E il cui costruttore è stato difeso in giudizio proprio dal presidente del Senato. Pietro Lo Sicco, questo il nome del costruttore, è stato condannato per mafia e corruzione, ed oggi è in galera. Schifani, interpellato dal quotidiano, non ha voluto commentare se non dicendo che si tratta di una storia vecchia, risalente alla sua professione di avvocato.