Un Padano alle prese con la traduzione di Eugenio Scalfari al popolo italico
Nato in quel di Cuneo, nel profondo Nord-Ovest italiano, il prof. Ilvo Diamanti è però veneto fin dalla giovinezza, come testimonia senza tema di smentite quella parlata piatta ed incolore – come la pianura padana inghiottita dalla nebbia – propria di noi del Nord-Est quando ci avventuriamo perigliosamente nell’idioma ufficiale della nazione, dimenticandoci però di mettere in movimento l’apparato mascellare con l’energia e la vivacità connaturata non solo ai Terroni, ma a tutti coloro nati al di sotto della Linea Gotica. Infatti, da un punto di visto fonetico, più che
grammaticale o lessicale, l’Italia - per parafrasare Cesare in tempi di presunto Cesarismo, così siete contenti - est omnis divisa in partes tres: la zona dei dialetti centro-meridionali, quella dei dialetti gallo-italici, e quella dei dialetti veneti. Ma mentre agli idiomi di Lombardi, Emiliano-Romagnoli, Piemontesi e Liguri, i secoli di dominazione prima etrusca e poi di quelle notorie teste calde dell’antichità che furono i Celti hanno conferito qualche grintosa asprezza, atta a caricare a molla, trattenendo il respiro, pur senza molta grazia, e stentatamente, l’energia che poi si libera elastica in vetta ai quei raddoppiamenti sintattici e a quelle doppie consonanti che costituiscono un fenomeno tipico e quasi unico della lingua italiana (foneticamente centro-meridionale); a noi Veneti invitti, e in parte ai Bresciani e ai Bergamaschi che abbiamo infettato ai tempi delle Serenissima, è rimasta intatta nei muscoli facciali l’impostazione atavica, sì che fuor del domestico recinto della dolce favella locale la nostra parlata ha accenti lamentosi da cane bastonato, simili in maniera preoccupante a quelli dei selvaggi abitatori delle grandi pianure slave.
DETTO CIO’ - Fatto sta che con queste premesse Diamanti è indubbiamente veneto. Fin qui nulla di male. Se non fosse che il professore è di sinistra. Essere di sinistra in Italia non è certo una bella cosa: in una landa saluberrima come quella veneta è un peccato mortale. Proprio per questo il socio-politologo è stato adocchiato e poi adottato dai boss della cultura dominante italica – per i quali l’unico veneto buono è quello di sinistra – in qualità di interprete unico del famigerato Nord-Est. Avendo dato buona prova di sé è stato promosso anni fa da Repubblica a strizzacervelli dell’intera nazione; e da allora, un po’ alla volta, Ilvo Diamanti ha cominciato a mollare gli ormeggi che lo ancoravano ad una circospetta prudenza professorale: ora è un estremista, un scalfariano fatto e finito, con un suo stile personalissimo che il successo, potentissimo conservante, ha ibernato. Più che uno stile. Un marchio di fabbrica. Una scrittura minimalistica. All’estremo. A scatti. Sentenziosa. Un’architettura verbale senza curve. Né modanature. Che ha rimesso nel ricovero degli attrezzi virgole e punti e virgola. E subordinate. E avverbi. Ma non ortodossa fino alla patologia. Ogni tanto il lusso di una virgola. O i due punti. O qualche avverbio. Qualche.
PERCHE’ - Da scalfariano Diamanti traduce in sociopolitichese per i fanatici lettori di Repubblica le intuizioni tanto feconde quanto contraddittorie del decano dei giacobini della carta stampata, la cui gran testa vegliarda ultimamente si gingilla con un’idea assai strampalata, quindi genuinamente sua: le tragiche ideologie che hanno insanguinato il novecento – da lui conosciute a menadito essendosi fidanzato ai tempi belli con l’una e con l’altra, ed avendole abbandonate con perfetto tempismo nel momento del loro crepuscolo – hanno tirato le cuoia grazie a Dio in un tutto l’orbe civilizzato tranne che in Italia, dove sopravvivono nel “berlusconismo”. E’ probabile che con questa idea, che è la sua ultima ideologia, Eugenio Scalfari scenderà nella tomba con l’animo pacificato dalla certezza che il travaglio filosofico di una vita avrà trovato finalmente il suo consolante approdo, e la sua gloria imperitura, nell’aver strappato la maschera dalla faccia del male in persona. Il compito di Diamanti era dunque di trovare nella sua personale tassonomia sociopolitica un posto a questa moderna piaga d’Egitto; un nome che nobilitasse da un punto di vista accademico il parto del genio scalfariano. Eccolo: neo-anticomunismo. “L’anticomunismo senza il comunismo”. Con un suo muro: il “muro di Arcore che ha sostituito quello di Berlino.” A est del quale “si stende la terra del neo-comunismo.” In questo quadro i ministri del governo Berlusconi diventano i cani da guardia della nuova ideologia, cui non mancano parole d’ordine da ringhiare contro l’area di riferimento della sinistra: così si spiegano le intemerate contro i “fannulloni” dell’amministrazione pubblica del botolo Brunetta, quelle contro i “baroni” della scuola della maestrina Mariastella Gelmini, quelle contro i sindacati “politicizzati a prescindere” del craxiano Sacconi, quelle contro gli “intellettuali” dei laboriosi popolani della Lega e perfino del Cherubino di Berlusconi, l’insospettabile Bondi. Uff! L’ho già detto: queste sciocchezze sono le urla scomposte di gente dalla pelle delicatissima, abituata da lungi decenni solo a darle con grande comodità e sufficienza, in difficoltà al primo cazzotto delle vittime designate.
