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pubblicato il 19 novembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Nuove elezioni farebbero comodo al Cavaliere, che potrebbe liberarsi dello scomodo compagno di partito senza correre rischi. Attende perciò che giunga un casus belli migliore. E che potrebbe arrivare proprio sui provvedimenti oggi più cari a Gianfranco e ai suoi seguaci

Il primo avvertimento è andato. Lanciato il presidente del Senato nella mischia per ricordare che, in fondo, quella di ricorrere a nuove elezioni non è poi un’eventualità così remota, il Premier ha subito ritrattato fini%20e%20berlusconi Immigrati: Fini e Silvio si giocano la partita finalequanto riferito da Renato Schifani, poche ore dopo, a missione compiuta. “Se vogliono, noi siamo pronti”, sembra voler dire il comportamento di Silvio Berlusconi, forte dell’appoggio del fedele alleato leghista e di tutti gli ex An che non fanno riferimento a Gianfranco Fini. Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, tanto per ricordare, hanno già da parecchio abbandonato le truppe dell’ex Presidente di An.

L’ASSE PDL-LEGA - Casomai, insomma, sono i finiani oggi a dover temere una rottura, ingabbiati a metà tra il rischio di ritrovarsi fuori dalla maggioranza con numeri poco consistenti e l’impossibilità di tessere nuove robuste e credibili alleanze politiche alternative all’attuale compagine berlusconiana. Con il presidente del Consiglio che chiama a raccolta i suoi compattandosi col popolo delle camice verdi, infatti, pensare ad una centrodestra diverso o a nuove soluzioni che possano indebolirlo è impresa assai ardua. “Berlusconi e Fini si siederanno uno di fronte all’altro e troveranno le soluzioni. Il governo non rischia e noi non rischiamo”, rassicurava Umberto Bossi ripetendo quanto affermato da Berlusconi poco prima. “Abbiamo i numeri e il programma per andare avanti, sulla base del mandato ricevuto dagli elettori”, aveva fatto sapere il Cavaliere, che negava di essere in contrasto col Presidente della Camera. “E’ tutto chiarito, l’ho già visto”, ha sentenziato mostrando la tranquillità di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico.

SILVIO IN ATTESA - La realtà, infatti, è che paradossalmente Silvio le elezioni le vorrebbe davvero. Non avrebbe, infatti, paura a ricorrere ad un così estremo rimedio per porre fine all’asfissiante ostruzionismo che frena la sua attività di governo. Ma una scelta così drastica non può certo essere mossa sulla base di un capriccio di un capo desideroso di imporre il suo enorme potere, del capo che può oggi permettersi di sbarazzarsi dello scomodo compagno di partito senza mettere in discussione la sua leadership interna, né tantomeno il successo sull’avversario. Sarebbe una forzatura troppo controproducente, che darebbe il senso di scarsa propensione all’ascolto, al confronto e alla mediazione. Meglio, pertanto, attendere che si presenti un “casus belli” capace di giustificare meglio il tragico epilogo dell’esperienza di governo, degna di essere data in pasto all’opinione pubblica come la goccia che ha fatto traboccare il già pericolante vaso della maggioranza.granata Immigrati: Fini e Silvio si giocano la partita finale

I PUNTI CRUCIALI – Se i finiani scalpitano sulle norme per la cittadinanza e sul diritto al voto agli immigrati, Silvio li attende per sfidarli proprio su quel terreno. Sa che la Lega non arretrerebbe di un millimetro su quelle faccende e li rassicura. Contemporaneamente sull’altro fronte il Cavaliere provvede ad assecondare i dissidenti. Fino a quando sarà il momento di tirare le somme. Cosa faranno a quel punto gli strenui sostenitori del ddl sulla cittadinanza, proposto da Fabio Granata (finiano) e Andrea Sarubbi (Pd) a fine luglio, e del ddl sul voto agli immigrati appena presentato da una ventina di deputati tra i quali Walter Veltroni (Pd), primo firmatario, Leoluca Orlando (Idv), la direttrice del Secolo d’Italia Flavia Perina e lo stesso Granata (entrambi finiani doc)? La prima proposta mira a ridurre sensibilmente i tempi per l’acquisto della cittadinanza. Con la seconda, invece verrebbe riconosciuto il diritto di voto per le elezioni amministrative ai cittadini extracomunitari regolari che risiedono da più di cinque anni in Italia che potrebbero poi, così, anche rivestire la carica di consigliere ed assessore.

LA RESA DEI CONTI – Sarà su questi provvedimenti, così accuratamente sponsorizzati da chi oggi (Fini e i suoi) vorrebbe alimentare lo spauracchio di chissà quale rivoluzione nello scacchiere politico italiano e di un possibile e prossimo tramonto di Berlusconi compiuto per mano di ribelli dall’interno del suo partito, che si giocherà la resa dei conti. E non sarà più questione di annunci a mezzo stampa e di convegni. Se i finiani faranno un passo indietro su quelle proposte avranno fallito nella loro iniziativa. Si saranno piegati al volere del blocco Berlusconi-Lega. Se avranno il coraggio, invece, di affossare la maggioranza, negando anche un eventuale voto di “appartenenza” imposto dal loro Pdl su quelle norme oggi gradite all’opposizione tutta (Idv, Udc, Pd), si troveranno a fare i conti con un quadro politico che presumibilmente non concederà loro spazi, se non un piccolo angolo. Tra neocentrismo, neoliberalismo e postpopulismo. A quel punto sarebbero in pochi a comprenderli. Nel palazzo, ma, soprattutto, tra gli elettori. E Silvio avrà dimostrato ancora una volta come è bravo nello stravincere le elezioni che più gli si addicono, i referendum pro-contro di lui.

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