Economia

Il più bel bilancio bancario d’Europa (forse)!

19 novembre 2009

Gli istituti di credito italiani hanno una marea di crediti dubbi verso i clienti. E non pagherà nascondere lo sporco sotto il tappeto. Se la crisi all’inizio ha pesato di più nelle economie “veloci”, prima o poi verrà il moneto di quelle come la nostra

A chi interessa seguire lo stato di salute dell’economia italiana, e in particolare delle banche, non sarà certo sfuggita la notizia del primato sulla qualità dell’attivo: le banche italiane viaggiano con un terzo dei derivati e forse un ventesimo dei titoli “tossici” rispetto alla media europea. Questo essenzialmente perché le banche italiane sono più concentrate sull’attività tradizionale (qualche malalingua osa dire che sono “arretrate” invece che arretrate e attente, pensate!) ed i loro impieghi verso i clienti rappresentano il 60% del bilancio contro un 40% della media europea. Ma poi arriva la doccia fredda: gli indici di capitalizzazione delle banche italiane non spiccano ed anzi i “crediti dubbi verso i clienti” (prestiti che danno gravi segnali di impossibilità di rientro se non, forse, in parte) pesano sul patrimonio più di quanto si rilevi per la media europea. I numeri dicono che i “crediti dubbi” sul totale dei “crediti verso clienti” sono in Italia il 4,5% contro una media europea dell’1,9%; gli stessi “crediti dubbi” sono, inoltre, sul patrimonio netto il 68,2% in Italia contro il 27,8% della media europea. Come la mettiamo?

BASILEA - I difensori dell’operato italiano, quelli dell’ottimismo – profumo della vita, additano le inique regole di Basilea che riconoscono un peso maggiore ai “crediti dubbi” rispetto alle altre voci da “finanza evoluta e tossica” nella valutazione della congruenza del patrimonio netto: le banche italiane, più tradizionaliste, sarebbero cioè vittime di una regolamentazione finanziaria iniqua che disconosce il peso delle varie tossicità, finendo così per penalizzare la prudenza. Il discorso è sofisticato, il ragionamento è fine… un po’ una supercazzola, per capirci, perché i fatti sono che, se si restringe la visuale ai soli crediti verso clienti, quelli “dubbi” in Italia sono comunque più del doppio della media europea, e se riproporzionassimo quel 68,2% di “crediti dubbi” come percentuale del patrimonio netto in relazione al più ampio portafoglio crediti italiano (lo dividiamo per 60 e lo moltiplichiamo per 40, così da confrontare i dati europei su una base-crediti comune) si trova comunque una media del 48,9% quindi ancora lontana da quel 27,8% della media europea. Cosa significa tutto questo? Anzitutto significa che la prassi molto italiana di nascondere lo sporco sotto il tappeto (ad esempio allungare la durata dei contratti, e ridurre quindi la rata, per occultare l’incapacità di pagare del cliente) insieme a tante altre strategie considerate “sane” dai difensori dell’Italian-Style (ad esempio il ridotto ricorso alle cartolarizzazioni) ha solo ritardato l’evidenza della congiuntura. Significa inoltre che il portafoglio crediti ha una qualità peggiore della media europea (alla faccia…). E significa infine che, a parità di portafoglio la patrimonializzazione italiana sarebbe comunque peggiore della media. Insomma, le regole di Basilea avrebbero poco a che fare con il quadro dipinto, che era e resta un terribile Bosch invece del solitamente sbandierato Botticelli.

ACCANIMENTO TERAPEUTICO - Purtroppo tutto questo non è una stranezza statistica, purtroppo questi numeri sono la zavorra che un sistema ha accumulato in anni (decenni?) di inutile spesa pubblica, di accanimento terapeutico, di accanimento terapeutico su mostri industriali decotti, di aree manifatturiere tenute sotto le campane di vetro delle svalutazioni competitive e altre protezioni più o meno esplicite dalla concorrenza estera. Questi sono i numeri di una debolezza strutturale italiana che viene da lontano ed ha radici molto profonde nel tessuto economico. Questo è quanto viene fuori da una crisi che non è finanziaria, e nemmeno una crisi finanziaria divenuta reale. È credibile che vediamo una “mutazione” della crisi da finanziaria a reale proprio dopo la marea di liquidità verso le banche, dopo le garanzie e le nazionalizzazioni sostanziali che hanno evitato il fallimento della finanza? È credibile che l’effetto sull’economia reale diventi più manifesto proprio nel paese più tradizionalista che pertanto avrebbe subito meno l’originale “finanziarietà” della crisi? No, la crisi è reale, è stata evidente prima nelle economie più “veloci”, ma alla fine picchierà forte e a lungo nelle economie “realmente” più deboli. E i numeri dell’attività bancaria “tipica” dicono questo: l’Italia è messa male, realmente peggio della media, ed è sempre più difficile nasconderlo.

4 commenti a Il più bel bilancio bancario d’Europa (forse)!

  1. giul

    ma fra quanto accadrà la nostra caduta?

  2. Strababaus

    @ giul Ho sentito dopo il weekend.
    Bentornato signor Ihc.

  3. Pingback: Belli ’sti Bilanci… Sì Sì… at Ideas Have Consequences

  4. Riusciamo a trovare un P.M. che voglia aprire un’indagine?
    Presentare un bell’esposto senza accusare nulla o nessuno, potrebbe essere sufficiente per verificare che non siano stati perpetrati i seguenti reati: falso in bilancio, false comunicazioni sociali, contabilità inattendibile; o le seguenti irregolarità: violazione dell’articolo 2629 cc riguardante le operazioni in pregiudizio dei creditori; dell’articolo 2632 cc, sulla formazione fittizia del capitale; 2634 (infedelta` patrimoniale) e chi più ne ha…

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