Alberto Torregiani, nome in codice Parenti delle Vittime, ha sempre di più in comune con Massimo Moratti. Entrambi su quella sedia li ha inchiodati il padre. A nessuno dei due si può dare apertamente dello stronzo. Uno è disabile, l’altro è molto ricco e hai visto mai. Hanno la fissa dell’essere onesti. Ora. Se c’è una cosa che gliene frega di sembrare onesta, è la caccia a Battisti. Ma Torregiani non se ne fa alcun problema. La sua è la vittoria degli onesti e amen. E mentre noi disonesti facciam la hola per (qualche inghippo di) Lula, il Lupo Alberto già affila le zanne e pregusta il momento. Vuole che Battisti sconti l’ergastolo. Tutto tutto. E se onestamente non si può, almeno trent’anni li faccia e poi se ne parla se basti. Insomma, a Battisti lui vuole fare la festa proprio come Moratti. Il Centenario.
























Non ti seguo. Un assassino deve andare in galera e non mi interessa se politico o no, come se la seconda categoria fosse une sorta di attenuante generica. Una aggravante se mai o la stessa cosa. La legge è episteme non doxa.
Ordem y progresso appunto.
Per seguirmi, hai una possibilità. Rimanere su Giorn. e leggere la lettera che mandai.
No. In quel senso, io seguo un casino di cose. Non era quello, il senso. Immagino anche il contenuto della missiva, il fondo qui sopra dice un come sopra o forse un come sotto. Il senso mio è questo.
Se lo Stato si abbatte e non si cambia, come si sloganava nei settanta. Se bisogna sparare alla funzione, sempre rifacendomi ai settanta del bierrismo pensiero. Se borghesi ancora pochi mesi. Se allerta siam fascisti della marcia su Roma. Allora l’autorità costituita ( leggi Stato nelle società moderne) è ed completamente giusto pensarlo, una prevaricazione ”in fieri” in tutto e per tutto, comunque e senza condizioni. Come anche tutti i grandi pensatori anarchici ci hanno detto da Prohudon a Bakunin fino all’anarchia contemporanea, che a mio parere ( e resta un parere ) centra il problema meglio del pensiero in fondo legalista di Marx e Engels. Mi spingo fino al Mussolini primo periodo, feroce antiparlamentarista e antiinterventista, per chiudere il cerchio. Per dire che l’eversione non ha mai un ”colore”.
Ma è una violenta, violentissima spallata ( perdonami l’eufemismo)che non fa un prigioniero che sia uno, dello e dallo status quo precedente. Mai. Possibilmente con tanti morti da dimenticarne i nomi ( per questo fu criticato Mussolini dai suoi e dagli altri di averne fatti pochi e ricordabili). Fino ad annichilirlo, annientarlo, umiliarlo, ridurlo alla fine della Storia, quindi sopprimerlo in via definitiva.
Per predisporre una palingenesi futura. Bene tutto questo se vuoi stare dalla parte della Ragione della Storia, lo devi fare con il popolo ( nel suo senso metastorico ) che ti segue, interamente. Con frange di arrivati in ritardo escluse come sempre e in ogni dove. Privi di fatto del potere obiettare, contro programmi. Se no è reato. E’ tale resta. E non c’è niente che rigetta un sovversore vero, con la S maiuscola, più del concetto minimo della parola reato. Perchè rischia lui e il suo progetto, di venire vanificato per sempre dalla forza del dissenso.
Il reato è lo Stato. Sempre e comunque vessatore.
Un po poco direi, rivederselo li davanti asettico lo Stato, con le borse sotto gli occhi di diafano pallore, nella forma di un rapinatore comune successivamente entrato nella logica del non ci sto, per mettere la cornice al quadretto della sua modesta biografia, di realizzatore di reati. Dirò di più non è solo poco, è niente per quella logica, nel suo senso compiuto. Come nelle Guerre dove l’omicidio viene legalizzato durante il loro svolgimento. Nelle Rivoluzioni e nei Colpi di Stato esso viene normalizzato durante e subito dopo. Senza trattati o congressi conclusivi, negli ultimi due casi. Al di là dei torti e delle ragioni dei più. Delle minoranze dei rossi o dei neri, che restano fuori. Nei più diversi tempi e luoghi.
Un po poco, per chiamarsi Cesare Battisti.
è ed è completamente giusto pensarlo,
La banda armata per lui è la daffori. Va compatito.
Capisco, lo stato è di suo una prevaricazione e difatti per questo il diritto di difesa è non limitabile rendendo di conseguenza lecito il difendersi anche dal processo. Ma siamo in uno stato di diritto, dobbiamo giocare con le sue regole e allora facciamolo fino in fondo. La battaglia per Battisti può essere poetico-umanitaria ma perdente. Perché alla gente gliene frega del tempo che passa, di qualche intellettuale francese che lo difende, la gente pensa a Copacabana e immagina Battisti che palpa culi durante il Carnevale mentre il povero Torregiani no.
La battaglia per Battisti deve essere essenzialmente garantistico-giuridica.
Vanno squadernati i processi, i pentiti, le cazzate, le carriere fatte.
Pure su una bella carrozzina.