La fabbrica dell’ossessione
di Maghdi Abo Abia - Come nasce il bisogno alla base del consumo nell'era del web
The Atlantic ci parla delle strategie condotte dalle aziende leader nel settore dell’informatica e della comunicazione per “colonizzare” nuovi mercati alla ricerca di facili profitti.
NECESSITA’ DI UN’OSSESSIONE - Nell’età industriale, Thomas Edison sosteneva come fosse necessario inventare sempre qualcosa di nuovo per venire incontro a quelli che sarebbero stati i futuri bisogni delle persone. Nonostante siano passati anni il concetto non è cambiato. Oggi molte aziende del web e della comunicazione sanno che devono creare un’ossessione per poi renderla un “pubblico problema”. E’ il caro vecchio concetto preferito dai pubblicitari: prima creare il bisogno, poi la soluzione.
IL VALORE DELLO ZUCCHERINO - Lo schema è per certi aspetti semplice: mi appassiono a un gioco, raggiungo il mio obiettivo, ottengo un premio che mi costringe a rimanere attaccato al gioco e così via. Grazie all’aiuto delle neuroscienze siamo in grado di comprendere quando il gioco finisce con largo anticipo così da presentarsi con il nuovo “zuccherino” il quale confermerà la fidelizzazione del cliente. E come capirlo? Grazie al rilascio dela dopamina nel centro del piacere del cervello. I ricercatori analizzano le “cavie” mentre utilizzano gli strumenti informatici per capire in maniera scientifica cosa dà piacere e cosa no, agendo di conseguenza.
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VOGLIA DI PIACERE - Il guaio è dato dal fatto che un’eccessiva partecipazione porti a un loop dal quale poi diventa quasi impossibile uscirne. La dopamina rappresenta la base per l’insurgenza di altre dipendenze come quella dalla nicotina, dalla cocaina e dal vizio del gioco. Tutto è finalizzato alla ricerca del piacere, ed è il piacere che vogliono le aziende le quali sembra non si accontentino più delle interviste e dei focus group. Perché interpretare le parole quando basta un macchinario per la risonanza magnetica?
LETTURA DEL CERVELLO - In questa maniera è possibile scandagliare con esattezza il cervello delle persone capendo cosa scatena il piacere e cosa invece li lascia indifferenti. Anche un gesto all’apparenza semplice come l’azione di una slot machine può essere interpretata con certezza solo dalla forza con la quale viene azionata la leva. Negli anni ’90 questi studi inizialmente dedicati allo studio delle dipendenze sono stati accurati per identificare quelle che sono le ossessioni figlie di un uso non equilibrato del computer. Ormai sappiamo che il nostro cervello individua delle vibrazioni provenienti dal proprio telefono che in realtà non ci sono mai state.
LE IDEE DELLE AZIENDE - Questi sono i disturbi. Le grandi aziende oggi vogliono sfruttare questo comportamento a loro vantaggio, scatenando una specie di dipendenza positiva nelle persone costringendole a rimanere attaccate ad una marca o a un prodotto, aspettando che vi sia una fidelizzazione degna della propria ossessione. Qui s’inserisce la corsa all’amico su Facebook, la ricerca di followers su Twitter, lo stalking selvaggio grazie a Foursquare.
OSSESSIONE PER IL WEB - Oggi poi le nostre ossessioni sono in tasca. Il telefonino, così come il desiderio di ricevere quell’sms che forse non arriverà mai, vivono nel nostro quotidiano. Il 10 per cento dell’utenza globale del web ha sviluppato un’ossessione per il mezzo internet che ha minato nel profondo le relazioni sociali di questi individui, così come la loro vita familiare ed il loro matrimonio, fino ad influenzare negativamente il rendimento professionale.
IL DISTURBO LEGATO A FACEBOOK - Sempre Atlantic in passato ha rilanciato uno studio che elenca i sei sintomi a cui fare attenzione e che possono qualificarci come veri e propri dipendenti dalla vita virtuale sul social network. Sono i sintomi, scrive Cecilie Schou Andreassen, ricercatrice norvegese, che sperimentano tutti i soggetti che mostrano sintomi di dipendenza: innanzitutto “l’ossessione”, per cui l’attività in questione domina il pensiero e il comportamento; “modifica dell’umore” quando si realizza l’attività in questione; “assuefazione”, per cui è necessario avere sempre e sempre più quel tipo di input per avere gli effetti desiderati; “rifiuto”, e dunque sentimenti poco piacevoli quando l’attività è per qualsiasi motivo interrotta o improvvisamente ridotta, accoppiata ad un “rilassamento”, ovvero la tendenza a tornare ai precedenti schemi di attività dopo che essa sia stata interrotta o limitata. E infine, il conflitto: “L’attività causa turbamenti nelle relazioni sociali o nelle altre attività”.