PROFESSORI - In una cosa sola Diamanti ha ragione: il Muro esiste ancora. Da quando, verso la metà degli anni settanta, il muro del comunismo ha cominciato a sbriciolarsi, la sinistra italiana ha provveduto pazientemente a ricostruirne un altro, pietra su pietra. Vampirizzando il vecchio spirito azionista che ha riempito il vuoto lasciato dal crollo del marxismo, al muro che sanciva la “diversità” dei comunisti, garanzia di democraticità contro gli impulsi fascisti della società italiana, si è sostituito il “muro della legalità” che divide gli onesti dai disonesti. Di qua i difensori della Costituzione, di là i Fuorilegge, da incasellare a viva forza nello schema preordinato, anche a colpi di barbarie giuridiche come i “concorsi esterni”. Nella sua ingenuità l’ultimo appello di Saviano ai Giusti, col suo richiamo al “diritto”, risponde perfettamente all’unica vera “ideologia” rimasta. Non c’è da stupirsi se quel popolo sano che per disperazione votò turandosi il naso per più di mezzo secolo ancora non si fidi. E se usa impropriamente la parola “comunismo” non rimproveriamolo: non è mica composto di professori.























non. mi. piace. questo. pezzo. (e non insultare il più grande sociologo vivente [cit. marcenaro])
Ma se è quasi il mio capolavoro!!!
Lo sappiamo che non è composto da professori,ma da analfabeti,in relazione a qualsivoglia segmento conoscitivo dello scibile umano.Tutto ciò non meraviglia,se viene passata in rassegna la visione del mondo di cui costoro si fanno estrinsecatori:meraviglia piuttosto che a tale genia appartenga anche un soggetto come te,cui è doveroso riconoscere una eccellente padronanza della lingua nazionale ( Di ascendenza letteraria,come è noto ),ed una capacità di argomentazione figlia (Questa) della antichissima consequenzialità stringente del ragionamento sillogistico ( Che non credo sia di origine veneta ),anche se quel finale ” Composto di “,pur non scorretto sotto il profilo squisitamente morfologico,risulta,al mio orecchio colosteatomatoso,alquanto cacoepico.
Sono commosso!
Già, non bisogna mica turbare le certezze dei nostrani ex-compagnucci di mamma.
Giacchè loro sanno di essere belli, bravi, intelligenti, colti e diciamocelo, il meglio del genere umano. Va da sè che gli altri sono analfabeti, stupidi, cafoni etc etc.
Peccato che costoro non ne abbiano azzecata una che fosse una da quando, spinti dalla loro immensa sensibilità, hanno disgraziatamente deciso di interessarsi in qualche modo alla politica. Senza parlare di Scalfari, fascista della prima ora e comunista dell’ultima, basta pensare al tipico elettore di sinistra di oggi. Era comunista, ed ora che il comunismo si è per decenni indiscutibilmente mostrato come una delle peggiori schifezze che l’uomo potesse creare, non lo è più. Mica perchè poi sia così convinto (si sa, i nostri compagni erano i migliori del mondo, erano diversi, loro..), ma perchè per dirsi comunisti oggi senza fare la figura del perfetto idiota ci vuole, che so io, almeno un Rizzo (che ha candidamente ammesso di non avere neanche mai letto il Capitale). E’ diventato perciò, a malavoglia, una sottospecie di socialdemocratico (non diteglielo però: loro pensano di essere oltre!). Come tale, cosa sta proponendo da 15 anni a questa parte? Uno statalismo cretino e ciucciasoldi a tradimento, che nonostante i ripetuti fallimenti dei governi di cui è stato elettore, continua a sostenere. Una invidia sociale stupida non avendo capito, come Marx, che le classi sociali sono permeabili e non caste immobili. Uno pseudomoralismo alla Berlinguer, quello che ancora si pappava i rubli da Mosca, che puzzava di marcio allora e oggi, vedendo cosa combinano le amministrazioni locali, è una comica irresistibile. Per ultimo, difende la struttura di uno stato che fa acqua da tutte le parti, bizantino e inutile, una magistratura fra le più inefficenti del mondo, un sistema fiscale semplicemente immorale.
Ma quanto è colto, però, mica come quei cafoni che di sentire parolette e moralismo stupido si sono semplicemente rotti, sarò aulico vista la dotta compagnia, gli zebedei.
