Interni

Ti piace vincere facile?

19 novembre 2009

Il meglio del peggio quotidiano, come sempre

Al Giornale, a quanto pare, non passa settimana senza che venga pubblicato uno di quei pezzi d’autore che tanto piace criticare a noi intellettualoidi radical chic. Qualche volta è Renato Farina, ogni tanto perfino Luca Volonté: in questo caso si tratta di Giancarlo Gentilini, tristemente noto vicesindaco di Treviso, che si abbandona ad uno dei suo classici comizi. L’inizio, come sempre, colpisce nel segno: “Lo sapete perché mi hanno condannato a non fare comizi? Perché tutto quello che avevo detto negli anni passati era la pura verità [...]. Volete un esempio? Semplice, la legge ispirata dal ministro Maroni sui clandestini. Dunque, facevano tanto rumore, mostravano scandalo perché io invitavo a rispedire a casa loro i delinquenti, perché chiedevo la blindatura delle frontiere nei confronti degli indesiderati. Bene, e per questo forse sarei razzista? Non mi pare, visto che a distanza di pochi anni questa Repubblica ha una legge che, di fatto, introduce il reato di clandestinità”. Adoro la sua logica stringente. Non è il caso di fare le pulci all’intero pezzo, che prosegue tra “magistrati che tendono sempre al rosso”, donne mascherate col burqa, gli ormai mitici burocrati europei e i crocifissi portanti. Da menzionare però il passaggio sul perché non bisogna costruire moschee: “Dietro il paravento del Corano, nelle moschee si ritrovano anche i terroristi. Avete visto quel che è successo a Milano? Dico, a Milano, mica in Afghanistan o in Pakistan, a Milano, grande città del nord Italia: un tipo che frequenta la moschea ha rischiato di compiere una strage”. Sarebbe il caso di chiedere a Gentilini quanti criminali italiani frequentano una chiesa. E a proposito di chiesa, l’angolo della dottrina: “Perché io difenderò fino alla morte il crocifisso sulla parete della scuola, anche se non condivido affatto uno dei precetti cristiani che mi insegnano al catechismo: se ti danno una sberla, tu porgi l’altra guancia. Mi dispiace, io sono fiero di sapere che la mia cultura ha il crocifisso nelle sue radici, ma io l’altra guancia non la porgo”. Insomma, va bene il buffo soprammobile, ma questa cosa dell’amore universale mi pare eccessiva.

A SINISTRA - Sul tema del crocifisso si cimenta anche l’illustre Umberto Eco, con risultati in verità poco lusinghieri. Eco critica fortemente la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo (lui parla più volte erroneamente di Unione Europea, ma sorvoliamo) e inizia sostenendo che “anche eliminando i simboli religiosi dalle scuole, questo non incide sulla vitalità dei sentimenti religiosi”. Vi è andata male, burocrati di Bruxelles (Strasburgo, è uguale), il vostro piano per uccidere i sentimenti religiosi è destinato a fallire. Poi spiega: “le croci si trovano sui gonfaloni di molte città italiane magari governate per decenni dai comunisti, su stemmi gentilizi, su numerose bandiere nazionali (inglese, svedese, norvegese, danese, svizzera, islandese, maltese e così via) in modo tale che è divenuto un segno spogliato di ogni richiamo religioso”. Ora, lungi da noi l’idea di insegnare i simboli a Eco, ma qualche differenza tra la minuscola Croce di Re Giorgio nella bandiera di Malta e il tradizionale crocifisso bisognerà pure ammettere che esista. Continua Eco, sottolineando che il crocifisso ormai se lo mettono pure i tamarri e le sgualdrine: “Portano catenelle con croci ragazze che vanno in giro con l’ombelico scoperto e la gonna all’inguine”, e figuratevi un po’ voi se si può considerare religioso un simbolo indossato con l’ombelico di fuori. E quindi, la conclusione del ragionamento: “Visto che il crocefisso, salvo quando appare in chiesa, è diventato un simbolo laico, e in ogni caso neutro, è più bigotta la Chiesa che vuole tenerlo o l’Unione Europea che vuole toglierlo?”. E’ una domanda seria? Ok. Dizionario Hoepli. “Bigotto, agg. e s.m. Che, chi osserva in modo esagerato e ostentato, e spesso senza intima convinzione, le pratiche del culto religioso”. Non so, lasciare alle pareti un (il) simbolo cristiano pur non credendo che abbia una vera valenza religiosa come lo vogliamo considerare? “Naturalmente, a voler veramente scavalcare il problema, si potrebbe mettere nelle scuole una croce nuda e cruda, come accade di trovare anche nello studio di un arcivescovo, per evitare il richiamo troppo evidente a una religione specifica”. Problema risolto per sempre. Ehi, guarda, in aula hanno messo una croce di legno, a quale religione specifica credi che faccia riferimento? Non lo so, forse il culto della bandiera svizzera.

DULCIS IN FUNDO – La difesa della tradizione, naturalmente, è un tema caro anche al Foglio, che ieri pubblicava un pezzo di Valentina Fizzotti incentrato sul Fertility Show, una specie di fiera della fertilità nel quartiere di Kensington, a Londra. L’articolo è chiaramente pervaso da buone intenzioni: a giudicare da come viene descritto (e anche dal nome), il Fertility Show non dev’essere esattamente un’esperienza piacevole. Ad esempio, ci sono anche esperti di agopuntura e astrologia, ed è diffusa la sensazione che quello della fertilità sia più un business che un problema. Ma la giornalista, travolta dal ribrezzo, snobba anche gli aspetti più sani: “fra i seminari ce n’era uno dall’inquietante titolo “Come rimanere incinta”, pensato per quelle generazioni di inglesi che, al contrario di quelle attuali, non hanno scoperto a cinque anni sui banchi di scuola come funziona la cosa nei dettagli”. Oh, certo, ricordo ancora quando a cinque anni sui banchi del mio asilo imparai tutto sulla sindrome di Asherman. Più in là: “Le cliniche inglesi distribuivano agguerrite quintali di depliant sulle ultime tecniche “a riuscita comprovata” [...], anche perché adesso il sistema sanitario stilerà una hit-parade delle cliniche in base alla percentuale di successo, quindi più sono i clienti e meglio è”. Ah, bè, suppongo che Valentina Fizzotti non abbia imparato a cinque anni sui banchi di scuola come funzionano le percentuali perché troppo impegnata a scoprire l’educazione sessuale nei dettagli. Avrà tempo di recuperare.

7 commenti a Ti piace vincere facile?

  1. Bolla451

    Articolo esilarante, complimenti

  2. secondo me Guglielmo da Baskerville non sarebbe d’accordo con Eco

  3. marblestone

    Fantastico titolo e fantastico pezzo

  4. Hellequin

    “la minuscola Croce di Re Giorgio nella bandiera di Malta” tanto minuscola non è. E soprattutto, è forse molto più significativo avere la croce sulla propria bandiera nazionale che avere un crocifisso appeso alla parete.

    Ma perchè vi rode così tanto il fatto che ci siano i crocifissi in giro?

  5. Aioros che demolisce Umberto Eco era una di quelle cose che mai nella vita avrei sperato di vedere, eppure. :D

  6. Sì, bè, più che altro Umberto Eco che si mette in condizioni di farsi demolire da chiunque. E Hellequin, non ho ben capito cosa vuoi dire, ma la Croce di Re Giorgio non ha nulla a che fare con la religiosità dei maltesi, come puoi leggere nella pagina di Wikipedia linkata.

  7. Mav90

    Ahahahahaha (= Che personaggio sto Gentilini!

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