SIATE LIBERI - E’ una cosa brutta, vero? Non per le aziende del web le quali sembra abbiano imparato come la dipendenza sia positiva per gli affari. Certo ancora non è dato sapere se le attuali consocenze neuroscientifiche possano creare ossessione anche nel mondo virtuale. L’importante è non dimenticarsi mai che, per quanto invasiva, l’informatica fa parte della nostra vita. E in quanto parte della nostra vita, forse è il caso d’imparare a staccare e trovare uno spazio per ogni cosa durante il giorno. Non tanto per le aziende che non possono più sfruttare l’ossessività, ma per noi stessi.
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NECESSITA’VOLUTA e Ricercata DI UN’OSSESSIONE.La realtà dell’evoluzione delle specie conosciute, ma potendo aggiungere anche la comprensione di tutto l’universo, per facilità preferisco restringere il soggetto a quanto conosciamo oggigiorno, non dovrebbe porre più alcun dubbio. Essendo questo tema di una complessità grandissima, quale solo degli specialisti in varie materie potrebbero intromettersi, e per rendere accessibile il soggetto resterò a specifiche trasmissioni televisive della RAI. dedicate alla terra e i suoi abitanti, rare, e aggiungo messe in onda a orari ottimi per i nottambuli e i dimenticati del dio Morfeo. Diversamente, gli improponibili avvenimenti, fuori Italia, la cui vedetta è l’insigne inconcludenza (almeno per buona parte di noi) lattescente vestita, è messo in onda nelle ore di maggiore udienza. Dopo la partenza di quel noto presentatore di problemi causati dalla crisi, gonfiati e presentati spudoratamente in Anno Zero,( altra materia gustativa del nostro colto), che a quanto pare occasionò un basso di pubblicità, la RAI, ente pubblico gestito da privati, deve pure badare agli introiti, per dare di più, di cose che valgono lo spazio di una risata da parte delle comari e di un soffio al cuore delle suore. Tanto, alla contro decadenza avverata del nostro sempre meno colto popolo, ci penserà Internet. Con la sua esigua coorte di non retribuiti dei quali mi considero parte, tenacemente convinto che noi umani veniamo da una lontanissima forma estinta animale, che si è trasformata grazie alle alternative del caso e della selezione naturale. Alle cui leggi soggiacciono tutte le forme viventi, dalle più complesse a quelle tanto singolari da apparire solo al microscopio, in reatltà esseri non creati da un incomprensibile artefice chiamato D I O .
Eppure, questa ormai acconsentita verità è contestata dai creazionisti, ligi ai testi didattici della bibbia, i quali si chiedono : Come potere credere contemporaneamente a Dio e a Darwin? Non è per nulla questione di credere, facendo di Darwin quello che non pretese di essere, ma di capire! Per il creazionista, tutte le spiegazioni, tutte le ipotesi scientifiche, sulle origini del cosmo, lasciano aperto il problema degli esordi. Noi, evoluzionisti, abbiamo il diritto di rifiutare le rivendicazione integriste. La razionalità e le prove accumulate provano una antichissima esistenza di forme di vita abnormi per forme e esigenza che le nostre attuali condizioni non permettono, e la presenza di materie rare sulla terra, che solo una provenienza dagli spazi infiniti spiega. Rimane il concetto dio. I creazionisti si trincerano sullo slogan, usato e logoro che solo il vocabolo dio, spiega l’eternità. E molto più difficile, rimane convincere che questa inconcepibile autorità, sia il dio trasmesso dalla bibbia. La genesi rimane una meschina parodia della realtà. Leggiamo:” All’inizio, Dio creo il cielo e la terra”. Conoscendo la composizione complessa della materia, formata da mini particole, i più accessibili alla nostra comprensioni: gli atomi. Conosciamo, grosso modo, che per questa creazione, furono necessarie mutazioni d materie diverse, con generazioni di calore ingenti e la formazione di radiazioni da non potersi attualmente valutare, deducendo in conseguenza, che l’era delle sole radiazioni sino alla complessità totale dalla crosta terrestre, richiese centinaia di migliaia di anni. E si vuole Il tutto, creazione inclusa, in soli sei giorni? E se pure fosse, riducendo la durata della terra, per noi oltre i tre miliardi e mezzo di anni, negli otto o dieci riconosciuti dalle massime autorità ebraiche, quale spiegazione, dare, se non volutamente improntato al razzismo di questo dio, che dopo aver distrutto tutto il vivente, cioè tutti i popoli del mondo salvando solo i componenti dell’arca, continuò a rivelarsi, a sostenere chiaramente un solo, unico popolo, stabilendo persino un’ alleanza con quel venerato patriarca che, per tema della vita, malgrado la protezione divina, per due volte fece prostituire la moglie? Questi sono alcuni motivi che mi fanno dubitare! Chi desidera screditare i miei dubbi, ha via libera. Ameglio