Caro Bill, bisogna tener duro contro la barbarie acculturata. Vinceremo noi trogloditi!
Venceremos, venceremos
mil cadenas habra que romper
venceremos, venceremos,
la miseria sabrémos vencer!
Viva el compañero Berlusconi!
La signora IPAZIA mi sembra una grande supporter di Zamax, in fondo entrambi evitano accuratamente di affrontare la realtà, l’idea che molti italiani votino Berlusconi per motivi molto più concreti della paura e dela sfiducia nei confronti della sinistra, questo è un comdo atteggiamento perchè porta a credere che l’inettitudine e l’incapacità di affrontare i problemi reali della società e dell’economia siano aspetti secondari, per entrambe le coalizioni.
Son quindi convinto che le illusioni di Zamax sulle magnifiche sorti progressive di Berlusconi siano costruite sula sabbia ed in assenza di riforme sostanziali a nulla servirà la paura del NEMICO che mi sembra in fondo l’unico argomento utilizzzato da Zamax ( probabilmente perchè in effetti non ne ha altri )
Spiegandomi in parole semplici, chi governa male viene mandato a casa dagli elettori, il resto non conta niente, dal punto di vista dello statalismo il centrodestra è tale e quale alla sinistra, le amministrazioni di sinistra non sono tutte così incapaci se la disoccupazione del Veneto è una volta e mezza quella dell’Emilia Romagna, e le descrizioni fatte da Zamax e dal suo amico Bill delle persone di sinistra sono un cumulo di pregiudizi e di insulti di una profondità e di una intelligenza paragonabili ai deliri di BeppeGrillo e di DiPietro.
Non per niente se si va a curiosare in altri luoghi dove Zamax spande le sue vuote e dotte elucubrazioni, è considerato un troll da prendere per i fondelli con grande piacere.
Non farti influenzare troppo dai rumors transatlantici.
con il solo potere dell’imposizione delle mani indovinerò l’argomento del prossimo pezzo di zamax: i comunisti occulti che infestano questo paese altrimenti libero e felice.
chi scommette contro di me?
Io no di sicuro.
vabbè ma tu sei parte in causa ci sarebbe un palese conflitto di interessi.. ah no questo in italia non si può dire….
Pietro, Lelith, scusate, ma forse il vostro sbaglio è prendere Zamaz troppo sul serio. Secondo me, il modo migliore per leggere Zamaz ( se proprio si vuole e deve) è partire dal presupposto che si sta leggendo un buon esercizio letterario, con nessun ancoraggio alla realtà. Niente di più, niente di meno.
E’ inutile scendere nel merito di ciò che dice, essendo il merito fondato sul niente o fantasie.
Forse così è pure possibile goderselo. Oppure, si potrebbe pensare a lui come il Natalino Russo Seminara di Giornalettismo, con migliore scrittura e meno tentativi di umorismo. Tentativi volontari, dico.
( da parte mia, check superficiale qui e là: nel suo post si parla del comunismo e del muro in riferimento alla situazione in Italia? C’è la parola giocobino? E la solita intemerata contro i ” puri” della sinistra? Etc, etc?OK, posso anche fare a meno di leggerlo, catalogato sotto” Solita ca**ata”.
Considerazioni per metà giuste. Almeno per quanto riguarda l’umorismo finissimo dell’autore. Meglio di niente.
guarda al terzo o quarto articolo di zamax che si è rivelato uno sbiadito tentativo di imitare quenau prendendo come tema di partenza “il virus comunista” ho smesso di prenderlo sul serio.
tanto è vero che ormai rinuncio anche ad un esame del merito dell’argomentazione visto che l’argomento è ormai trito, ritrito e tritrito.
pur consapevole di questo non riesco tuttavia a trattenermi dal lasciare un commentino, fosse anche piccolo piccolo e del tutto idiota come quello poco più sopra. non so che farci è più forte di me, si tratta indubbiamente di un raptus ossessivo compulsivo analogo a quello di zamax quando si trova davanti alla tastiera di un computer e non riesce a non digitare le parole comunismo/giacobini/repubblica etc etc…
[...] [pubblicato su Giornalettismo.com] Categories: Giornalettismo, Italia Tags: Comunismo, Eugenio Scalfari, Ilvo Diamanti, La Repubblica Comments (0) Trackbacks (0) Leave a comment Trackback [...]
Questo articolo potrebbe andare bene su Il Giornale. Non tanto per l’italiano. Troppo corretto. Quanto per la brutta abitudine di scrivere di una persona con l’obiettivo di contestare quello che ha scritto o detto senza entrare nel merito di ciò che si vorrebbe contestare. La argomentazioni sono importanti. Altrimenti si riempiono pagine di niente. Da questo articolo si capisce solo che ti sta sul culo Diamanti. E anche Scalfari. Ma non si capisce in cosa sarebbe errato il pezzo cui ti riferisci. Il che è un peccato. Soprattutto se avevi qualcosa di interessante da dire in proposito. Se non lo avevi hai fatto bene cosi. Il catenaccio funziona il più delle volte.