Guerra di caste

19/07/2012 - Ucciso il direttore di una fabbrica Maruti-Suzuki

Guerra di caste

La protesta degli operai contro una fabbrica del gruppo indiano Maruti-Suzuki si è trasformata in tragedia: il direttore del personale è stato ucciso, bruciato vivo, e all’appello risultano circa 80 operai feriti.

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IL CASO - È stato ritrovato morto nella sala conferenze con il corpo completamente carbonizzato: si chiamava Avnish Kumar Dev e lavorava come direttore del personale dell’azienda. Il dissenso si è trasformato in violenza e alcuni operai sono rimasti feriti dagli scontri.

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LA FABBRICA – La fabbrica si trova a 50 chilometri da Nuova Delhi, a Manesar. Dopo gli 85 feriti e il morto ha bloccato la produzione, la Polizia ha arrestato 87 persone. La scintilla del dissidio sarebbe esplosa dopo l’ennesimo diverbio: nel pomeriggio un operaio è stato sospeso dopo un diverbio con lo staff manageriale. Il sindacato dello stabilimento ha chiesto subito la revoca della sospensione e ha impedito ai dirigenti di lasciare la fabbrica.

LA PROTESTA - Si dice che il dipendente sospeso abbia colpito un caporeparto mentre i sindacati sostengono il contrario. Maruti ha riferito che “i dipendenti erano armati di spranghe e hanno iniziato a colpire i responsabili alla testa, alle gambe, alla schiena, provocando emorragie e svenimenti”. Una dozzina di funzionari sono rimasti feriti nonostante l’azienda abbia chiamato subito le forze dell’ordine.

L’INCENDIO – Gran parte della fabbrica è stata data alla fiamme tra cui la sala di controllo, dove infatti è stato ritrovato il corpo di Avnish Kumar Dev: “Il responsabile era profondamente coinvolto nelle cordiali relazioni industriali” ha fatto sapere la Maruti-Suzuki in un comunicato”. Il responsabile è stato trovato completamente carbonizzato. L’azienda, la cui maggioranza azionaria appartiene a Suzuki, ha denunciato il clima di violenza che è andato oltre “I normali rapporti tra operai e datore di lavoro”

L’ANALISI – L’episodio violento è particolarmente significativo poiché l’azienda è nota per il suo successo e questo rappresenta un segnale inquietante in virtù della crisi economica che imperversa sul mercato mondiale. Il successo ottenuto dal marchio indiano ha aperto la strada a investimenti stranieri poiché la produzione in India risulta essere redditizia. Non a caso, solo qualche mese fa, Fiat ha siglato un accordo con l’azienda indiana per ottenere 100 mila motori all’anno per un periodo di tre anni: l’offerta tira, ma a quale costo? In tutto il paese le aziende hanno trovato la maniera di aggirare le leggi sul lavoro in modo tale da riuscire ad utilizzare lavoratori a tempo determinato. “Questa tecnica al risparmio, la diminuzione di ispettori per la sicurezza del lavoro è alla base delle proteste degli operai indiani” ha riferito Shekhar Lal Krishna Das, esperto di relazioni industriali dell’”Institute for Integrated Learning in Management”. “Allo stesso tempo la mancata riforma delle leggi sul lavoro ha determinato conseguenze disastrose”. E chi paga, alla fine, è sempre l’ultima ruota del carro.

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1 Commento

  1. mirko scrive:

    Guerra di caste, bel titolo davvero, tanto più che non c’è nulla nell’articolo che lo giustifichi. Si chiama lotta di classe, ed è necessaria quando le leggi e lo stato non sono dalla parte del diritto.

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