L’antico vaso che imbarazza Orvieto
di Maghdi Abo Abia - Un antiquario vende alla Fondazione della banca cittadina l'oggetto al prezzo di 50 mila euro senza che l'acquirente controlli l'effettiva qualità del reperto. Intanto l'uomo diventa assessore e un suo collega denuncia con volantini anonimi lo strano affare
Se vi dicessero che in Italia esiste un comune che sta rischiando grosso in termini di governabilità e rispetto per colpa di un vecchio vaso, cosa pensereste? La storia che andiamo a raccontare sta appassionando da mesi la città di Orvieto, e tutto è dovuto a quella che per alcuni è una perizia alquanto strana.
L’AFFARE - Il venerdi ha definito l’affare “il conflitto d’interessi sulla ceramica”. Il tutto iniziò quando Marco Marino, apprezzato antiquario della città oltre che restauratore e titolare di un museo privato, propone alla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto l’acquisto di un vaso di ceramica risalente al 1630. A certificare l’età dell’oggetto una perizia, redatta dalla società Arcadia di Milano. Secondo la Fondazione ci sono gli estremi per un vero affare e questo vaso viene pagato cinquantamila euro.
LO SPERPERO - La storia sembra essersi risolta così. Invece passa qualche settimana e la città si riempie di manifestini anonimi nei quali si chiedono le dimissioni del sindaco di centro destra, Antonio Concina, e del Presidente della Cassa di Risparmio Vincenzo Fumi. L’accusa? Lo sperpero di soldi pubblici usati per acquistare “pacchi” clamorosi. Il Comune è stato coinvolto in quanto azionista della stessa Fondazione. L’anonimo viene presto rintracciato: si chiama Marcello Mencarelli, ed è un altro antiquario del posto.
LE PERIZIE - Denuncia e controdenuncia. Parte il processo. Nel mentre Marino diventa assessore alla Cultura della giunta guidata dal Concina. Il perito del tribunale, lo storico dell’arte Giancarlo Bojani, liquida il vaso come un oggetto risalente al massimo alla fine dell’800, con un valore commerciale non superiore ai 5 mila euro. Il creatore di questo vaso poi sarebbe tale Romolo Bezziccherio, soggetto individuato anche da Giuliana Gardelli, consulente nominato dall’indignato Mencarelli il quale aggiunge come la ceramica risulti parecchio restaurata e che questi lavori riducono a zero il valore originario del “coccio”. Per concludere non è “mai stato effettuato l’esame della termofluorescenza che permetterebbe una datazione sicura”.
ENTRA IN SCENA ANCHE SGARBI - Insideart riferisce poi come la Fondazione Bancaria abbia nominato come consulente Vittorio Sgarbi il quale, nel corso dell’incidente probatorio, ha definito il prezzo pagato per l’acquisto del vaso “compatibile con il prodotto”. Ad arricchire di pepe una storia già abbastanza saporita di suo, l’azione del Pd, all’opposizione, il quale ha puntato il dito contro il museo della ceramica, mai decollato nella città, mentre Marino ne gestisce uno analogo ma privato, un comportamento che denoterebbe un evidente, secondo loro, conflitto d’interessi.
DIFFAMAZIONE - Si è parlato di denunce e controdenunce. Tuttorvieto ha riferito come Vincenzo Fumi abbia denunciato per diffamazione l’autore dei volantini incriminati. Tale azione ha portato al coinvolgimento dei Carabinieri che hanno beccato il Mencarelli, il quale ha risposto con una controdenuncia per truffa aggravata ai danni della stessa Fondazione. Infatti per Mencarelli, il quale ha conosciuto anche la perquisizione della sua bottega da parte dei Carabinieri, risulta strano che l’ente non si sia attivato per perseguire il Marino dopo che una doppia perizia, tra cui quella ufficiale del Tribunale, abbia stabilito che siano stati pagati 50 mila euro per un falso.
IL LASSISMO DELLA FONDAZIONE - Attraverso l’assistenza del suo avvocato, Manlio Morcella, Mencarelli spera di fare chiarezza su un fatto che riguarda tutta la città. “Perchè se il vaso non era autentico e valeva al massimo 5 mila euro, non ci si è mossi nei confronti di Marino?” si chiede Mencarelli. Inoltre la Fondazione ha preso per buona la perizia del Marino senza disporne una propria per verificare l’integrità e l’autenticità del manufatto, soprattutto considerando che l’ente accreditato per la prima perizia ha sostenuto di non avere una copia disponibile del lavoro.















L’ANTICO VASO ANDAVA SALVATO! ecco chi l’ha messo li! gli uomini dell’Amaro Montenegro!