Banda larga, un piano che va piano

19 novembre 2009

E’ notizia di ieri che anche  la Spagna includerà l’accesso alla banda larga tra i diritti dei cittadini  a partire dal 2011. La connessione a cui tutti avranno diritto sarà di un megabit al secondo, secondo gli impegni presi dal governo Zapatero. Ed è sempre notizia di ieri che il governo francese pensa di finanziare la rete in fibra con un investimento pari a 3 miliardi di euro.

Non è invece notizia di ieri che il governo italiano non ha ancora un piano preciso per rinnovare l’infrastruttura di rete italiana, nonostante le classifiche sul digital divide ci vedano sempre di più agli ultimi posti d’Europa.  O meglio, sembra che qualcosa si sia deciso: “Il governo finanzierà il progetto banda larga entro la fine dell’anno”, ha detto il ministro della Sviluppo economico Claudio Scajola, intervistato nel weekend su Skytg24. “Riteniamo che sia un investimento prioritario, al pari delle infrastrutture materiali”, ha dichiarato Scajola. “Il presidente Berlusconi ne è convinto e io sono convinto che entro la fine dell’anno porteremo in approvazione e finanzieremo la banda larga nel nostro paese”. Ma non c’è nulla di definitivo, visto che la voce ufficiale dice altro:  ovvero, che i fondi sono ancora al Cipe per l’esame tecnico, come ha ribadito l’esecutivo in una nota. Nella quale si precisa anche che il ministero dell’Economia non si è messo di traverso, ma sta aspettando per dare l’ok “nel quadro delle priorità”.

Insomma, Tremonti, che ha utilizzato i fondi della banda larga in estate per acquistare i vaccini per l’influenza A, adesso non avrebbe nulla in contrario a stanziare i fondi: i soldi però arriveranno se non ci saranno altre esigenze prioritarie. Essendo il paese dell’emergenza perpetua, non è che rassicuri molto la dichiarazione.  Ma alla fine una soluzione si troverà, non tanto per i cittadini (dal “privilegio” di internet veloce è escluso il 39% della popolazione), ma piuttosto per gli interessi di Telecom e i “60mila cantieri da aprire che muovono l’economia”, come ha ricordato Scajola. Magari sarà il Lodo Calabrò a spuntarla, con la Cassa Depositi e Prestiti che fornirà la liquidità necessaria salvando capra e cavoli. Per modo di dire, visto che l’Italia investirà per innovare circa un terzo degli altri paesi europei, e non risolverà di certo il nodo principale: quello che vede troppa disparità tra i concorrenti quando uno di essi è prioritario dell’infrastruttura alla quale gli altri devono accedere per fornire i loro servizi. Si prepara un piccolo passo per l’Italia, un grande passo per Telecom Italia. Nella peggiore delle ipotesi, invece, la banda larga sarà soltanto uno dei tanti temi sui quali i ministri economici del governo Berlusconi si troveranno a litigare. La querelle tra Tremonti e Scajola finisce in rete, e a perderci sarà solo la rete.

(Pubblicato anche da Liberal)

3 commenti a Banda larga, un piano che va piano

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  2. maria teresa

    In radio ho sentito che in Romania una velocità di 20 mega è normale e si arriva a 50 mega per usi professionali. Fantascienza.

  3. Marcello

    Nessuno è sfiorato dall’idea che non si investe molto sulla banda larga perché alla maggioranza degli italiani non interessa? O meglio: tra le varie priorità, viene prima il posto fisso, la clientela, il favore, il piccolo cabotaggio, poi in subordine questa roba tecnologica ché poi tanto c’ho già tre cellulari uemmetiesse. Ho sentito con le mie orecchie un tizio sui trent’anni rispondere “Non so che roba è” a un tecnico che gli chiedeva se fosse interessato ad installare una rete Wi-Fi domestica. A Roma, dove la banda larga non è un problema, non so se mi spiego. E, in fin dei conti, chi vede il TG4 non legge Giornalettismo. O sì?

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